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“Agisci in modo da considerare l’umanità come scopo e mai come semplice mezzo”

“Agisci in modo da considerare l’umanità come scopo e mai come semplice mezzo”

di Franco Marmello



Il titolo è un noto aforisma di Immanuel Kant.

Negoziare, trattare è un bisogno fondamentale dell’uomo. Il processo di comunicazione negoziale si finalizza, però, soltanto quando l’informazione da noi trasmessa (la nostra proposta) raggiunge lo scopo di orientare il comportamento del nostro interlocutore e appare al suo vaglio:

Utile in quanto favorisce la sua crescita, il suo arricchimento culturale e pratico.

Valida in quanto suscita in lui associazioni di idee o sentimenti che fanno scattare i suoi comportamenti verso l’obiettivo da noi suggerito.

La comunicazione negoziale si realizza soltanto nella partecipazione, solo là viene trasmessa informazione; in  altre parole, il messaggio diventa una comunicazione negoziale solo in conseguenza della partecipazione suscitata: fenomeno in cui esso ha un aspetto sociale, di gruppo, relazionale, metacomunicazionale.
La proposta deve portare la controparte a gestire un ruolo guida.
I compiti dell’uomo, i suoi ruoli sociali, le cose che egli fa o crede di fare per forza e per dovere –come già detto– se non rappresentano per lui dei vissuti positivi e consapevoli lo allontanano dalla sua natura di creatore, lo costringono in recinti che diventano delle pericolose barriere contro le quali si fermano i messaggi in uscita (ha l’impressione di non spiegarsi bene con gli altri). Attraverso queste stesse barriere vengono filtrati negativamente anche i messaggi in entrata: si sente aggredito anziché servito dalle informazioni che gli altri gli inviano.

La qualità della vita aumenta per ognuno di noi in relazione alla nostra capacità di valutare gli eventi, sviluppando un pensiero negoziale critico, positivo, costruttivo. In buona sintesi dobbiamo scoprire lo stile negoziale che funziona, e se non funziona dobbiamo capire il perché, quali idee mettere in pratica per salvaguardare ciò che è OK e migliorare ciò che non lo è ancora. In assenza di un buon lavoro in questo senso viene a mancare la gratificazione, elemento di equilibrio essenziale per l’essere umano, in relazione al vissuto di qualsiasi tipo di ruolo. Ogni frustrazione provocata da cattivi ritorni relativi ai compiti svolti si trasforma in un furto permanente di energia. Ci vengono a mancare le forze di recupero: creatività, fantasia, pensiero positivo; forze che rischiamo di convogliare nel tempo libero, gioco, hobby, sport…: spazio troppo piccolo e breve nella vita sociale per consentirci una gratificazione costante in grado di rispondere, in modo rappresentativo, alle nostre pulsioni vitali.