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Carissima maestra

Carissima maestra

Carissima maestra,
so che sono passati molti anni da quando le nostre strade si sono divise ma con il tempo ho fatto una scoperta sconcertante.  Non potevo più far finta di niente così ho deciso di scriverle una lettera.

LA LIBERTÀ

Si ricorda quando alle elementari ci ha parlato della libertà? Sa, io conservo ancora il quaderno. Una sorta di vocabolario personale arricchito, nel tempo, di frasi e concetti di spessore più elevato, in linea con i miei studi.
Lei descriveva la libertà come la più alta conquista a cui un essere umano potesse ambire. Ci aveva fatto disegnare un uomo dietro le sbarre, con sopra una grande “X” e, di fianco, la dicitura “la libertà non può stare in prigione”. Sono cresciuta con questo ideale, l’ho coltivato negli anni annaffiandolo con perle di saggezza di uomini come Martin Luther King e Nelson Mandela.

 MA I CONTI NON MI TORNANO

Ma i conti non mi tornano. Mi guardo intorno e sento a pelle che qualcosa non va. A volte rileggo le annotazioni sul mio taccuino, quasi come a voler rassicurare le mie incertezze, e così mi ripeto: sono fortunata perché sono libera, non sono in galera, vivo in un paese democratico e le mie libertà sono sancite su tanti preziosi fogli, custoditi dai vertici governativi. Fino a qualche tempo fa l’esercizio funzionava, ora fa acqua da tutte le parti. Devo ammettere che non è stato facile scovare la radice del problema, poi finalmente un lampo di genio mi ha chiarito tutto.

QUEL DISEGNINO DELLA PRIGIONE

Mia cara maestra è stata proprio lei la causa dei miei problemi con la libertà… e non solo dei miei! Lei e le sue colleghe avete ingannato intere generazioni con quel maledetto disegnino della prigione. Ci avete messo in testa che per essere liberi bisognava combattere nemici visibili e catene tangibili.

ORA VORREI DELLE SPIEGAZIONI

Ora vorrei tanto che mi spiegasse il perché di quella rappresentazione grafica. Lei ha agito senza meditare. Sono certa che se lo avesse fatto, io, a quest’ora, sui miei appunti troverei solo una “X”, senza nessun disegno, perché le più pericolose catene che imprigionano la libertà sono quelle che non si vedono e, dato che non si vedono, non si combattono.

LE DICO UN PAIO DI COSINE SUI NOSTRI TEMPI

Se lei non ne è ancora convinta le dico un paio di “cosine”, giusto per farle aprire gli occhi. Non si è accorta che i suoi scolari sono diventati schiavi del lavoro, dei pregiudizi, sono completamente dipendenti da inutili pezzi di carta che usano per riempire i loro portafogli e svuotare le loro coscienze? Non ha capito che votano i loro governanti più per favoritismi ricevuti che per diritti da tutelare? Quelle di oggi sono prigioni invisibili. C’è da dire che il più delle volte la cella è accogliente, lussuosa, profumata… ma sempre galera è!

L’ILLUSIONE DELLA LIBERTÀ

Sarà che io ho un’ avversione congenita alle forme di schiavitù ma le prigioni non mi piacciono per niente.  Peggio se costruite ad arte, che ti danno l’illusione della libertà ma che in realtà la libertà la tolgono tutta e anche con il tacito consenso, ricorrendo al ricatto morale, alla minaccia di impoverimento, all’eresia che soldi e potere rendono l’uomo libero! Beh!… mia cara maestra converrà con me che con quel disegno ha preso proprio un bel granchio.

SONO CERTA DELLA SUA BUONA FEDE

Sono certa della sua buona fede ma la prego di scomodarsi, nonostante la sua età, e avvisare le sue colleghe attuali perché, se continua a circolare questa figura, a breve saremo tutti detenuti e quando ce ne renderemo conto sarà ormai troppo tardi per combattere.  La libertà non esisterà più, neanche scritta sui quaderni delle elementari.
Con affetto la sua alunna Giulia.