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Catania e il suo orto botanico – refrigerio per anima e corpo

E’ un’estate torrida quella di quest’anno, la luce accecante e la calura impietosa rendono inebetita anche la più fulgida delle menti.

Con Ercole Patti riscopro una lenta e languida sensualità mentre Catania, nera di lava, di sera restituisce dalle pietre dei palazzi, crudeli alitate di calore accumulato nella giornata.

Come un drago addormentato che non dimentica di ricordare ai cittadini chi comanda, la lava stordisce di calore i catanesi prostrati.

C’è il mare certo, ma esiste un posto, al centro della città, lontano dal caos cittadino e dallo smog, nel quale diventa semplice recuperare lucidità e frescura, anche in giornate velenose come queste: l’Orto botanico di Catania 

Orto botanico di Catania: la serra delle piante tropicali




“Così dolce che ci si poteva invecchiare senza accorgersene e ritrovarsi ad averla vissuta tutta senza averne avuta coscienza. Rimanendo sempre figli di famiglia. Questo era il dolcissimo veleno di Catania che Giovannino si sentiva entrare nelle vene” ( da “Giovannino” di E. Patti)

Così descrive Ercole Patti  il languore catanese.

Ma la sua Sicilia è espressa con una sensualità mai sopra le righe eppure potente, che ti stordisce come la zagara o la ginestra mentre regala un po’ del suo oro alla sciara nera inondandola di profumo.

“Ho ventitré anni, i miei sensi vibrano a molte altre sensazioni visive, olfattive, sonore. La possibilità di avere queste sensazioni è segno che si è del tutto vitali” (E.Patti)

Eppure, quale che sia l’età del visitatore, l’orto botanico risveglia quelle sensazioni di pace, tra capriole olfattive e festa per gli occhi. Il rumore della città resta magicamente fuori, assorbito dagli alberi che ci difendono con le loro mura naturali di rami e foglie.

Profumata, morbida e pigra, così è la Sicilia di Patti e qui la ritroviamo tutta.

Entriamo e siamo altrove.

tra le palme, difesi dal rumore cittadino

Lo scricchiolio dei sassolini sotto le suole, il gorgoglio dell’acqua nella vasca delle ninfee, le ombre rapide di due mici che giocano tra le foglie, silenziosi e magici, neri come l’intera cucciolata che di questo luogo è sovrana incontrastata.

La vasca delle ninfee

La città fuori da questo angolo di paradiso è caotica, calda, nervosa. Lontana dall’immagine che lo scrittore ci offre nei suoi racconti.

Mi piace, godendo il profumo di questo giardino, immaginarla come doveva vederla Patti con gli occhi dei suoi personaggi.

“Alla moglie bastava poter restare lei in città, ricevere le amiche ai piedi del letto grande, chiacchierare per ore con esse, uscire per via Etnea….” (da “La cugina”)

La cattedrale

Tra gli alberi di questo giardino scende una sera morbida, profumata, avvolgente e sensuale come le donne che Ercole Patti ha reso immortali nelle sue pagine e, tra queste pagine, anche la calura estiva sembra farsi più sopportabile.

Grazie Maestro per questo viaggio nel tempo e grazie all’orto botanico che di questo spazio/tempo si è fatto custode.

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1 Risposta

  1. Marina ha detto:

    Una descrizione che rende perfettamente l’insieme di emozioni e sensazioni che prendono il visitatore dell’orto botanico!

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