Crea sito
Da me a te. Storie di normale diversità

Da me a te. Storie di normale diversità

A quanti piacerebbe raccontare la propria storia ma non sanno da dove iniziare?

Si potrebbe farlo partendo dalla propria autobiografia interna: scrivere, comprendere e comprendersi,  lasciare solo i capitoli migliori, ricominciare.

Dietro ogni singola opera, artistica come umana, risiede l’espressione creativa di uno stile personale, riflessioni emotive, sentimenti e stati d’animo. In un linguaggio universale interpretiamo e sperimentiamo ciò che è espressione più alta: l’Arte di vivere.

Diversità e normalità ridipingono continuamente storie impastate di memorie e nostalgie, di coraggio e resilienza.

“Siamo imprevisti, capacità adattive, vasi colmi di gioie, paure, coniugazioni del verbo vivere e sopravvivere, predatori e prede di strategie di accomodamento.” 

Siamo uomini speciali anche nel mezzo di discorsi sottaciuti, frasi interrotte e lasciate in sospeso. Ferite, squarci, bruciature su corpi come tele, vagano nell’errata concezione di barriere ideologiche, nell’essere percepiti come silenzi e mancanze. Siamo dipinti, non solo cartelle e referti che tracciano con razionalità quel che resta di un uomo. Valori profondi permangono in un mondo di disabili e disabili normodotati che spesso non comprendono l’umanità e la forza della fragilità.

“I disagi possono essere carburante per motori che non conoscono limiti e i pregiudizi restano ciò che la gente crea, escludendo il sentire, l’emotività in imbarazzi atei di coscienza. Ciò che non si vuol conoscere genera paura”

Diversità da chi? Devianza da cosa?

Probabilmente è proprio la diversità a interrogarci su quanto risiede in noi e sulla relazione tra Noi e il mondo. Anche i ‘vuoti e la presenza dell’assenza’ sono matrici di forma. Nelle continue aspettative della tanto ambita ‘normalità’ di corpi sani in menti sane, gabbie di logiche e attese, luoghi comuni e banali pervadono il sentire e trascurano che il comprendere gli altri è comprendere anche se stessi.

“Il male non è nelle domande che non si fanno ma nelle risposte che non si desidera poi ascoltare.”

Il dogma è esserci nonostante tutto, contrastando i principi dominanti e inquinanti delle relazioni personali. Fondamento è credere in un corpo principio comune all’umanità, luogo in cui confluiscono e attraverso cui emergono segni della nostra storia, in continua evoluzione.

Il confine tra il non volere o il credere di non farcela, il potere e il desiderare di riuscire è sottile, pieno di fiori, crepe, come quelli sulla pelle, come buchi galattici dell’anima.

La nuova pubblicazione edita dalla PlaceBook Publishing Da me a te. Storie di normale diversità, include quattro storie raccontate da chi ha osato sfidare con determinazione gli eventi tra vantaggi e svantaggi, consapevole della propria condizione nella quale, unico tratto di “alienabilità” risiede nella convinzione che la vita di una persona non sia soltanto somma di una serie di eventi inesorabilmente affidati al destino.

Controcorrente. La positività dell’essere normalmente diversi

Le vite cambiano in un istante, con un tuffo sbagliato, per la pelle di un colore differente, per patologie degenerative, per molti altri motivi. Si è lanciati dal destino in acque inattese, dentro mute di inaspettate sembianze con la necessità di cambiare organizzazione e imparare a riprogrammare la propria vita.  La sensibilità matura ancor più attraverso le sofferenze e in nuove forme di accomodamento.

Vietato pensare a quello che non si è, concentrandosi su quanto è possibile, rompendo l’isolamento dei diversi nell’incomunicabilità con i propri simili.

“La prima disumanizzazione risiede nel non accettare e non essere accettati per quello che ci rende autentici”

Restiamo volutamente diversi se il rischio è quello di una morte morale e sociale, andando, anche se a fatica, controcorrente. La percezione che si ha di sé muta in relazione con quanto l’ambiente sa e può offrirci.

Tutto dipende da Noi, in un viaggio di andata e ritorno.

A scuola di vita. Educazione all’umanità

Educare e praticare umanità richiedono consapevolezza. Le abitudini sono ragioni per le quali la gente non discute le proprie scelte in un’obbedienza più o meno radicata in tutte le culture. Siamo protagonisti di una storia che non ha uguale iter per tutti. Si imparano i silenzi, gli spazi e i significati, impressi sulla pelle e nell’anima con inchiostro indelebile. La scuola è radicata nella vita, coinvolta nel pieno sviluppo della persona: tutti capaci ma con verità da imparare e ascoltare.

Nascono consonanze anche nel mettere insieme suoni armonicamente differenti e lontani.

Arti dell’umiltà illuminino il mondo di nuove idee, coinvolgano con abili prodezze. Anche se nel profondo, a volte celato tra strati di difese e atteggiamenti caratteriali, si è dotati tutti di un’istintiva capacità di amare.

Si ha necessità di riconoscimento per smantellare asfalti di risentimenti e rancori, ove persone creano falsi mostri sacri da emulare come trofei, premesse di presunzioni, analisi e giudizi, ottusità, icone, etichette e imitazioni di massa.

La lotta al bullismo è un esempio eclatante della possibile resistenza alla frammentazione dell’identità.

Albedo: nascere bianchi in un Africa nera

L’ignoranza è una spugna assorbente di scene d’inimmaginabile conseguenze fisiche, morali emotive e sociali. Nelle tattiche di ogni popolo dovrebbero farsi largo tecniche della non violenza che riconducano alla sapienza del corpo e alla riconquista dei valori.

Ci sono guerrieri che portano cicatrici con orgoglio, che sferrano lame sottili e levigate o scagliano frecce di speranza sul bersaglio dell’iniquità. La diversità non dovrebbe mai diventare discriminazione.

E’ lo spazio

Rubato al tempo

A ricordarmi chi sono.

Nel perimetro delle ore

L’assenza

Mi fa dono dell’essenza.

Gli albini sono protagonisti di fughe confuse tra ambienti in decomposizione, nella ribellione di assurde guerre, tra superstizione e ignoranza, ove una fame più forte di quella fisica è quella che combatte frutti di convinzioni irrazionali. Ci sono massacri di perle rare, di figli della luna, dei quali non si parla ancora abbastanza.

Lia. La folle.

Pazzo è colui che crede nella propria normalità. Anche la follia ha proprie logiche e non esiste confine netto tra vero o falso, tra pazzia e saggezza. L’immaginazione dona forma di sopravvivenza contro l’emarginazione, libera dalla solitudine, dalla mortificazione e disumanizzazione. I folli sono pellegrini tra la gente con storie da raccontare, ove abita la normalità anche se in cose strane e bistorte.

La mia mente

folle mente

follemente

turba

la normalità.

Lancia un grido,

l’abitudine.

Inciampa e cade.

Si desta.

E si allontana.

Testo: Roberta Recchia (“Da me a te andata e ritorno“)

Poesie: Federica Sanguigni

Immagini e opere: Emanuela Battista