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Diego Rivera (1886-1957)

Diego Rivera (1886-1957)

di Rossella De Benedictis

Diego Rivera, nominato precedentemente da Frida Kahlo, conosciuto attraverso la sofferenza delle sue opere dove lei stessa, lo considera un “un brutto incidente“…
Diego Rivera, artista straordinario, politico militare e spirito eccentrico del suo tempo, ha svolto in un periodo importante per il Messico un ruolo di primo piano che ha fatto di lui un personaggio senza dubbio discusso. Il suo nome insieme a quelli di Pablo Picasso, AndrĂ© Breton, Lev Troskij, Edward Weston, Tina Modotti e Frida  Kahlo, divenne bersaglio di odio e amore, di ammirazione e di disprezzo, di leggende e di ingiurie al tempo stesso. Fu proprio Rivera a creare il mito di sĂ© stesso. Si descrive come un ragazzo precoce, di origine esotico, che combatteva da giovane ribelle nella Rivoluzione messicana.

La scrittrice Gladys March dice:« Rivera, che successivamente nelle sue opere avrebbe trasformato la storia messicana in uno dei più grandi miti del nostro secolo, non era in grado di tener a freno la sua immensa fantasia mentre mi raccontava la sua vita. Aveva tramutato in leggenda determinati avvenimenti della sua infanzia».
Non si pensi che tutti gli episodi della vita di questo artista siano veritieri… Ed ecco i primi tratti della personalitĂ  di Rivera, e mi chiedo: cosa ha voluto evidenziare in realtĂ  Gladys March? Credo fosse la sua intelligenza, a non voler tenere a freno la sua immensa fantasia sfruttandola a proprio vantaggio, facendo emergere e creando così quel personaggio eccentrico di cui oggi si scrive. JosĂ© Diego Marìa e il fratello gemello nascono l’8 dicembre 1886 a Guanajato, capoluogo dello stato del Messico, e nel 1891 la nascita della sorella di Marìa del Pilar, consolerĂ  la famiglia per la perdita del gemello Carlos scomparso all’etĂ  di un anno e mezzo. Diego disegnava con passione sin dai primi anni dell’infanzia, l’arte per lui diventa componente determinante della vita: Rivera stesso avrebbe scritto successivamente, che  la considera una funzione organica non solo utile per l’uomo, ma essenziale per l’esistenza come il pane, l’acqua e l’aria. L’esperienza di Rivera si evolve attraverso diverse correnti artistiche che riscontra in Europa, grazie ad una borsa di studio, la quale arte contemporanea colpisce il giovane allievo. Diego Rivera si imbarca alla volta della Spagna:« Mi ricordo che era come se mi vedessi nello spazio da un altro luogo, al di fuori di me stesso: un’idiota di vent’anni, così presuntuoso, con tanti brufoli da adolescente e smanioso di diventare il signore dell’universo, proprio come tanti altri stupidi della mia età».
Arrivato in Spagna, si abbandonò per i primi due anni alle influenze più disperate, assimila nelle sue opere ciò che gli sembra utile partecipando alle diverse correnti e movimenti più importanti. La curiosità intellettuale del giovane pittore e la capacità di apprendere non solo dai vecchi maestri, ma anche dalle tendenze del momento, si manifestano nella molteplicità degli stili sperimentati da Rivera negli anni successivi. L’artista messicano studia e copia opere di diversi artisti di quel periodo come ad esempio El Greco, cominciando a muoversi negli ambienti più all’avanguardia spagnola, i cui i rappresentanti più significativi, Pablo Picasso, Julio Gonzàles e Juan Gris che già da tempo vivevano a Parigi. Rivera in seguito si trasferisce in Belgio dove a Bruxell, centro degli artisti simbolisti, conosce una giovane pittrice russa Angelina Belloff maggiore di sei anni, sarà la sua prima compagna per dodici anni. Rivera prenderà parte a diverse mostre, ma ritornerà nel suo paese in virtù della scadenza in Agosto della sua borsa di studio. I quadri dipinti durante il suo soggiorno in Europa costituiranno la parte integrante della mostra all’Escuela Nacional de Bellas Artes, in occasione del centenario dell’indipendenza Messicana, che si rivelerà di gran successo artistico nonché finanziario, che gli consentirà di partire per Parigi e restarci per dieci anni. A Parigi incontrerà diversi artisti latino-americani, è attratto dalla pittura di El Greco che diventerà il suo modello ideale. Rivera accentua le superfici spigolose dei suoi paesaggi di Toledo e delle rappresentazioni di genere, allunga all’estremo le figure e acquisisce il senso dello spazio caratteristico di El Greco.

Veduta di Toledo 1912, olio su tela, 112×91

Con questa veduta, Rivera comincia a interessarsi alla giustapposizione di forme nello spazio e superfici, che lo porterà ad una svolta cubista. Personalmente, la cromia dei colori delicati e tenui che si contrastano con l’azzurro del cielo e dell’acqua, mettono in risalto la bellezza del paesaggio architettonico con una luminosità non indifferente, sottolineandone la spigolosità che emerge in tutta la sua forza e allo stesso tempo delicatezza, il tocco aranciato e deciso è determinante nel far risaltare il riflesso nell’acqua, decentrando il punto di vista dell’osservatore.

Il 1913 è l’anno in cui Rivera passa al Cubismo Analitico, acquisisce la consapevolezza cubista che nei successivi cinque anni elabora duecento opere.

La donna al pozzo 1913, olio su tela, 145X125

Rivera si sforza di sviluppare uno stile che comprende elementi sia cubisti che futuristi, in quest’opera e nella maggior parte delle successive, la gamma dei colori utilizzata è luminosa, piuttosto insoliti per i dipinti cubisti dei suoi contemporanei. Adottando una specie di reticolo compositivo analogo a quello di altre opere, come La prima colazione del marinaio.

La prima colazione del marinaio 1914, olio su tela, 117X72

In quest’opera Rivera ottiene una rappresentazione convincente e più statica della simultaneità, ritrae una figura maschile, avvolta in questo reticolo, con baffi e riccioli neri seduto a un tavolo. L’uomo, che indossa un berretto con il pompon rosso dei marinai francesi, ha in mano un bicchiere e sul piatto davanti a lui ci sono due pesci.
Si nota come Rivera, ha ben delineato e contornato le figure con il nero, evidenziando e rafforzando su cromie piuttosto chiare le forme geometriche che si sovrappongono e fuoriescono da un fondo lavorato con tonalità della terra, nel quale emerge e colpisce il cappello nero con il pompon rosso catturando l’attenzione dell’osservatore, per il forte e deciso contrasto che ha con il contesto, così come i pesci, se non fosse per le tonalità del tavolo in legno che crea un deciso contrasto, si perderebbero nella forma circolare del piatto.

Rivera, dopo aver acquisito e sperimentato diversi stili, girando perl’Europa, Italia compresa e  frequentando diversi artisti contemporanei del suo tempo, decise che il ritorno a casa fosse inevitabile. Tutto ciò si concretizzò in uno stile ricercato personale nell’arte muraria che sarĂ  influenzato dalla situazione politica di quel tempo, dove lui stesso parteciperĂ  attivamente affiancato da Frida Kahlo nel PCM.
Frida diverrà sua moglie nel 1928 e con lei, visto che la situazione dei muralisti era andata man mano peggiorando, viaggiò negli Stati Uniti.

Diego Rivera scriverĂ  piĂą tardi in merito al rientro in Messico: <<Era come se fossi rinato… Mi trovavo al centro del mondo plastico, dove colori e forme esistevano con una purezza assoluta. Scorgevo in tutto un potenziale capolavoro – nella massa degli uomini, mercati, nelle feste, nei battaglioni in marcia, negli operai delle officine e nei campi – in ogni viso splendente, in ogni bambino radioso… Il primo schizzo che ho fatto mi ha meravigliato. Era davvero bello! Da quel momento ho lavorato fiducioso e soddisfatto. Il dubbio interiore, il conflitto che in Europa mi aveva tanto tormentato era svanito. Dipingevo con la stessa naturalezza con cui respiravo, parlavo o sudavo. Il mio stile, nacque come un bambino, in un attimo, con la differenza che questa nascita si è compiuta dopo una gravidanza tormentosa di 35 anni>>.

Nel gennaio 1992 Diego Rivera incomincia il suo primo murale, La creazione presso la Escuela Nacional.

La Creazione 1923-28, encausto
(colori sciolti in cera liquida e successivamente fissati a caldo sull’intonaco, mediante strumenti appositi, chiamati cauteri)

L’esecuzione di questo dipinto costituisce il punto di partenza e la pietra di paragone del cosiddetto rinascimento della pittura murale messicana. Mentre numerosi pittori  sono impegnati alle pareti del cortile interno, Rivera lavora un anno circa per ultimare l’affresco sperimentale dell’Anfiteatro Simòn Bolivar. Sia per questo primo murale che per quasi tutti i successivi,  l’abile disegnatore abbozza un progetto con disegni preliminari a carboncino e sanguigna, secondo il metodo degli artisti italiani del Cinquecento. Mentre nelle tavole create a pochi mesi dal suo ritorno in patria prevale l’interesse per i temi della vita quotidiana in Messico, nel dipinto murale Rivera rappresenta motivi cristiani-europei con un forte contrasto creato da una vivace policromia messicana e diversi tipi di personaggi messicani. E’ un’opera in cui si riconoscono elementi stilistici nazareni e per la cui esecuzione gli studi italiani si rivelano fonte preziosa.

L’arsenale 1928, olio su tela, 51 x 47 

Rivera qui ritrae amici e compagni del gruppo formatosi attorno al comunista cubano Julio Antonio Mella, in esilio in Messico. Al centro spicca Frida Kahlo, che distribuisce fucili a baionetta ai lavoratori decisi a combattere. Frida è ritratta nei panni di una comunista attiva e come altri membri del partito ha una stella rossa sul petto. Sul lato destro è raffigurato Julio Antonio Mella, assassinato il 10 gennaio del 1929 per ordine del dittatore cubano Gerardo Machado.

Il percorso artistico di Rivera è sempre in continua evoluzione pur non perdendo il tratto che lo distingue, in cromie, forme e figure che lo contraddistinguono. Qui potete vedere la grandiosità delle sue opere…

Diego Rivera