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Duttilità e umanità della materia

Duttilità e umanità della materia

Forma di una scrittura interiore

Emotività creatrice, idee depositate come protesi materiche, vitalità e sapienza, energetiche vicinanze, forme anticipatorie di uno scibile umano. Il non finito converge in un’aspirata perfezione che, nella velata morbidezza, combatta il mimetico dissidio di volti e tensioni lievemente accennate, denudando l’interiorità delle superfici con pietà, commozione e affettività di un eterno sentire.

Inafferrabili intuizioni, disincagliate osservazioni, umane venature marmoree, danno voce a un mutamento simbolico, contraltare d’immobilità. La materia si contorce prosciugata da mani nodose e urla contro la fossilizzazione, nella ricerca di boccioli di un energico sforzo di liberazione.

Oltre la durevolezza della materia

Corpi senzienti si innalzano a fondamento di comunanza, sinolo ricettore di un percepire che non tema giudizi e risuoni nella pietrificazione. Si girovaga alla ricerca di un centro dinamico, denunciando la finitudine per non rischiare l’atrofizzazione del piacere, l’inibizione di potenziali e delle risorse espressive.

Nel segno, il desiderio di unicità rispetto a masse conformi, entità di un’architettura che dialoghi con la durezza materica, celebri l’irrazionale, la diversità e viaggi controcorrente. Ci si sente toccati nella convibrazione visiva, nella  dilatazione dei propri confini. Le forme  si addolciscono, si dissolvono, trasmutano evaporando nell’urlo silente di una poetica nostalgica, fluire di un’acqua malinconica intermediaria tra il levarsi e inabissarsi del proprio sé.

La forza della sensibilità risiede nel sentore del colore oltre la monocromaticità, nell’intelletto sensibile delle sfumature, nella potenza al di là della caducità e del dissolvimento. Si ritagliano forme dalla materia come un poeta scandisce versi. La sperimentazione, l’eloquenza delle forme, le venature sinuose mutano nell’essenzialità dei volumi. Oltre la staticità e il visibile, la curvilinea tridimensionalità di tratti allungati e dinamici che, con leggerezza evocativa, ricolleghino arcane e universali affettuose memorie.

Nell’indagare il senso

Torsioni, slittamenti, verticalità  perseguono esigenze ideative, ricercando identità e valenze sensoriali. La morfologia marmorea diviene luce dell’inconscio. Spazialità e libertà compositiva sono  sagome dialoganti di un alfabeto riconoscibile nel respiro espressivo che sa interrogare l’uomo sulla sua umanità e senso.

Cavità intime e snodi poetici non si riconoscono in forme concluse ma in un gioco tra pieni e vuoti, nella linearità di una sensibilità percettiva, custode di sinestesie e di un’andatura cadenzata da un intreccio palpabile e al contempo sfuggevole.

Opere Ignazio Campagna

Articolo Roberta Recchia