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“Essere” e non “sembrare”

Ali di gabbiano che trasportano la libertà:
essere e non sembrare,
sembrare un sogno per vivere, vivere l’essere.

La vita dell’uomo è fatta di umanità. Ma l’umanità a volte si può perdere. Ah, quante volte il passato ritorna! Eppur è passato e, in quanto tale, non dovrebbe esistere più, forse come non esiste neanche il presente, mentre potrebbe esistere solo il futuro, appunto perché deve ancora venire… ma appena giunge diventa un presente che non dura il tempo necessario per restare, quindi è già passato.
Appunto perché ancora “non è “, il futuro è l’unica cosa per la quale vale la pena battersi.
Ma come fare a combattere e vincere il fato avverso? Probabilmente dimenticandosi il passato.
Non è facile, spesso non è possibile e neanche giusto. Allora ecco di nuovo incontriamo il concetto del “superamento” di Nietzsche che si applica anche in questo caso.
Prendete per esempio la vostra mano. Osservate il palmo, il dorso e le falangi; nella mano c’è tutta la vita. Infatti, non a caso si dice che “abbiamo la nostra vita in mano”.
Spesso accade che tutti i problemi si fondono insieme e si confondono: quelli reali che si perdono nel virtuale, quelli virtuali che diventano reali, quelli onirici che devono rimanere tali, quelli che si trasformano in una realtà di sogno, ecc., in ogni caso il futuro è sempre nelle nostre mani, non in quelle di altri.
Siamo vittime dei nostri stereotipati pregiudizi e sbagliamo quando inconsciamente li usiamo per cercare di comprendere una situazione o una persona. È già difficile comprendere il pensiero di chi ci tende una mano tutti i giorni, come possiamo afferrare la pur più piccola briciola di chi la maggior parte delle volte neanche abbiamo mai visto?

Presupposti sbagliati.

Mai rinunciare a trovare quelli giusti, sinceri, amichevoli ed al momento giusto anche scherzosi.
Quando uno scrittore incontra un destino avverso è bravo a descrivere il proprio stato d’animo a parole!
Guai se non lo facesse, non rimarrebbe sé stesso. In questo modo lo esorcizza.
Guardiamo in faccia il fato e facciamo come lo scrittore: rimaniamo noi stessi senza sembrare di essere qualcun’altro e senza curarci dei giudizi altrui o di chi potrebbe guardare, sorridere o giudicare, perché l’unica persona di cui dovremmo tenere conto è solo colei o colui che ci ama (noi stessi in primis) e che noi amiamo.

Ah, come è sottile, alle volte, il distinguo tra amicizia e amore, se si ama l’amicizia si è amici dell’amore e se l’amore s’innamora di noi ecco che tutti i colori diventano belli, ecco che riusciamo a vedere la luce anche nel buio, ecco che la primavera sboccia con tutta la sua forza anche nel gelo dell’inverno. E può capitare che l’amore finisca perché invece di “essere”… sembravamo…

Allora ecco di nuovo il concetto del “superamento” che si applica anche in questo caso.
Do una sorta di spiegazione (mia) su questa frase.

Superamento

Per comprendere tutte le cose del megaverso, i sentimenti, il fato, occorre “superarle”.
Superare il passato significa riuscire a sublimarlo, accettare che sia passato e vivere nel futuro (ché il presente non esiste)
Cosa possiamo fare se non superare l’uomo? Come afferma Nietzsche in Così parlò Zarathustra: occorre superare sé stessi.
Anche per riuscire a nutrirsi dell’energia dei sogni occorre superarli e non fermarsi semplicemente a desiderare che si realizzino; occorre usarli e perforarli traendo da loro la forza per realizzarli.

Pantarei, (Panta rhei) “tutto scorre”

Per esempio non dovremmo dimenticarci che le medicine sono solo dei veicoli e che il pensiero positivo è la forza che le dirige verso il male che solo così si ha una possibilità di sconfiggerlo. Non perdiamo quello che è un diritto: vivere, esprimersi, amare nonostante le atrocità che ci circondano e come per tutte le cose… pantarei, accettare la vita in continuo mutamento.
Solo così, cercando di mettere in pratica tutto quello che ho scritto, potremmo aspirare ad “essere” e non semplicemente “sembrare”.

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