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I Manoscritti perduti di Leonardo

Incontro – intervista con il Prof. Gianlodovico (Gian Vico) Melzi d’Eril

Era una serata fresca a Magenta il 22 ottobre di quest’anno, il 2019. Umida come giustamente la stagione impone, ma tranquilla e serena.

Magenta è una Città storica, famosa per la Battaglia che fu combattuta il 4 giugno 1859, fra l’Impero austriaco e la Francia. Ma questa è un’altra storia, è invece giusto sottolineare le iniziative culturali come questa, organizzata da Marcello Mazzoleni e Valentina Milanta e patrocinata dall’Amministrazione Comunale. Marcello e Valentina sono due noti personaggi magentini che, con le loro suggestive camminate serali organizzate e chiamate “Turisti nel nostro Territorio”, si prodigano senza sosta per divulgare le conoscenze storico – culturali sul Magentino e dintorni, senza dimenticare aneddoti e curiosità legati ai vari periodi storici trattati.

In particolare l’iniziativa svolta il 22 ottobre, si configura nella serie di conferenze e mostre nate in occasione del cinquecentesimo anniversario della dipartita di Leonardo, denominate “Magenta e Leonardo Da Vinci”che ha trovato subito l’adesione da parte della Sindaca di Magenta Chiara Calati e di tutta l’Amministrazione comunale.

Il Cartellone delle iniziative
Da sinistra:
Marcello Mazzoleni, la Sindaca Chiara Calati, il Prof. Gianlodovico Melzi d’Eril

Dunque, la sala Consiliare era gremita di persone, tutte interessate a conoscere i particolari relativi al titolo della conferenza tenuta dal Prof. Gianlodovico Melzi d’Eril, discendente di Giovanni Francesco Melzi, l’allievo prediletto di Leonardo Da Vinci: “I manoscritti di Leonardo: un occasione perduta?”

La sala durante la conferenza

Il Prof. Gianlodovico Melzi è Laureato in medicina e in chimica. Svolge la sua attività principale come primario in diversi istituti ospedalieri e come docente, alla Statale di Milano, all’Università dell’Insubria e all’Università di Pavia, città dove ora risiede.
Lui stesso è autore di più di trecento articoli pubblicati su riviste internazionali, ed appartiene alla stessa famiglia di Giovanni Francesco Melzi, allievo, discepolo prediletto ed erede di Leonardo Da Vinci.
Il Prof. Melzi è legato alla città di Magenta in quanto i suoi antenati sono stati feudatari in loco per un paio di secoli, tra l’altro molto amati e apprezzati dalla popolazione per la loro affabilità e vicinanza alla gente, cosa che, all’epoca, non accadeva così sovente. E devo dire che il Prof. Melzi  onora la tradizione di famiglia, essendo una persona semplice ed affabile come ha dimostrato mettendomi subito a mio agio nella difficile situazione di porgli delle domande.

Il Prof. Gianlodovico Melzi d’Eril

Quindi durante la conferenza con piacere ci ha parlato di Leonardo da appassionato di storia e dell’arte, avendo vissuto sin da bambino a contatto con la figura del genio vinciano nella villa di famiglia a Vaprio d’Adda, in provincia di Milano, dove con nostra sorpresa ci ha mostrato la foto di un affresco di Leonardo “Il Madonnone” contenuto in una delle sale della villa.

Villa Melzi (Vaprio d’Adda)
Il “Madonnone” all’interno di Villa Melzi a Vaprio d’Adda
Affresco detto “Madamone” o “Madonnone” dai paesani di Vaprio d’Adda

Così abbiamo scoperto con disappunto e rammarico come la maggior parte dei Manoscritti di Leonardo siano andati perduti o strappati, spesso per essere venduti ai collezionisti nel corso degli anni, fino ad arrivare ai giorni nostri. Si pensa che attualmente solo un quinto della produzione sia disponibile.
Questo sfacelo iniziò con la morte di Francesco Melzi che ereditò da Leonardo tutti i suoi Manoscritti. Il Prof. Melzi dice: «Tante furono le “sfortune e le iatture” che colpirono questi Manoscritti…» e comincia a raccontarci tutte le vicende facilmente reperibili in rete, come per esempio a questo link.
E con fare molto accademico, ma allo stesso tempo naturale, il Prof. Melzi descrive la sua presentazione utilizzando le immagini che lui stesso proietta sullo schermo.
Alla fine della sua interessante ed esaustiva dissertazione la fatidica richiesta:

« Qualcuno ha qualche domanda?»

Approffitando dell’incertezza della sala , rompo il ghiaccio alzandomi dalla mia sedia:

«Veramente ne avrei una io» esordisco. «Ma non so se è davvero attinente…»

Il professore mi si avvicina e mi passa il microfono, mi presento a nome di Kukaos Placebook Magazine  e pongo la seguente domanda:

«Come le dicevo professore, questa domanda non è riferita alla storia dei manoscritti perduti, bensì è una curiosità di oggi, che molte persone si pongono e che andrebbe confermata o smentita da parte di chi conosce davvero il lavoro e la storia di Leonardo: in breve, quanto c’è di vero nella credenza per la quale Leonardo da Vinci è considerato un uomo esoterico in relazione sia al famoso film “Il Codice Da Vinci”, ma anche a come riusciva a scrivere in maniera “diversa”?

 Il professore, gentilmente rispose:

«assolutamente niente! Leonardo era solo un genio ed per questo che fu spesso non compreso. Il film è una bella storia ma di pura fantasia, il suo modo di scrivere ha contribuito ad affermare questa credenza, ma ripeto che nella realtà le cose erano ben diverse».

Ringraziando per la gentile risposta tornai a sedermi aspettando le domande di qualcun altro, ma con mio stupore non ce ne furono.

Esempi di testo scritto di pugno da Leonardo Da Vinci

Concluso il dibattito mi avvicino al professore e ripresentandomi gli spiego che vorrei fare un articolo su questa conferenza:  trovo una persona davvero cordiale, molto gentile e affabile.

«Prof. Melzi, grazie per le notizie che ci ha raccontato oggi, molto interessanti, però a tutti noi è rimasto, come dire, l’amaro in bocca, per aver saputo quanti manoscritti sono andati perduti e, sinceramente, non riesco a formularle delle domande “intelligenti”, perché immagino già quanto anche lei abbia sofferto questa perdita»

«Caro Arnaldo, non sai quanto, facciamo così, ho visto che hai fatto diverse fotografie durante la mia esposizione, ma non ti preoccupare, in rete si trova tutto, invece ti mando via e-mail alcune slide della mia presentazione, tra le più curiose  in modo da costruire un buon articolo.»

Dopo questa risposta così gentile e “collaborativa” ringraziai il prof. Melzi di cuore, e terminammo il nostro incontro con una calorosa stretta di mano.

Di seguito trovate le informazioni che mi ha passato il Professore, vi rimando alle varie informazioni che si possono davvero trovare facilmente in rete per gli approfondimenti.

Giovanni Francesco MELZI

Nasce nel 1492 o nel 1493 (ma forse nel 1491).
L’anno non è certo, oggi si suppone sia il 1941, infatti nel Disegno del profilo maschile conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano si legge:

“1510 adi 14 Augusto prima cavata de revelo relevo, / Francescho de melzo de anni 17
Ma più sotto: anni 19 / fr. Melzo”

Scritta (particolare)

Giovanni Francesco Melzi, figlio di Girolamo, nipote di Bartolomeo e pronipote di Giovanni, conte palatino “con la discendenza in infinito” per nomina dell’imperatore Federico III (28 dicembre 1468) con la facoltà di «creare pubblici notai, giudici ordinari per tutto il romano impero, legittimar bastardi» eccetera, fu Consigliere di Francesco Sforza e poi di Galeazzo Maria.

Giovanni Francesco Melzi

Giovanni Francesco Melzi, della famiglia dei Melzi d’Eril, è stato allievo e discepolo prediletto di Leonardo da Vinci, che lo nominò esecutore testamentario e suo erede per tutto quanto riguardava la pittura e le tecniche collegate, oltre che dei suoi documenti e quindi di tutti i manoscritti. Quindi nel 1518, Francesco Melzi ereditò anche i disegni (che conservò come reliquie) anche il celebre Codice (che ora chiamiamo Atlantico) di nozioni uniche nel loro genere e diversi esempi di scrittura a specchio, anche un disegno degli appartamenti che Leonardo occupò a Milano, nell’attuale Palazzo Litta.

Napoleone Bonaparte

Saltando altri avvenimenti che, come già detto potete trovare facilmente in rete, passiamo a Napoleone Bonaparte.

Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte (1769-1821), ebbe una parte fondamentale sul trafugamento del Manoscritti.

Vinta la battaglia di Lodi, entra a Milano il 15-5-1796. Ordinò lo spoglio di tutti gli oggetti artistici o scientifici che potevano arricchire musei e biblioteche di Parigi e il 29-5 parte il CA (Codice Altantico) per arrivare a Parigi il 25-11 dentro la cassa numero 19.
Molti vanno alla Biblioteca Nazionale, tranne 12 volumi di piccolo formato e che conservano il modo tenuto da Leonardo nel compilarli, che vanno all’Istituto di Francia.
Molti testi sono scritti da sinistra a destra, procedono dal fondo verso l’inizio e a volta sono capovolti. Alcuni sono più ordinati, scritti a penna; altri più piccoli, scritti in modo più frettoloso spesso a matita rossa, rimandano a un probabile impiego in situazioni precarie, per esempio all’esterno. Fu l’abate GB Venturi alla fine del secolo XVIII a provvedere alla segnatura con le lettere da A a M, mentre il Codice Atlantico era identificato con la lettera N (Napoleone). A = alcuni fogli sottratti da Libri non si sono più trovati. Con gli ultimi 34 del codice Libri fuggito in Inghilterra confeziona un nuovo volume che vende a lord Ashburnam. I figli dopo lunghe trattative lo restituisce alla Francia nel 1888 insieme ai fogli di B anche ricomposti da Libri e venduti al lord. I codici detti Ashburnam I e II devono essere considerati parte di A e B.

Con la caduta di Napoleone nel 1815 le truppe alleate occupano Parigi, ognuna delle potenze interessate dalle spoliazioni invia un proprio Commissario con il preciso mandato di recuperare gli oggetti d’arte depredati; l’anziano barone von Ottemfels-Gschwind, quasi del tutto digiuno di scienza e arte è l’incaricato dell’Austria, della quale la Lombardia faceva parte insieme al Triveneto.

Anche in quest’occasione non mancano i colpi di scena. Un po’ per disinteresse, un po’ per palese incompetenza, il commissario austriaco rischia di lasciare alla Bibliothèque Nationale il Codice Atlantico, perché non riuscendo a leggere la celebre grafia inversa di Leonardo, lo scambia per un testo cinese, e quindi non di sua competenza. La storia ci tramanda che fu Antonio Canova, commissario del papa, a far notare all’anziano barone il grave errore che stava commettendo e quale tesoro stava rischiando di lasciare in Francia.

Ottenfels, diplomatico austriaco, il 5 ottobre 1815 firma il verbale di restituzione tranne «neuf volumes mss de la main de Leonardo de Vinci qui, d’après messieurs les conservateurs, ne saraient pas parvenus a la Bibliothèque du roi»

Oxford e i Disegni scomparsi

Il nucleo più antico della collezione è la raccolta di circa 2.500 stampe donate al College da Henry Aldrischt (1648-1710), La seconda importante donazione fu quella del generale John Guise (nel 1723), comprendente alcune stampe, duecento dipinti (tra cui Reynolds, Lorenzo Lotto, Tintoretto, Veronese, Annibale Carracci e Van Dyck) e circa 2000 disegni, (tra gli altri Bellini, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Pontormo, Dürer, Rubens e de Ribera. La terza fu di William Thomas HornerFox-Strangways (nel 1828 e nel 1834), comprendente trentasei dipinti di “primitivi italiani”, e del primo Rinascimento anteriori al 1490.

Di seguito tre disegni perduti non si sa bene quando (sicuramente prima del ‘69), di cui uno mai pubblicato. Carlo Pedretti pubblicò nel 1962 il disegno del «nodo vinciano inedito» che allora era conservato presso il Christ Church College di Oxford, alcuni anni prima della sua scomparsa; lo studioso riteneva si trattasse del disegno di un pendaglio per catena, riferibile agli anni 1487-1490, il disegno andò disgraziatamente perduto assieme ad altri due prima del 1969, ma il fatto non venne pubblicamente esplicitato fino alla denuncia di Pedretti (Un corbello per Leonardo, in Leonardo scomparso e ritrovato, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Medici Riccardi, 28 luglio – 15 ottobre 1988), a cura di A. Vezzosi, Firenze 1988, pp. 34-35.

Due dei tre disegni scomparsi

Stati Uniti

Saltando con un volo pindarico le varie vicende che vedono smembrati pesino dei libri per venderne i disegni ai collezionisti.

Esempio di come potevano ridurre un Libro con i disegni di Leonardo per venderli a pezzi.

E arriviamo ai giorni nostri narrando la vicenda del Codice Leicester – Hammer.

La datazione non è sicura ma la maggioranza degli studiosi lo collocano tra il 1505 e il 1508 con diversi riferimenti alla permanenza il Romagna. Questo Codice non fu ereditato da Francesco Melzi, bensì fu appartenuto a G. Della Porta e ritrovato da Giuseppe Ghezzi nel 1690. In seguito fu acquistato da Thomas Coke, conte di Leicester, nel 1717.
E’ composto da 18 fogli sovrapposti cuciti al centro, quindi di 4 pagine ciascuno con recto e verso, datato 1506 – 1508. Attualmente fa parte della collezione privata di Bill Gates.

Nel 1537 il Codice apparteneva a Guglielmo della Porta che muore nel 1577 dimenticandolo in una cassa dove lo aveva riposto. In seguito Thomas Coke conte di Leicester lo acquistò nel 1717 dal pittore Giuseppe Ghezzi che lo aveva trovato nel 1690 (“con la gran forza dell’oro”).
Armand Hammer, invece, lo acquistò  all’asta nel 1980 per 5.12 milioni di dollari. Nel 1994 all’asta di Christes, Bill Gates  partì con una base d’asta di 5.5 milioni di dollari e si aggiudicò il Codice per 30.8 milioni di dollari. Come concorrente aveva la Cariplo che però si fermò a 27 milioni. (Allora il cambio era cambio a 1560 lire per un dollaro).

I Codici di Leonardo da Vinci

Infine questo è l’elenco conosciuto dei Codici:

Il Codice Atlantico (Milano, Venerabile Biblioteca Ambrosiana)
La Raccolta di Windsor (Windsor Castle, Royal Library)
Il Codice Arundel (Londra, British Museum)
I Codici dell’Istituto di Francia (Parigi, Institut de France)
Il Codice Forster (Londra, Victoria and Albert Museum)
Il Codice sul volo degli uccelli (Torino, Biblioteca Reale)
Il Codice Trivulziano (Milano, Biblioteca Trivulziana del Castello sforzesco)
I Codici di Madrid (Madrid, Biblioteca Nacional)
Il Codice Leicester (ex Codice Hammer) (Seattle, Collezione di Bill Gates)
Il Codice Ashburnham (Parigi, Institut de France)

Ringrazio ancora il Prof. Gian Vico Melzi d’Eril per la gentile concessione relativa alle informazioni e alle immagini qui riportate.

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