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Il mondo cambia – vittime o protagonisti (3)

di Franco Marmello

Quanti sono oggi i giovani realmente motivati ad apprendere una professione nuova, caratterizzata da soglie di rischio ancora sconosciute? Quanti sono i giovani talenti che covano in fondo al loro animo un’aspirazione che può diventare, a lungo – come la definiscono gli esperti di psicologia del lavoro – il tarlo letale della sicurezza? Molti sono ancora convinti di poter risolvere il problema della sicurezza unicamente con un buon posto di lavoro. Per costoro il massimo bene è ancora una grande scrivania, in un grande ufficio di una grande azienda, dietro la quale sedere e proteggersi dalle aggressioni del mondo. Chi ancora oggi è unicamente convinto di ciò non ha ancora capito che il mondo del lavoro è in profonda trasformazione.
Questo tipo di cambiamento tende a mettere in evidenza una nuova irrinunciabile necessità: ogni ruolo, oggi, in azienda ha bisogno di essere valorizzato e diventare un ruolo di immagine, di contatto, di comunicazione.

Professionalizzare i ruoli è oggi il compito principale di chi dirige.

Qualcuno continua a occupare il proprio ruolo con la mentalità del dilettante che aspetta per crescere di essere promosso e sistemato. Certo molti, moltissimi sono ancora coloro che hanno conquistato un’ambita scrivania, che vi stanno seduti dalla mattina alla sera e sul cui piano ingombro di carte consumano, insieme al tempo, le loro frustrazioni. Molti sono coloro che si crogiolano nelle loro delusioni dimenticando che il lavoro nella vita di un essere umano non può essere concepito in questo modo.

E’ un fatto umano e comprensibile, ma lo diventa molto meno se lo riferiamo a ruoli che avranno in futuro sempre nuovi interlocutori da affrontare, da soddisfare e dal rapporto con i quali ottenere risultati d’impresa e personali. Non si può fare il paracadutista con l’animo del soldato di sussistenza.

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