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Il quadrisillabo e il trisillabo

Un caloroso saluto e un ben tornati sulle pagine di Kukaos!

Con questo articolo termineremo la trattazione dei singoli versi. Ci restano infatti da trattare il quadrisillabo e il trisillabo: essendo i versi più brevi della tradizione italiana, e fra i meno adoperati, li affronteremo insieme.

Il quadrisillabo

È un quadrisillabo un verso la cui ultima sillaba tonica sia la terza. Detto anche quaternario, è perlopiù usato in combinazione con altri versi. Nella canzone duecentesca Rosa Aulente due quadrisillabi a rima baciata sono seguiti da un senario:

Rosa aulente,
splendïente,
tu sé la mia vita…

È pure comune nella poesia di Chiabrera la combinazione ottonario-quadrisillabo. È evidente che in questo caso il ritmo del quadrisillabo equivale a quello di un mezzo ottonario. Si veda l’esempio di Chiabrera:

 Damigella
tutta bella
versa versa quel bel vino,
fa che cada
la rugiada
distillata di rubino.

Il trisillabo

È un trisillabo, detto anche ternario, un verso che abbia come ultima sillaba tonica la seconda. Nell’opera di Pascoli è usato in combinazione al senario, o al novenario: cone ne La canzone della granata:

ma sgrigioli come quand’eri
saggina

Ma niuno è di casa pur quanto
sei tu.

Nella canzone, come affermato dall’Alighieri nel De vulgari eloquentia, il trisillabo non è un verso a sé stante, ma parte dell’endecasillabo indivduata dalla rima interna:

Poscia ch’Amor del tutto m’ha lasciato,
non per mio grato,
ché stato   non avea tanto gioioso…

E con questo abbiamo finito questa lunghissima carrellata sui versi della tradizione italiana. Ma il meglio deve ancora venire! Restate sulle pagine di Kukaos!

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