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Immaginario e sogno

Immaginario e sogno

Sogni, immaginazione, contenuti onirici: un interesse peculiare che, per personalità prettamente razionaliste, può risultare privo di senso. L’inconscio, la simbolizzazione, la funzione psicodinamica di ricostruzione di eventi passati in immagini presenti, dipingono l’indefinito vestendoci da guardiani dei sogni, da naufraghi in un principio di piacere che l’esistenza stessa limita ma che, prontamente, trasformiamo con creatività.

Proiezioni di un Io dormiente che si dissocia o estremi  dialetticamente riuniti: si sogna per dimenticare, per soddisfare desideri istintuali, si soffre di sogni ripetitivi. Pensiamo per immagini, vediamo figure, sentiamo suoni, organizziamo il nostro esperire in rappresentazioni e concetti astratti, archiviamo rappresentazioni classificando azioni e creando strutture di appagamento. Esistono idee innate in ogni essere umano, manifestazioni dell’esperienza e costruzioni della mente: forme in movimento dalla grana palpabile e dal colore cangiante.

Nei pensieri la materia diviene poesia, linguaggio simbolico del rapporto con il mondo e con se stessi. Nella  complessità di equazioni matematiche, di conti che non tornano, di assiomi geometrici e disparate teorie di razionale interpretazione, il pensiero figurativo tramuta nell’espressione di idee astratte, in qualità soffici, rotonde ed evanescenti, in un ventaglio di memorizzazioni e attività ristoratrici.

Spostamenti, condensazioni e simbolismi viaggiano tra i segni dello spazio mentale e nella creatività, nella metafora, nell’allegoria, mutano in chiavi di una comprensione olistica e universale. Eludendo possibili resistenze emotive, ogni elemento assurge a narrazione mnemonica, paradigma del reale, recupero di un tempo perduto. Nell’inconscio rimane intatta la storia dell’individuo, in un arco onirico che traveste desideri proibiti, sintesi di processi difensivi e intenzionalità nascoste.

L’affettività delle immagini rivelano, concretizzano, scindono o condensano quanto decidiamo o meno di portare alla luce. Ci sono sinergie dialettiche nel canto delle forme, nel desiderio di autorealizzazione e nella penetranza comunicativa. Si diventa  artisti di sé con differenti linguaggi espressivi, nelle costruzioni interiori e nelle proiezioni dell’Io su un mondo che sappia corrisponderci.

La dimensione amabile delle  linee segue il movimento ondoso della mente: allucinazione, figurazione simbolica, un verde camaleonte, un surreale fondale marino, mura di case che tracciano angoli invisibili, un fluido magnetico di frammenti cangianti, magiche casualità, un linguaggio pittografico che riorganizza identità nella musicalità di corpi e forme. Immagini naturalmente esistenti rimandano ad altre astratte componendole assieme, condensandone le qualità in un progetto fantastico, ricercando libertà evolutive in orizzonti non sempre noti.

Come bizzarri equilibristi camminiamo su una fune fantasiosa, dominio cromatico di essenzialità, monologo catartico e vibrante che cattura lo sguardo dello spettatore. Un cielo punteggiato di nuvole, un sognatore disteso sotto la coperta del mondo, aeronauti nottambuli tra oggetti che orbitano al limite dell’enigmatico: l’arte viene filtrata con temperamento originale da pittori, poeti e pensatori e ci sfiora il viso anche quando ci destiamo, con la certezza che ciò che ci anima non avrà fine.

Opere di Stefano Alisi (Facebook) Stefano Alisi (Instagram)

Articolo di Roberta Recchia