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Incontro con Alberto Barina

Incontro con Alberto Barina

Prima di tutto è un poeta, poi tra le altre cose collabora con Placebook Publishing & Writer Agency selezionando, in qualità di editor, i testi poetici da pubblicare per le collane Gli Ippocampi e Gli Unicorni. Stiamo parlando di Alberto Barina che con la Placebook ha pubblicato la silloge “L’urto della sensibilità”. Barina è nato a Dolo (Ve) ed ha iniziato a scrivere poesie all’età di 16 anni ispirato dalle canzoni di Marina Barone, giovane cantautrice milanese. Ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi letterari. Lo abbiamo intervistato per i lettori di Kukaos.

Raccontaci qualcosa di Alberto Barina

Beh! In una recente recensione che mi è stata regalata a proposito del mio libro, scritta da Carlo Amedeo Coletta, ad un certo punto, lui dice ironicamente che la mia è una poesia…“che fa risparmiare sull’osteopata”… ecco, non è male, e mi piace l’idea di essere riconosciuto come un poeta che fa “risparmiare sull’osteopata”. Ahahahahah!!!

Scherzi a parte, mi è sempre difficile parlare di me ed eviterei pure di elencarti date e cronologie a mo’ di carta d’identità, ma, se mi permetti vorrei trascriverti una cosa che ho scritto un po’ di tempo fa, è un po’ lungo, ma rappresenta il mio pensiero “poetico” e forse anche un po’ la mia biografia:

Mi hanno sempre detto che i miei versi presentano una certa musicalità, che fanno riflettere, che emozionano, che fanno pensare; fino ad arrivare ai più recenti giudizi tecnici: “indiscutibile maturità del poeta”, “sperimentazione poetica di notevole importanza”; tutte cose che, quasi improvvisamente, sembrano, al giorno d’oggi, non essere…più così “di moda” (ma forse in realtà mai lo sono state). Da almeno dieci anni a questa parte poi, con l’avvento massiccio dei social network nelle nostre vite (e non da meno con l’avvento della musica rap/trap), di certo sono cambiati in fretta i linguaggi, il nostro modo di sentire, vedere, percepire, pensare, agire, ascoltare le persone e le cose; e ci ritroviamo oggi forse così più portati allo scontro che all’incontro, più legati alla critica feroce che alla comprensione, più all’ingiuria becera che alla riflessione e al silenzio, più alla sentenza da inquisizione che all’analisi obiettiva dei fatti, più propensi ad una letteratura dirompente, splatter, da thriller, da suspense psicologica, magari da esaurire in poche righe, che ad una introspettiva e ancor di più poetica. Ho sempre avuto una naturale ritrosia nella ricerca, appunto, di case editrici, blog, riviste, siti e spazi letterari che solo in rari casi, almeno in passato, hanno manifestato un interesse reale per i miei testi, visto che la maggior parte di essi si sono trincerati ben chiusi nelle loro posizioni e nelle torri d’avorio dei loro pensieri, delle loro azioni, in nome di una poesia “alta”, tradendo probabilmente così anche l’etica del proprio lavoro e delle proprie idee in fatto di cultura libera ed aperta a tutti. Non ho mai amato, specie in questi ultimi tempi, fare l’elenco asettico dei premi o riconoscimenti letterari ricevuti (che alla fine, gira e rigira, sembra sempre avere quel tono tronfio e quel retrogusto presuntuoso oltre che rivelarsi noioso e di scarso interesse per chi legge), forse anche perché mi viene più naturale parlare e sorridere delle “sconfitte”: per esempio, di quel premio per giovani esordienti indetto da una casa editrice di Mantova, al quale ebbi la malaugurata idea di inviare i miei 25 euro di quota di iscrizione, e scoprire poi che il vincitore, tanto esordiente non era, essendo anche un editore che “sbancò il lotto” sia nella sezione poesia che nella sezione narrativa di quel concorso. Oppure ancora quando, ad un altro concorso, in sede di premiazione, uno dei giurati sbottò contro la qualità dei testi ricevuti, definendola: “poesia bassina”. Ma è anche vero che ho un piccolo pubblico di lettori attenti e sensibili fatto, per esempio, di persone capaci anche di prendere i miei testi e trascriverseli o recitarli dall’inizio alla fine, di tradurli in un’altra lingua per donarli agli ospiti, di ricamarli sulla stoffa, di abbinarli a delle fotografie per realizzare un catalogo…più di 9.000 visualizzazioni ed ascolti di un proprio testo su “Youtube”, qualcosa forse vogliono dire. Ecco, il mio grazie, la mia riconoscenza ed anche il mio sorriso va a questo mio piccolo pubblico.

Com’è nata la tua passione per la poesia?

Ricordo di avere sempre avuto, fin da bambino, una certa propensione ed “abilità” per la scrittura (quindi i temi), piuttosto che per le espressioni algebriche e i solidi geometrici. L’incontro con la poesia è avvenuto (ed avviene credo ancora oggi per molti), principalmente sui banchi di scuola, non certo dove ti costringono ad imparare le poesie a memoria, ma dove la poesia viene spiegata, analizzata e fatta amare (ed anche questo credo accada sempre più di rado nelle nostre scuole). L’età adolescenziale chiaramente è stata rivelatrice di tante cose. Ascoltavo molta musica, cantautori e cantautrici italiane e, siccome volevo sognare, imitando i testi delle canzoni ho iniziato a scrivere qualcosa, a “buttar giù”, come si dice, delle rime, delle frasi… ed eccomi qua! Non ho mai imitato la scrittura di un poeta, piuttosto che di un altro, ho sempre cercato, anche scrivendo cose di poco conto (e non è detto che le scriva ancora), per quanto possibile, una mia strada, una mia unicità.

Ma se vuoi sapere se circa trent’anni fa, facevo sogni del tipo: “Faccio questo perché un giorno sarò o voglio essere riconosciuto come poeta”, questo no, mai”!

L’urto della sensibilità sta ricevendo diversi consensi dai lettori, ti aspettavi questo risultato?

Quando sono arrivato a questa mia prima pubblicazione, da una parte dopo qualche delusione, dall’altra senza avere la bramosia spasmodica di cercare una casa editrice per la pubblicazione, sapevo comunque di avere un piccolo pubblico che si aspettava e chiedeva di leggere, dopo tanti anni, i miei testi, finalmente rilegati in una edizione ufficiale ed editoriale.

Onestamente non mi sono mai posto il problema del “risultato finale” (se il mio libro venda o meno tante o poche copie; è ovvio che se vende mi fa piacere), anche perchĂ© la pubblicazione è avvenuta con una casa editrice che mette al centro l’autore lasciandolo molto libero di agire e di organizzare anche la promozione come meglio crede. Riuscire a vendere un libro di poesie oggi è un’impresa titanica, visto che come sappiamo piĂą nessuno, se non rari casi, investe sulle capacitĂ  ed il talento delle persone.

E come hai accolto il favore dei lettori?

Quello che, tra le altre cose, mi ha fatto maggiormente piacere è stato il “passaparola” all’interno del gruppo di lettori ed autori del gruppo editoriale Placebook, incuriositi, felici di potermi leggere. E quando poi ti trovi davanti a queste forme di entusiasmo pure, semplici, chiaramente non puoi che esserne e sentirti felice, appagato, ed accogli con gioia le impressioni, gli stati d’animo di grande positività di ciascuno di loro.

Qual è la poesia di questa silloge che preferisci e perché?

Premesso che mi sono sempre definito un “pessimo padre” per i miei scritti, visto che tutte le poesie sono le “figlie” del poeta, perché, negli anni, non le ho mai valorizzate come forse avrebbero meritato; difficile dirti quelle a cui sono maggiormente legato o quella che preferisco, poiché ognuna ha la sua vita, la sua ragion d’essere e tutte sono legate a me.

Posso dire che “Apnea di una donna pescatrice” è stata una di quelle che mi ha dato più soddisfazioni in assoluto e credo rappresenti (perdona la presunzione), anche un momento compositivo di forte originalità, magari non stilistica ma sicuramente, almeno spero, tematica.

Da cosa ti fai ispirare quando scrivi?

Gli stimoli sono tanti. Mi piace spaziare da vicende e accadimenti biografici, a cercare di  raccontare e cogliere le sfumature della societĂ  odierna che ci circonda. Ma la poesia (e forse rispondo anche alla domanda successiva), la vivo anche come una ricerca ed una “sfida” personale.

Leggo magari un articolo di giornale, guardo un film, leggo un libro dove mi sembra ci sia qualcosa di “poetico” e di bello da “portare fuori” e da “condividere” e mi dico: “Perché non proviamo a scrivere un testo su questo argomento?”… Chiaramente senza forzature, focalizzando l’argomento come viene, viene. Molte mie poesie sono nate proprio così.

Cosa è per te poesia?

Domanda da un miliardo di euro… No, dai questa domanda no… sarebbe come chiedere ad un frutto cos’è per lui un fiore…

La poesia, sia per chi la scrive, ma anche per chi la riceve come lettore, dovrebbe essere qualcosa, un’esperienza che “ti cambia la vita”; e in questo “cambiare la vita” ognuno di noi ci mette dentro il proprio vissuto, il proprio essere, il proprio emozionarsi. Posso dire che la poesia si, mi ha cambiato la vita (ben inteso non da un punto di vista economico!).

Sogni nel cassetto o progetti futuri?

Beh! Un sogno nel cassetto già si è realizzato nel pubblicare questo mio libro… Per il resto prendiamo ciò che viene, l’importante è non riempire troppo di sogni il cassetto e di affastellare troppi progetti per il futuro.

Da autore ad editor. Sei stato promosso editor per le collane di poesie di “Placebook Publishing”. Quali sono i criteri che un autore deve avere per essere selezionato da te?

In questo caso sono spietatissimo… No dai, non è vero!

In realtĂ  ogni autore ha la propria storia, la propria sensibilitĂ  ed il proprio stile giĂ  formato, o che si sta formando, quindi i criteri variano spesso di volta in volta da autore ad autore, non c’è e non ho uno schema ben preciso ed assoluto; sta all’editor riuscire ad entrare nell’ottica e nella visione del singolo autore.

Certo, posso dire di apprezzare l’originalitĂ  nell’affrontare certe tematiche in poesia, le metafore o le immagini che l’autore riesce a creare all’interno di un componimento, oppure se piuttosto decide di scrivere in metrica, oppure ancora se ad esempio un autore si presenta giĂ  con una silloge definita nei contenuti, questo gioca giĂ  a suo favore.

Forse mi verrebbe da dire piuttosto cosa non dovrebbe fare un autore nel presentarsi, in generale, ad una casa editrice: ad esempio non inviare le fotografie delle proprie poesie (ho ricevuto pure questo), oppure inviare dei testi non senza prima aver riletto e cancellato refusi ed errori, segno per altro di poca cura delle proprie creazioni. Se un autore cura poco la propria creazione perchĂ© la dovrebbe curare l’editor o una casa editrice? Anche quando ci si sposa si indossa l’abito migliore, la stessa cosa deve accadere quando ci si presenta ad una casa editrice… ci si va con l’abito migliore (possibilmente non spiegazzato!).

Cosa ti colpisce in un autore che leggi?

Per la poesia, sicuramente l’uso delle parole che ne fa… se attraverso le parole riesce ad evocare, suggerire, incuriosire piuttosto che descrivere con dovizia di particolari fatti, sentimenti e sensazioni. Quel lasciare spazio al lettore di dire: “Chissà con questo verso cosa avrà voluto dire il poeta”. Ho notato che c’è questa tendenza da parte di molti autori, ad una poesia di tipo narrativo, quasi descrittivo, che tende a raccontare fatti e cose, in cui la magia di un verso, anche di una singola parola, tende a “spegnersi” e a perdersi e a rimetterci poi è l’intero componimento. Basta a volte anche una sola parola sbagliata e la poesia “cade”… impazzisce… “come la maionese”! Eheheheh!

Cosa vorresti suggerire a chi vorrebbe comporre versi?

Forse sono la persona meno indicata per dare suggerimenti di questo tipo. Sarò banale se dico che dovrebbe leggere molta poesia, o comunque leggere molto in generale? Potrei dire che magari mettersi davanti ad un foglio bianco con in mano una penna, cercando a tutti i costi di voler scrivere qualcosa è forse tra le cose da evitare? La composizione è un qualcosa che scaturisce da dentro, un misto di volontà e di “fuoco irrefrenabile” che ti porta a scrivere. Poi molto si impara applicandosi costantemente ad esempio. Credo sia importante anche stracciare e buttare via, imparare a dire: “No, questo non mi piace, lo riscrivo!”; rinunciare a sé stessi, a qualche proprio testo, guardarsi non solo come autori ma con distacco anche come “hypocrite lecteur” per dirla con Baudelaire; dirsi ad esempio: “Un libro con queste mie poesie io lo comprerei mai?”.

Ricordo quanto dice Gabriela Mistral in proposito: “Da ogni tua creazione dovrai uscire con vergogna, perché è stata inferiore al tuo sogno”.

Suggeriresti qualche libro da leggere ai lettori di Kukaos?

Per rimanere in ambito poetico delle produzioni Placebook, direi i due recenti volumi di Anna Maria Massobrio “Le rive di Persefone” e di Mario Saccomanno “Tanto vero da farsi utopico”. Sono in parte due mie creature. Il libro di Saccomanno potrebbe gareggiare tranquillamente accanto alle collane di poesie della Einaudi o Mondadori, senza problemi. Al di fuori e sempre rimanendo nell’ambito poetico, suggerisco di leggere le poesie di Pierluigi Cappello poeta contemporaneo scomparso prematuramente, segnato da un incidente invalidante ma dal verso cristallino.

Poi, come sempre dico, ascoltare un buon disco di musica d’autore equivale a leggere un libro, mi viene in mente Fabrizio De Andrè con “Anime salve” o Gianmaria Testa in “Da questa parte del mare”, per esempio… Ma la stessa c,osa vale anche per i film… Non mancate di vedere “Il sale della terra” di Wim Wenders che racconta il fotografo Sebastiao Salgado e in particolare la sua personale “Genesi”, è un film di grande poesia (anche visiva), pur nel dramma di certi accadimenti.