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Incontro con Anna Maria Massobrio

Incontro con Anna Maria Massobrio

“Le rive di Persefone”, si intitola così la silloge poetica di Anna Maria Massobrio che fa parte della collana “Gli Ippocampi” della Placebook Publishing & Writer Agency. Massombrio, classe 1964, è nata e vive a Torino con il marito e la figlia e in questa città lavora come medico. Abbiamo fatto una chiacchierata con lei per presentarla ai lettori di Kukaos.

Perché hai scelto Persefone come guida del tuo viaggio poetico?

Qualche tempo fa ho partecipato ad un corso sugli archetipi rappresentati dagli dei. Si trattava di leggere e commentare due libri di una psicanalista junghiana, Jean Bolen: “Gli dei dentro la donna” e “Gli dei dentro l’uomo”.

Persefone è la dea che nel mito greco abita per sei mesi all’anno il mondo visibile, e per altri sei mesi quello dell’invisibile, come sposa di Ade, dio degli Inferi. Mi piaceva l’idea di legare le poesie in un unico filo conduttore, e quindi ho immaginato che Persefone mi accompagnasse nel mio viaggio personale nel mondo sotterraneo.

Raccontaci qualcosa di te

Ho 56 anni, un marito e una figlia. Ho studiato medicina e lavoro come medico analista nel laboratorio di un grande ospedale.La scrittura poetica rappresenta per me una sorta di vita parallela, perchè mi permette di dare spazio parte creativa di me, che sento come molto importante.

Quando è nata la tua passione per la poesia?

Al liceo. Una delle mie più care amiche scriveva poesie molto belle, e leggendole mi era venuta la voglia di provarci. Non ero brava come lei, però era una cosa che mi piaceva.

Quanto è importante per te scrivere in versi?

Quello che per  me è importante è scrivere; usare i versi è solo una modalitĂ : è quella che mi riesce meglio. Mi piacerebbe molto scrivere anche in prosa, a volte ci ho provato, ma non ero mai soddisfatta del risultato.

Hai degli autori che consideri maestri?

Ho frequentato il liceo scientifico, ma ho avuto la fortuna di avere dei bravi insegnanti anche nelle materie umanistiche. La mia insegnante di inglese era appassionata della sua materia e mi ha fatto amare i sonetti di Shelley. Inoltre adoro Ungaretti, ma è solo un esempio: potrei citare molti altri autori che ho letto e probabilmente  hanno influenzato il mio modo di scrivere.

Nella sinossi del tuo libro si parla di ricordi rimossi, ci spieghi cosa vuol dire?

Ti ho accennato all’idea di percorrere un viaggio nel mondo di ciò che non si vede: mi riferivo, in particolare, al mondo dell’inconscio. Nelle mie poesie c’è molto di me: cose che penso e che sento, e anche, in parte, cose di cui, sia parlando nel gruppo sugli dei che scrivendo, mi sono ricordata all’improvviso. Sono eventi a cui ho dato finalmente un nome, ricordi che, appunto, avevo in parte rimosso e sono riaffiorati dopo tanto tempo.

Com’è stata questa esperienza editoriale?

E’ stata una sorpresa, nel senso che non mi aspettavo di pubblicare davvero: ho mandato le mie poesie alla Placebook Publishing quasi per gioco. Alberto Barina, il mio editor, mi ha invece dimostrato un entusiasmo per i miei scritti e una sorta di empatia a distanza che non mi aspettavo.

Cosa consiglieresti ad un giovane che si vuole avvicinare alla poesia?

Da ragazza avevo letto questa frase: “Se vuoi scrivere, l’unica ricetta è leggere e vivere, vivere e leggere”. Non ricordo di che fosse, si trattava di un’intervista fatta ad uno scrittore. Concordo tuttora in pieno, per quanto riguarda la scrittura in generale. Se parliamo nello specifico di poesia, immagino che si debba dire “leggi ciò che hanno scritto gli altri poeti”, però ti devo dire che in realtà io leggo soprattutto romanzi. Il fatto che mi riesca meglio la scrittura in versi dipende, forse, da una mia forte attitudine alla sintesi: mi piace l’idea di esprimermi usando poche parole, e mi piace dare musicalità a quello che scrivo. In effetti, quello cerco nella lettura, anche dei romanzi, è l’uso non casuale delle parole.

E quali letture gli consiglieresti?

Sono dell’idea che per migliorarsi si può leggere qualsiasi cosa. Quindi, gli direi semplicemente di leggere quello che gli piace e che lo appassiona.

Progetti futuri?

 Scrivere mi fa stare bene, non posso farne a meno. Tra il periodo dell’adolescenza, di cui ti ho parlato, e il momento in cui ho ricominciato a scrivere poesie ho comunque scritto moltissimo: quaderni e quaderni di diari intimi, che regolarmente alla fine buttavo, perchè non era tanto importante tenere traccia di ciò che pensavo quanto scriverlo, dare un nome e una voce, appunto, alle emozioni.

Perciò continuerò, anzi, sto continuando. Poi, vedremo…