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Incontro con Guido Cornia

Incontro con Guido Cornia

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“Dio riconoscerà i suoi” è questo il titolo dell’ultimo libro di Guido Cornia pubblicato da Placebook Publishing &Writer Agency a fine gennaio. Cornia, nato a Castelfranco Emilia nel 1949, in provincia di Modena dove tutt’ora vive, è diplomato al liceo internazionale di Bologna ed è stato responsabile Ced in aziende meccaniche fino al ’95 e successivamente nel settore industriale fotografico fino al pensionamento. Ha già pubblicato due romanzi: “I rotoli di Jarmuth” che hanno vinto il premio L’Autore nel 2001 e “Sicamber” nel 2008. Lo abbiamo intervistato per i lettori di Kukaos.

Chi è Guido Cornia?

Guido Cornia è un pensionato settantunenne che, anziché dedicarsi all’osservazione critica dei cantieri, come fanno molti suoi coetanei, preferisce scrivere romanzi.

Cosa ha ispirato il titolo del tuo libro?

Un fatto storico. Si tratta della crociata contro gli eretici albigesi. Durante La conquista della città di Bezier, in Occitania (Francia del sud), i crociati entrano nella chiesa sapendo che alcuni eretici in fuga si sono mescolati ai fedeli durante la messa. Un soldato chiede al Legato papale Arnaldo Almarico come distinguere gli uni dagli altri, e questi risponde: Ammazzateli tutti! Dio riconoscerà i suoi.

Di cosa parla la storia che hai scritto?

È la storia di un guerriero formidabile, poi divenuto Cavaliere Templare, che ha trascorso la sua infanzia a fianco di colui che diverrà Papa Urbano IV, ed ha passato il resto della vita come suo nemico. In vecchiaia scrive numerose lettere al pontefice, ripercorrendo le loro esistenze, con l’intento di rinfacciargli le nefandezze della pasciuta chiesa di Roma dell’epoca, compiute durante quella crociata e in altre circostanze, contro cristiani sinceri e devoti, che vivono esistenze povere, di stampo francescano.

Forse alla base di tutto c’è la ricerca di un tesoro…

Perché hai scelto la forma epistolare?

La trovo più spontanea, più adatta ad una narrazione di eventi storici. Dio riconoscerà i Suoi è la terza tappa di un percorso di cinque romanzi, tre già pubblicati e due di prossima pubblicazione, tutti a sfondo storico, e tutti in forma epistolare o memorialistica. La voce narrante fuori campo tende a dare una sensazione di distanza dagli eventi, che finisce per far pensare ad un testo scolastico. La forma epistolare, invece, trasforma l’intera narrazione in un dialogo a due fra protagonista ed antagonista. Comunica un maggior senso di partecipazione ai fatti, coinvolge il lettore fino all’identificazione con il protagonista. La mia speranza è che chi legge senta l’impulso di intervenire nella discussione tra i due.

Quando è nata per te la passione per la scrittura?

Ah, chissà! Nella notte dei tempi, direi. Già alle scuole elementari barattavo temi con compiti di matematica, con compagni furfanti come me. Poi, al liceo, vinsi per tre anni consecutivi il primo premio del Circolo della stampa di Bologna, per trasposizioni di opere di autori irlandesi. Oscar Wilde, Joyce, Butler Yeats… Anni ’66, ’68… Da allora non ho mai smesso. Ho la cantina piena di manoscritti di quaranta, cinquant’anni fa. Roba dimenticata da decenni. Mano-scritti. In senso letterale: decine di block-notes scritti a mano, che poi affidavo ad una vedova in pensione che li batteva a macchina. Nel 2001 ho vinto il premio l’Autore, con un romanzo ormai introvabile. Poi un amico iraniano esule politico mi ha raccontato la sua vita: io ho buttato giù un romanzo biografico facendogli vincere il concorso Parole mute. E via via, fino a qui.

Quello che ha dato un impulso determinante è stato l’avvento della rete, che velocizza le ricerche. Una volta si doveva andare in biblioteca, chiedere un libro in prestito, portarlo a casa, leggerlo, per scoprire il più delle volte che si era su una falsa pista. Oggi ci sono Wikipedia, la Treccani, migliaia di saggi ed articoli… In fase di prima stesura si possono scrivere tranquillamente dieci pagine al giorno. Trecento pagine in un mese. Un romanzo intero in un mese! Ci pensi?

Guido Cornia

E per il genere storico?

Non ho una passione particolare per il genere storico. Questi cinque romanzi sono parte di un progetto più ampio. I prossimi quattro saranno più orientati ad una mitologia velata di futuro. Forse saranno in forma epistolare, forse no, non ho ancora deciso. Un quinto sarà decisamente e totalmente esoterico. Poi ci sarà il sesto lavoro, che vedrà la seconda guerra mondiale sotto luci diverse: una narrazione un po’ mitologica, un po’ esoterica ed un po’ storica. Un compendio di tutti i precedenti dieci romanzi. I cinque storici e i cinque… chiamiamoli diversi. Ho già raccolto molto materiale. Materiale incredibile, per attualità, precisione, dettaglio, supporto scientifico… Un lavoro che se verrà bene, sovvertirà molte convinzioni radicate. E che potrebbe aprire nuove strade e creare nuove etichette culturali. Un genere innovativo. Ma saranno i lettori a decidere. Per quanto riguarda me, non vedo l’ora di iniziare.

Un progetto ambizioso!

Eh, lo so. Molto ambizioso. Stiamo parlando di quattro anni o giù di lì. Quattro anni di lavoro a tempo pieno. Sperando che la salute regga. Almeno quella mentale.

Come procedi nella tua scrittura, fai una scaletta o vai a braccio?

Una scaletta vera e propria no: stampo tutto il materiale selezionato, lo rileggo tutto d’un fiato, per due, tre giorni e altrettante notti, salvo pisolini intermedi, poi dormo ventiquattr’ore. Quando mi sveglio provo ad immaginare le scene come fosse un film. E le dita scrivono il romanzo da sole. A volte, in fase di revisione, mi chiedo: ma chi ha scritto questa meraviglia? Oppure chi è l’imbecille che ha scritto questa schifezza? A quel punto la situazione mi è già sfuggita di mano, e sono nelle mani del destino. Del lettore.

Quali letture consiglieresti ai lettori di Kukaos?

Mah, dipende dai gusti di chi legge. Dalla sensibilità, dalle esperienze di ciascuno.

L’importante è che sia materiale di livello. E Placebook publishing, il mio editore, ha davvero un catalogo ricco di roba di classe. Partecipando alle vostre ultime video-conferenze sono stato invogliato da racconti, romanzi, raccolte di poesie… Tutta roba diversissima da quello che faccio io, ma interessantissima. Stimolante.