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Incontro con Irma Kurti

Incontro con Irma Kurti

Ha fatto della parola il faro della sua intera vita, scrivendo testi poetici, in prosa e di canzoni. Irma Kurti, nata a Tirana nel 1966 dove si è laureata in lingue, è entrata un anno fa nella famiglia della Placebook Publishing & Writer Agency con il suo libro “In una stanza di ricordi”, pubblicato nel 2019, che ha vinto il concorso “Universum Seitzerland” 2020. A settembre parteciperà alla cerimonia di premiazione, anche se questo non è certo il primo dei riconoscimenti letterari ricevuti dalla scrittrice che si è occupata a tutto tondo di scrittura, visto che ancora oggi scrive articoli per testate albanesi. Per non parlare degli oltre 100 testi di canzoni che ha creato. Dal 2006 vive in Italia, a Bergamo con il marito. Abbiamo voluto intervistarla e condividere con i lettori di Kukaos la nostra piacevole chiacchierata.

Hai al tuo attivo una produzione letteraria immensa (20 libri in albanese, 12 in italiano e 4 in inglese oltre ad un testo in rumeno), cos’è per te la parola?

La parola ha un potere magico, è il ponte che unisce paesi e culture, che supera le frontiere in un batter d’occhio. Voglio citare la poetessa famosa Emily Dickinson che la definisce così: “Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere”.

Chi è Irma Kurti? Raccontaci di te…

Sono una poetessa, scrittrice e paroliera di origine albanese. Vivo dal 2006 a Bergamo. Ho iniziato a scrivere poesie all’età di dieci anni. La passione per la scrittura mi ha accompagnato ad ogni passo, ad ogni gioia e dolore, tristezza e felicità. Sono stati i genitori, Hasan e Sherife Kurti, che mi hanno sostenuta in ogni istante. Mio papà era un medico conosciuto ma altrettanto appassionato della letteratura. Era lui a bussare alle porte dei giornali e riviste con le mie poesie in mano quando ero ancora bambina; era l’unica persona con la quale chiacchieravo per ore sulla letteratura e condividevo la mia grande passione. Mi suggeriva temi di poesie, di testi di canzoni, mi incoraggiava, senza mai dirmi “brava!” È stato così fino a due anni fa, quando lui se ne andò per sempre. Senza di loro, non avrei mai percorso questa strada bellissima, intrigante e piena di sfide.

Il tuo libro edito da Placebook Publishing  “In una stanza con i ricordi” ha vinto il primo premio alla XXI Edizione 2020, del Concorso Letterario Internazionale Universum Switzerland. Come hai vissuto questo bel traguardo?

Con tanta gioia e felicità. È  una spinta e un incoraggiamento per continuare a scrivere di più e dare il meglio di me stessa.

Poesia, prosa o canzoni, cosa preferisci scrivere?

Non posso separarli l’una dall’altra. Lavoro sempre, concentrandomi su due o più progetti: può essere un romanzo e una raccolta di poesie, o simultaneamente due libri di poesie e nel frattempo collaboro con compositori per la scrittura di un testo di canzone.

E come nasce in te l’ispirazione?

Ovunque io vada tengo con me un block  notes in cui segno versi, una strofa … la bozza di una poesia. È così che nascono le poesie. Dopo, però, continuo a lavorare con esse, ad elaborarle, finché prendono la stesura finale. Negli ultimi mesi, durante il periodo della quarantena, ho scritto sul computer la maggior parte delle poesie scritte con la matita negli ultimi due anni, cioè, circa 250 poesie. Comunque, non aspetto l’ispirazione, scrivo ogni giorno: può essere una poesia, un racconto, un testo di canzone o una traduzione.

Come procedi quando scrivi, segui in progetto o ti lasci trascinare dall’onda emotiva?

Quando scrivo un romanzo, seguo uno schema che è destinato a cambiare, perché durante la scrittura mi lascio trascinare dai personaggi stessi.

Sogni nel cassetto?

Ognuno di noi ha dei sogni nel cassetto; a me piacerebbe ammetterli ad alta voce solo quando vengono realizzati.

Tu sei giornalista, come concili il linguaggio giornalistico con quello letterario?

Appena mi sono laureata, ho lavorato per tanti anni in alcuni giornali e ciò mi ha dato la possibilità di viaggiare tantissimo all’estero, dopo gli anni ’90, con l’arrivo della democrazia in Albania. Il giornalismo raffigurava la mia passione per la scrittura e mi dava il senso della libertà. Ho dovuto lasciarlo quando ho capito che la mia grande sensibilità stonava con il modo in cui si lavorava sui giornali privati con l’unico scopo di vendere il giornale, ma soprattutto perché quel ritmo frenetico non mi lasciava spazio per dedicarmi alla scrittura. Oggi scrivo in modo sporadico servizi giornalistici senza rinunciare al mio stile narrativo.

Cosa consiglieresti ad un giovane che si avvicina al giornalismo?

Cercare la notizia e non seguire delle scorciatoie. Essere professionale e  umano nello stesso tempo.      

E a chi vuole avvicinarsi alla scrittura creativa?

Leggere molto e scrivere ogni giorno.