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Incontro con l’artista Emiliana Catalano

Incontro con l’artista Emiliana Catalano

Incontriamo Emiliana Catalano, un’autrice che fa parte della famiglia PlaceBook Publishing&Writer Agency con il suo libro “Il drappo di seta”.

Emiliana non solo è scrittrice, ma dipinge ed è una scultrice che ha già esposto diverse opere.


Ciao Emiliana, per conoscerti e farti conoscere inizio subito con la domanda classica: chi è Emiliana Catalano e dove vivi?

Sono nata a Civitavecchia nel mese di settembre. Ho vissuto un periodo a Roma per motivi di lavoro, ora vivo a Santa Marinella, da sola, mia figlia è rimasta a Roma. Roma mi manca, mi piacerebbe tornarci. Sono una persona sociale, ma capita a volte che mi rintani nel mio guscio e quelli sono i momenti della creazione. Quando la creazione inizia sono capace di stare mesi rintanata cosicché gli amici mi danno per dispersa. Anche da bambina mi isolavo spesso disegnando o scrivendo poesie che purtroppo sono andate perdute. Già allora leggevo molto. Leggevo tutto quello che mi capitava fra le mani e la passione per la lettura, la brama per la conoscenza, il piacere di volare e spaziare in altri mondi sono cresciuti insieme a me e mi hanno accompagnata fin qui.


Visto che non sei solo una scrittrice, ci vuoi raccontare qualcosa in più sulle arti che prediligi e come sono nate queste tue passioni?

Le passioni: disegnare, dipingere, scrivere sono nate con me. Credo, in riferimento a ciò che disse James Hillman nel “Codice dell’anima” riguardo alla ghianda, che forse erano, o sono, la mia peculiarità. Ma non essendomi state riconosciute da bambina, anzi piuttosto ostacolate, le ho portate avanti nell’ombra.

Quando, in seguito, sono entrata nel mondo del lavoro le ho un po’ emarginate; durante quel tempo ho usato più che altro la scrittura. Poi nel 1996, mentre mi recavo al lavoro, improvvisamente ebbi come un flash: “questa non è la mia via. Io devo dipingere”, mi sono detta.  Non so quanto valga questa cosa però da quel momento ho iniziato a dipingere seriamente. 

Durante la mia prima personale di pittura, nel comune di Civitavecchia, ho conosciuto la scienziata Rita Levi Montalcini che era lì per presentare un suo libro (non ricordo quale). Fu molto gentile e mi onorò facendo il giro di tutti i miei dipinti, disse che la sua gemella Paola aveva scelto anche lei l’arte ed era una pittrice famosa e mi augurò altrettanto. La mostra andò bene, acquistarono uno dei miei primi dipinti e altri due piccoli.


Una domanda difficile: tra i tuoi modi di fare arte, qual è quello che ti ha dato più soddisfazione o che preferisci? Anche se nel corso della vita ho scritto poesie, brani, iniziato un romanzo all’età di 34 anni, poi rimasto nel cassetto, sono entrata nel mondo dell’editoria solo nel 2014 partecipando ad un concorso di poesie (Alda Merini). Ho deciso di osare e di partecipare ad un concorso subito dopo una mia mostra di pittura dove erano esposti quadri con le poesie abbinate. Alcune persone volevano acquistare il libro con le poesie, ma io non l’avevo.

Dopo quella prima esperienza con le poesie, dove mi chiesero più volte soldi, sono tornata alla pittura. Fino al 2018 mi sono dedicata quasi esclusivamente a quest’arte aggiungendo anche la scultura. Non ho preferenze, amo l’arte in generale. Dipende dal momento. Per quanto riguarda la pittura ho avuto molti apprezzamenti e soddisfazioni, allora mi facevano anche ordini, ora il mercato è un po’ fermo. Molte soddisfazioni le ho ricevute dai giovani e anche da bambini. Un ricordo che sempre mi scalda il cuore e l’immagine di un bambino che è rimasto fermo per tanto tempo a guardare incantato un mio quadro. Queste sono le soddisfazioni più belle.

Per quanto riguarda la scrittura solo nel 2018 ho deciso di condividere quest’arte con il mondo. Spero di avere altrettante soddisfazioni.

Iniziato il romanzo: “Il drappo di seta” a giugno del 2018 e terminato ad agosto. Dopo averlo controllato, letto e riletto ho cercato una Casa Editrice, partecipato a concorsi. Ho ricevuto molte proposte di pubblicazione, ma tutte a pagamento, finché a ottobre 2019 mi sono imbattuta nella Casa Editrice “PlaceBookPublishing&Vriter” di Fabio Pedrazzi e Claudia Filippini. Persone stupende alle quali va la mia profonda stima, un enorme grazie e molto affetto per il loro cuore grande. Grazie a loro il sogno è divenuto realtà, il romanzo “Il Drappo di Seta” ora si trova su Amazon. Nel 2019 avevo comunque partecipato anche ad un concorso di racconti con la Casa Editrice: Kubera Edizioni, ottime persone. Il racconto “Giovedì gnocchi” è stato pubblicato nell’enciclopedia: “Scrivendo racconti” di Kubera edizioni, e si trova su Amazon.


Bene, di cosa ti occupi o ti occupavi nella vita lavorativa?

Nel corso della vita mi sono potuta occupare poco delle mie passioni, ma sono comunque grata per aver lavorato all’Enel, a quel tempo un gigante dell’economia italiana, purtroppo distrutto dalla privatizzazione. Gli ultimi anni, prima della privatizzazione, ho svolto mansioni amministrative nei cantieri delle Centrali, mi occupavo amministrativamente del personale di cantiere, redigevo gare per le ditte, espletavo il controllo dei tornelli mantenendo il contatto con le ditte.  Quel lavoro mi procurò molta soddisfazione ripagandomi della rinuncia momentanea all’arte. Ora sono in pensione e posso recuperare il tempo rubato all’arte.


Parliamo ora del tuo Libro “Il drappo di seta”, un titolo interessante, perché hai scelto proprio questo? Il titolo indica, in un certo senso, la trama della vita; di seta perché quella è la parte che corrisponde all’anima, all’essenza, quindi la più vera. Ma prima della seta, o intervallati a questo tessuto pregiato che rappresenta il cielo, ci sono anche stracci lordi e sfilacciati, pezzi di vissuto che alla fine dell’opera appariranno tutti preziosi.


Raccontaci una breve sinossi.

A metà percorso della sua vita Maddalena, la protagonista è in cerca di sé stessa. Dopo una notte agitata, un incubo, sogni premonitori, il boato di una tempesta che la risveglia, si immerge con tutta sé stessa nella tempesta ritrovando la gioia, la forza, poi si addormenta sotto un albero. La mattina quando si sveglia le appare Mèrto, una figura di donna venerata da antiche tribù slave, che le pronostica avvenimenti futuri e da lì si dipana tutto il romanzo dove la protagonista si ritrova in un gorgo di emozioni, anche con salti temporali nel passato fino alla sua infanzia, quando parlava con personaggi immaginari. Ma lo erano davvero immaginari?


In “Il drappo di seta” parli di sogni premonitori, ci puoi dire secondo te cosa pensi dei sogni?

Sì, più che al sogno notturno, di cui peraltro ormai non ricordo nulla, mi riferisco ai sogni ad occhi aperti, non specificamente del sognare, ma più del sentire, della sensazione. I sogni premonitori sono, secondo me, sensazioni, vibrazioni. È come un captare messaggi scritti nell’etere che scendono nella materia. O anche vibrazioni della materia stessa. Nel passato, per un lungo periodo di tempo, ho sognato, a volte percepito, i terremoti qualche giorno prima dell’evento. Ma non sapendo dove sarebbe accaduto mi chiesi, allora, a cosa mi servisse questo fatto e dato che avevo nel corpo i sintomi del terremoto l’ho rifiutai. Di percezioni, di altro genere, me ne sono capitate altre, permettendomi anche di aiutare. Ora non mi succede più. Una volta ho sognato addirittura il diavolo e mi sono svegliata perché è stata anche una sensazione tangibile.


Ancora un paio di domande: qual è il tuo prossimo progetto?

Spero che il romanzo “Il Drappo di Seta” venga letto da molti, perché ne vale la pena.

Farmi conoscere dal pubblico, sono un po’ timida e per me non è facile espormi.

Dopo di che i miei prossimi progetti sono:

  • pubblicare il romanzo “Giovedì Gnocchi”.
    In effetti il racconto “Giovedì gnocchi” pubblicato da Kubera Edizioni è ricavato dalle prime 20 pagine del romanzo, allora appena iniziato. Ora è terminato, devo controllarlo, fare un editing personale e poi aspettare il benestare di Fabio.
  • Terminare il seguito del romanzo “Il Drappo di Seta”, costituito, per ora, di 36 pagine. Il titolo, attualmente, è: “Aoèscha-èz”, ma potrebbe anche cambiare.
  • Scrivere un giallo, che è già in embrione nella mia mente.
  • Scrivere un fantasy. Questo non l’ho ancora pensato.
    Ma in un certo senso il romanzo “Aoèscha-èz” sconfina un po’ nel fantasy.
  • Dipingere una tela per il “Movimento Arcaista”.


Come ultima domanda vorrei chiederti: che tipo di messaggio vorresti comunicare con la tua arte?

Trasmettere la bellezza, quella intrinseca; la capacità di tornare a sognare, di volare più in alto. Portare la luce ma imparare ad apprezzare anche il buio (io sto ancora imparando perché in genere lo rifuggo).

E con queste parole ringrazio e chiudo questa bellissima intervista con Emiliana, un’artista completa che, come si evince dalla sue parole, è riuscita a far vivere l’arte che è in lei a discapito persino del… diavolo!