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Incontro con Roberta Recchia e Federica  Sanguigni

Incontro con Roberta Recchia e Federica Sanguigni

“Da me a te andata e ritorno” è questo il libro di Roberta Recchia scritto a 4 mani con Federica Sanguigni e illustrato da Emanuela Battista che le fa entrare a pieno diritto nella famiglia di Placebook Publishing & Writer Agency. Roberta è nata a Fondi nel 1980 e si è diplomata al Conservatori o di Latina in pianoforte e laureata in Lettere al Dams di Bologna. E’ una docente di musica ed una MusicArTerapeuta. Federica è nata a Fondi nel 1972 ed è amante della poesia oltre che autrice della silloge “In cammino” del 2018. Con le sue liriche cerca di trasmettere un messaggio sociale, partecipando ad incontri e convegni che affrontano il tema della violenza di genere. Emanuela è nata a Terracina nel 1974, ha studiato all’Accademia Pantheon “Interior Design” e dal 2004 si dedica alla ceramica vivendo a Sperlonga. Le abbiamo intervistate per i lettori di Kukaos

Avete scritto questo libro a 4 mani, ci spiegate com’è nato questo sodalizio?

Roberta: Avevo in mente questo libro, che in realtà, come iniziano a definirlo i lettori, è un progetto sociale, nel quale riuscire a dare voce a temi molto discussi a livello istituzionale, familiare, ma che ritroviamo soprattutto nell’intimo umano di chi vive la diversità, di chi si sente o viene additato come diverso. È proprio sull’umanità delle persone che si concentrano le mie pubblicazioni. È una scrittura sociale che trova la sua spinta motivazionale in profonde riflessioni su valori che ritengo fondamentali per la crescita comunicativa e di un sentire non ateo. Amo parlare delle persone alle persone, dare voce alle loro storie.

Federica: Ho conosciuto Roberta un paio di anni fa, durante la presentazione del mio primo libro di poesie. Ci siamo riviste poco tempo dopo e lei mi ha proposto questo progetto che mi ha subito entusiasmata. È nata presto una grande sintonia, grazie all’amore per la cultura e per i temi sociali.

Chi sono Roberta Recchia e Federica Sanguigni? E di cosa si occupano?

Roberta: Nasco come musicista ma i miei diversi studi accademici, le mie ricerche ed esperienze professionali, hanno trovato forte aderenza alla comunicazione ed espressione artistica globale, in relazione all’ambito educativo e terapeutico. Ad oggi insegno pianoforte, musica e sostegno nelle Istituzioni scolastiche secondarie, sono MusicArTerapeuta nella Globalità dei Linguaggi, mi occupo di recensioni artistiche e amo scrivere anche articoli. La scrittura ha rinforzato ancor più la possibilità di trasmettere parte di questo mio mondo meraviglioso anche ai lettori.

Federica: “I numeri mi danno da mangiare ma le lettere mi fanno vivere”.                            Ãˆ questa la definizione che potrei dare di me. Il mio lavoro da contabile è solo quello che appare all’esterno. Dentro, sono un’amante folle dei libri, accanita lettrice e appassionata di poesia, che, oltre a leggere, scrivo. Nei miei testi riverso tutte le mie emozioni, il mio mondo interiore in cui è facile rispecchiarsi. Mi interesso anche di temi sociali e di attualità, soprattutto del drammatico tema della violenza sulle donne, argomento che affronto spesso nei miei scritti. Inoltre, mi occupo di recensioni di libri.

Roberta Recchia

Com’è nata l’idea di “Da me a te andata e ritorno”?

R.: È un libro che include una visione globale artistica, che è caratteristica delle mie pubblicazioni, nell’unione di linguaggi iconografici visivi, della musicalità della scrittura, della teatralità delle storie dei personaggi, della danza poetica, della sinestesia, ossia della capacità di riattivare riflessioni, ricordi, emozioni profonde in chi legge. I protagonisti di “Da me a te” sono impronta di persone realmente conosciute durante il mio percorso professionale e delle mie ricerche. Credo sia un libro trasversale proprio perché diversi contesti di “normale diversità” hanno in sé le paure, il disagio, la gioia, il coraggio, la resilienza pur sempre possibile di chi le vive e le affronta.

F.: Come già detto, è un’idea partita principalmente da Roberta alla quale mi sono appassionata immediatamente. La nostra profonda e comune sensibilità ci ha guidate in questo lavoro di cui andiamo molto fiere e che, ci auguriamo, possa avere un ottimo riscontro. L’idea era quella di coniugare prosa, poesia e arte in un connubio che avesse il potere di parlare ai lettori in modo nuovo, offrendo una visione originale della diversità come accettazione di se stessi e ricchezza da condividere con l’altro.

Di cosa parla il vostro libro e cosa lo ha ispirato?

R.: Diversità e normalità sono concetti che derivano da classificazioni, dalla volontà dell’uomo di ridurre sempre la realtà a segni e simboli. Assurgono a ruolo che rimbalza continuamente tra le storie. I diversi sono topoi che la gente crea, nella non comprensione di quanto ha di fronte. Questo libro nasce dal desiderio di riuscire a trasferire consapevolezza della propria interiorità, nella necessità di riconoscersi nell’Arte di Vivere. Alla base dei racconti ci sono soprattutto i miei studi della Globalità dei Linguaggi, la comprensione del rispetto dei valori e delle potenzialità umane. Sono emozionata, infatti, che questo libro goda del patrocinio dell’AIMAT che è l’Associazione Italiana MusicArTerapeuti nella GdL (metodo Stefania Guerra Lisi) riconosciuta a livello nazionale, della quale faccio parte.

F.: I racconti e le poesie contenute nel libro affrontano il tema della diversità senza falsi moralismi né pregiudizio alcuno. Abbiamo scelto un linguaggio ricercato ma scorrevole che possa giungere al lettore senza inutili giri di parole. Personalmente, attraverso il linguaggio universale della poesia, ho dato vita a versi taglienti che partono dal fulcro del tema per giungere in modo chiaro e diretto al cuore del lettore.

Federica Sanguigni

Nel vostro libro compaiono le immagini di opere artistiche. Come nasce la collaborazione con Emanuela Battista?

R.: Ho conosciutoEmanuela pochi anni fa in ambito musicale nel bellissimo borgo di Sperlonga ove la sua galleria è testimone di un’arte che rapisce ed emoziona. È raro trovare, credo, una sintonia artistica e umana, che si manifesta personalmente, sia per Emanuela che per Federica, mia compagna di viaggio nel meraviglioso percorso letterario e oltre. Emanuela è sperimentatrice di un immaginario indagato con gusto e poetica, frutto di ricerche impegnative e accurate. Le sue opere hanno trovato perfetta adesione con le poesie e mi hanno ispirato anche in alcuni passi dei racconti.

F.: Ho avuto modo di apprezzare dal vivo le meravigliose opere di Emanuela durante una sua mostra a Sperlonga la scorsa estate. I colori del mare, le forme sinuose e ricercate hanno catturato la mia attenzione. Ho conosciuto successivamente l’artista nella sua galleria nella quale l’amore per l’arte e per la sua terra è palpabile. Le abbiamo chiesto di collaborare con noi, inserendo le sue opere nel libro che si sposano perfettamente con i racconti e le poesie. Il nostro libro diventa, quindi, un’opera artistica-letteraria densa di contenuti e di immagini che armonizzano per comunicare con il lettore.

Chi è Emanuela Battista e di cosa si occupa?

E.: Sono un interior design e con il tempo ho trasformato la mia passione in scultura ceramica. Adoro creare con la porcellana perché è un materiale puro sia nel colore che nella composizione. Ho unito pittura e scultura ideando quadri che sembrano sculture. Credo che in questo libro, proprio questo materiale così puro, delicato e al contempo resistente, nella sua metamorfica trasformazione, sia aderente al tema trattato. La diversità non è fragilità, è artistica espressione di sé.

Emanuela Battista

Roberta e Federica, ha importanza secondo voi parlare di disabilità oggi?

R.: Sono tanti anni che mi occupo di questo delicatissimo ambito. Lo faccio da insegnante, da terapeuta, da madre. La vera disabilità nasce nel momento in cui si resta intrappolati in fili invisibili di pietismo, compassione o noncuranza. La disabilità diventa emarginazione e mantiene accezione negativa, quando non si riesce ad avere lo sguardo oltre le imperfezioni. Lavorando in tantissimi progetti con handicap di diverso grado, dall’autismo, all’epilessia, agli stati alterati di coscienza, alle patologie degenerative, ho sempre avuto un sorriso sul volto, perché credo fermamente che i migliori insegnamenti di vita vengano dalle strategie di sopravvivenza.

F.: Credo sia molto importante parlare di disabilità oggi, come di ogni tema sociale che, nonostante i grandi passi avanti, restano sempre un po’ indietro. Oggi la disabilità non va più nascosta, non è qualcosa di cui vergognarsi. Le persone “diverse” (ma poi diverse da chi? Da cosa?) vivono la propria vita in modo “normale” (cos’è la normalità?). Nonostante ciò, le barriere, non solo puramente architettoniche, sono ancora presenti e difficili da abbattere. Non tutti hanno forza e volontà per combattere battaglie che possono diventare estenuanti, affogando nella burocrazia e nella triste ottusità delle persone. Quindi decisamente sì, occorre parlare di disabilità.

Cosa si può fare, a vostro giudizio, per incrementare l’inclusione?

R.: Inclusione, integrazione, sono concetti che evidenziano la sussistenza dei loro opposti. Si include perché qualcuno è stato escluso. Si integra coloro che non riescono ad avere un rispecchiamento positivo con l’ambiente che li circonda. Tra le numerose e disparate terminologie nelle quali mi sono imbattuta in questi anni, trovo che l’unica verità risieda nel comprendere davvero chi si ha di fronte. Ovviamente credo che per riuscire in questo occorra predisposizione umana, sensibilità ed empatia, considerando l’altro sempre come Persona con gli stessi diritti e opportunità.

F.: Come per la maggior parte delle cose, credo che la base sia la famiglia, affiancata dalla scuola. Genitori, insegnanti, assistenti hanno il dovere morale e civile di lavorare insieme per un obiettivo comune. Purtroppo, come già risposto in precedenza, i muri sono ancora molto alti. Credo sia importante dare a tutti la possibilità di esprimersi secondo le proprie potenzialità e mettendo in risalto le caratteristiche personali di ognuno. C’è bisogno di tanta istruzione, di insegnamenti che vadano oltre il libro e che diventino materia di vita, di cultura personale, di conoscenza. C’è necessità di sfatare antichi pregiudizi, soprattutto in Paesi ancorati a tradizioni e leggende che mettono in pericolo la vita di alcune persone solo perché considerate diverse. Bisogna avere l’intelligenza di guardare oltre, in un reciproco arricchimento che, ne sono certa, può dare molto di più proprio a noi “persone normali”.

Roberta, tu operi nel mondo della scuola. Quanto c’è ancora da fare in questo campo e in generale? Da dove partire, cosa è più urgente?

R.: Essere docenti ed esserlo nel sostegno, oggi richiede una riconsiderazione della didattica, delle metodologie, delle competenze professionali e delle capacità di accomodamento continuo rispetto a chi abbiamo davanti ogni giorno. La scuola è un ambito educativo, ma le competenze, le abilità, gli obiettivi devono riuscire a translare dai testi e dalle classiche lezioni frontali per permettere a tutti, nel rispetto dei tempi e delle potenzialità, di far parte del grembo classe. Ci sono ancora molte barriere, c’è molto da fare e rispetto alla disabilità ancor più. Negli ultimi anni non nego sono aumentati i casi di criticità, ove è necessaria non solo un’attenzione da parte del docente, ma fondamentale è il sostegno e il confronto continuo con le famiglie. Sono mutati gli stili di vita e in una realtà che scorre a grande velocità e ci tiene fortemente impegnati, non possiamo trascurare il bene più prezioso che è quella materia umana che necessita e ha diritto di crescere in un rispecchiamento sano e positivo.

Consigliateci qualche libro che avete letto durante la quarantena.

F.: Nonostante la mia fame mai sazia di libri, la quarantena ha creato, in me, una sorta di blocco. La concentrazione era ridotta allo zero e ho incontrato serie difficoltà sia nella lettura che nella scrittura. I libri che ho letto e che consiglio sono: “Lettera alla sposa”, un romanzo breve di Licia Allara, autrice esordiente che è riuscita a catturare la mia scarsa attenzione attraverso le pagine del suo libro che fanno riflettere su tutti quei piccoli e grandi avvenimenti che hanno guidato, o dai quali ci siamo fatti guidare, la nostra vita. Un altro libro che mi ha appassionato è stato “L’isola sotto il mare” di Isabel Allende, una delle mie scrittrici preferite e che non ha bisogno di presentazioni. La sua scrittura è riuscita, come sempre, a farmi volare verso luoghi lontani sulle ali della curiosità e dell’interesse più vivo. Infine, ho letto un libro molto interessante della giornalista e scrittrice Elisabetta Rasy, dal titolo “Le disobbedienti. Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte”. L’autrice delinea i ritratti di sei artiste che hanno rivoluzionato la propria vita e il modo di fare arte. Consigliato anche a chi ama le biografie.

Come vedete il mercato dell’editoria oggi?

F.: Indubbiamente è un mercato difficile, particolare, spesso legato, per certi versi, più all’apparenza che alla sostanza. Si pubblicano testi di ogni genere, anche a causa delle case editrici a pagamento, e i lettori sono sempre di meno. La fetta di torta più grande è in mano alle case editrici più conosciute mentre i piccoli editori, di solito, pubblicano opere più di nicchia. Il problema fondamentale, però, credo sia proprio il basso indice di lettura. Pochi lettori, pochi acquirenti di libri.