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Incontro con Rossana Fanny Duvall

Incontro con Rossana Fanny Duvall


Il suo “L’ombra del male” è uscito poche settimane fa, ma Rossana Fanny Duvall fa già parte della famiglia di Placebook publishing & Writer Agency da oltre un anno. A marzo del 2019 ha infatti pubblicato “Legami di sangue e vite spezzate”. La scrittrice milanese, classe 1964, vive a Treviso con il marito da ormai 18 anni. L’abbiamo incontrata per un’intervista che proponiamo ai lettori di Kukaos.

Di cosa ti occupi nella vita e chi è Rossana Fanny Duvall?

In questo momento di stallo forzato mi diletto a cucinare, scrivere e cucire. Passioni che coltivo da sempre come la scrittura, le altre invece solo da qualche anno ma con grandi soddisfazioni.
Sono una persona romantica, sognatrice ma riflessiva allo stesso tempo.

Il sorriso è l’arma con cui spesso abbatto le barriere della stupidità di alcuni, ma soprattutto mi permette di guardare il mondo con occhi diversi, un po’ come avere il bicchiere mezzo pieno… in modo da avere sempre una scelta per cui valga la pena lasciarsi andare.


Di cosa tratta l’Ombra del male?

È un giallo ricco di colpi di scena, dall’intreccio incalzante e dal linguaggio familiare e scorrevole. Venezia, Roma, Argentario, sono alcuni degli scenari intriganti dentro i quali si muove, da vittima o da protagonista, Chiara, una giovane fotoreporter dalle incalzanti aspettative, che negli intrighi di realtà labirintiche e tortuose, con le quali si incontrano o si scontrano la passione, la voglia vivere, la curiosità, l’ansia di affermazione professionale, il disincanto esistenziale, il realismo di donna fragile e nello stesso determinata, che sicuramente intuisce obbiettivi e percorsi per raggiungerlo.
Il romanzo può essere letto come la tesi che “nella vita tutto è imprevedibile e nulla è impossibile”. Sicuramente Chiara, nel procedere nei meandri dell’esistenza, non si aspetta tanto di imprevedibile e tanto possibile; ne esce perdendosi e ritrovandosi nel gioco dell’amore che succede e basta.

Un amore che sboccia all’improvviso, che sfuma, inquieto e trasgressivo, passione pura e calcolo cinico, intimità, esibizione e provocazione, inganno, acqua fresca e rigenerante che sgorga dal sottosuolo di onestà e di autenticità, che pure esiste; basta avere il cuore puro e la sensibilità contagiante per intercettarlo e viverlo.


Cosa ti ha ispirato questa storia?

A perseguire con tenacia ciò che vogliamo raggiungere, anche se a volte a discapito di qualcosa o qualcuno, ma fa parte della vita. È un monito a non cedere, ma a reagire.

Una ricerca estenuante di ritrovare sé stessi, cercando nuovo stimoli alla vita disordinata e a tratti effimera in cui si è catapultati. Forse è proprio per questo che cerco di esprimere attraverso il personaggio di Chiara, andando oltre la semplice visibilità, che nasce dai contrasti forti e risoluti che trova attraverso in tutto il suo percorso, fatto di gesti significativi e anche di grandi delusioni.


Come ti sei avvicinata alla scrittura?

All’età di 10 anni. Ho vissuto per sette anni in collegio a Luino, sul lago Maggiore e quando i miei mi hanno detto che non sarei più tornata, ho avuto una crisi esistenziale e da quel momento iniziai a scrivere lettere alle mie compagne, alle suore e cane Gigio, che avevo lasciato là da solo.

Avevo solo 10 anni è vero, ma compresi  presto la sensazione di vuoto che si prova quando perdi qualcuno di importante e che non rivedrai mai più.

Scrivere mi servì a metabolizzare il dolore che mi stava devastando.


Com’è avvenuto il passaggio dallo scrivere poesie alla prosa?

È stato del tutto casuale. Scrivevo su un blog insieme ad altri scrittori e di punto in bianco decisi di provare a scrivere un racconto. Piacque talmente tanto che qualcuno mi esortò ad ampliare la storia per farla diventare un vero romanzo. Ci misi un po’, però alla fine riuscii a scrivere il mio primo romanzo. Ero così emozionata che non mi sembrava vero.

Come vivi la poesia e la prosa e quali differenze ci sono per te tra le due?

In maniera decisamente diversa. La poesia riesce a far emergere il lato introspettivo di ogni cosa che vivo in quel momento, mi carica di emozioni, mi libera.

Mentre la prosa mi da l’opportunità di conoscere più a fondo le trame che intendo perseguire, motivandomi ad una ricerca ed una lettura serrata del materiale che intendo produrre.

Per il prossimo romanzo ad esempio, mi occuperò dei testimoni di giustizia, un tema decisamente delicato, ma che mi ha colpito profondamente.


Preferisci stilare una scaletta o vai dove ti porta la storia?

All’inizio non avendo dimestichezza con la scrittura, scrivevo ad oltranza seguendo l’istinto; poi con il secondo romanzo, ho acquisito l’abilità e la tecnica dove, fare una scaletta sia dei luoghi, dei personaggi e delle situazioni, diventava essenziale, in modo da  avere una chiara visuale di ciò che volevo scrivere.


Ci sono autori che ti hanno influenzato?

In realtà non sono stata influenzata da nessun autore, anche se ne ho amati molti e che seguo tutt’oggi con grande ammirazione.

Il vissuto e la vita in generale, sono stati un contributo interessante per le mie storie, concentrandomi sull’attualità e da lì,  nascono spesso le mie idee.


Progetti futuri?

A parte buttare le basi per il prossimo romanzo come ho accentato sopra, ho scritto una sceneggiatura teatrale dal titolo: Il VALORE UMANO.  “Viola, una storia di sofferenza e di riscatto”.

Vorrei poter riportare in giro, quando sarà possibile, le “Serate Emozionali”, mettendo insieme una ventina di persone  che non si conoscono tra loro, con un solo denominatore comune: la sottoscritta e una lettera a tema scritta precedentemente. Ognuno dei presenti leggerà la lettera di un altro, interpretandola come se fosse la sua ad alta voce per poi fare delle riflessioni.

Qualche libro da consigliare ai lettori di Kukaos che hai letto di recente? 

Sinceramente?

Il mio consiglio è di leggere i libri delle collane di Pedrazzi Editore. Sono autori emergenti che come me sono stati messi in primo piano pur non conoscendoci, dandoci fiducia, dando spazio alla nostra creatività, supportati dall’inizio alla fine per veder nascere il nostro progetto.

E’ un atto dovuto, se non altro per conoscere nuovi autori e percorrere con loro quella strada che qualcuno ci ha aperto senza incorrere in qualche trappola editoriale come spesso succede.

Quindi no, non ho libri da consigliare, perché trovo che un libro sia unico per chi lo le legge, un po’ come i profumi, non a tutti stanno bene, ma a volte basta osare…

Però ciò che posso suggerire è di non smettere mai di leggere perché è un po’ come sognare, come viaggiare attraversando mondi immaginari per il quale si è pronti a mettersi in gioco, esattamente come per il o la protagonista, che seguiamo con il fiato sospeso, nelle nostre letture.