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Kukaos magazine incontra il maestro Pier Celeste Marchetti

Kukaos magazine incontra il maestro Pier Celeste Marchetti

Incontriamo un altro eccellente personaggio che fa parte della famiglia PlaceBook Publishing&Writer Agency, il maestro  Pier Celeste Marchetti, autore de “Il bambino senza un nome”.


Ciao Pier Celeste, mi permetto di darti del tu, iniziamo subito con una domanda classica: chi è Pier Celeste Marchetti?

Sono esattamente il bambino del mio primo libro pubblicato con Pedrazzi Editore. Un bambino che, spinto dalla curiosità, animato dalla voglia di arricchire la propria conoscenza e da una fantasia illimitata, ha girato il mondo ed ha attraversato la Storia.

Questo grazie, forse, anche alla mia condizione di apolide. Nato a Fanzolo di Riese (TV), vissuto a Fanzolo di Vedelago (TV), Fonzaso (BL), Bassano (VI), ancora Fonzaso, poi Belluno, quindi Lussemburgo e Mamer (Granducato di Lussemburgo), Este (PD), dove ancora vivo, con due parentesi a Huatusco de Chicuellar (Veracruz, Messico). Mi sono sempre trovato bene lì dove vivevo e nel  momento in cui vivevo, quindi mi ritengo anche un apolide dello spirito.


“Pier Celeste” non è  un nome comune, ci puoi raccontare perché i tuoi genitori hanno scelto proprio questo?

Pier Celeste sta per Pietro Celestino. I miei genitori, come era d’uso una volta, volevano darmi il nome di parenti defunti prima che io nascessi, in questo caso i due nonni. Quando mio padre s’è recato in Comune per registrare la mia nascita con questi due nomi, l’impiegato dell’anagrafe gli ha detto che sarebbe stato meglio accorciarli, per evitare che nell’uso quotidiano uno dei due prevalesse sull’altro, e propose per l’appunto Pier Celeste. E così è stato.


Quali libri hai pubblicato oltre a “Il bambino senza un nome”?

Il bambino senza un nome è stato pubblicato in formato epub nel 2013. Nel 2003, invece ho pubblicato in formato cartaceo Per le vie del mondo, Ed. Sovera, Roma. Si tratta di una raccolta di testimonianze sulla vita in emigrazione di emigranti bellunesi, precedentemente pubblicate mensilmente nella rivista Bellunesi nel Mondo, Belluno.Bene, parliamo del tuo ultimo libro, raccontaci di cosa parla o meglio descrivici qual è il filo conduttore che lega i racconti che lo compongono.

Riassumerlo non è facile, perché è una raccolta di racconti, di contenuti molto diversi uno dall’altro, che nascono ognuno dal racconto precedente o che anticipano il o anche i capitoli successivi. Tuttavia sono legati da un filo conduttore, il pensiero del bambino senza nome.


Cosa pensi dell’esperienza con PlaceBook Publishing&Writer Agency?

È iniziata solo da qualche mese, ma mi trovo benissimo, per la puntualità e l’immediatezza dei contatti con l’Editore. Non  dimentico, inoltre, la cortesia dello stesso.


Nelle tue note biografiche leggiamo che hai viaggiato molto e ti sei occupato di volontariato, ci puoi raccontare qualche esperienza o aneddoto significativi?

La mia carriera, iniziata come insegnante elementare nelle scuole di montagna della provincia di Belluno, è poi proseguita nella Scuola europea di Lussemburgo, come insegnate elementare in una classe italiana, insegnante di Francese in una classe plurinazionale e insegnante di Remedial Teaching (per alunni in difficoltà di apprendimento). Nella Scuola europea ho avuto anche incarichi didattici, come rappresentante della Sezione italiana, rappresentate del personale della Scuola, membro del Comitato pedagogico e della Commissione per la riforma dei programmi di lingua italiana nelle Scuole europee.
Nel periodo di permanenza nel Granducato di Lussemburgo mi sono occupato da subito di immigrazione, come Presidente della Famiglia bellunese di Lussemburgo e cofondatore dell’Associazione di sostegno dei lavoratori immigrati, organizzando manifestazioni sociali e culturali.
Sempre in quel periodo sono stato fondatore e membro del Circolo culturale italiano Fratelli Rosselli, organizzando conferenze con personalità italiane di spicco, quali Indro Montanelli, Leo Valiani e Pininfarina.
Rientrato in Italia nel 1986, esseno diventato di ruolo nelle Scuole secondarie di II grado, ho insegnato  Francese nell’ITCG J. F. Kennedy di Monselice (PD), dove sono stato anche vice preside fino al pensionamento.
Nel frattempo, ho continuato ad occuparmi di emigrazione, come consigliere e membro del Direttivo dell’Associazione Bellunesi nel Mondo e redattore del mensile Bellunesi nel Mondo.
Una volta pensionato, sono andato come volontario per due anni (il 2000 e 2004) ad insegnare Italiano nella Biblioteca italiana di Huatusco de Chicuellar, Veracruz, Messico e, nel 2004, anche nell’Istituto Tecnologico Superiore della stessa città.


Una domanda classica per uno scrittore: da cosa prendi l’ispirazione?

Prendo l’ispirazione dal mio passato, dai miei viaggi, dalle mie letture. A volte, però, l’ispirazione mi arriva improvvisamente senza motivo durante le mie passeggiate quotidiane.


In questo periodo tutti noi stiamo vivendo un momento particolare, dove è comune fare delle riflessioni. Puoi descriverci quali sono le tue e cos’è la vita per te?

Anche se viaggio parecchio, l’isolamento per me non è una costrizione. Mi consente di raccogliere i miei pensieri, di riflettere e di trasferirli sulla carta. Nel contempo, l’attuale situazione dà la stessa risposta alla domanda che cos’è la vita che io ho sempre dato e che è presente anche nei miei racconti: la vita è un’opportunità. È un dono prezioso, che si deve far fruttare come i talenti della parabola evangelica.


Ancora un paio di domande: qual è il tuo prossimo progetto?

Il mio prossimo progetto, oltre alla pubblicazione del volume “L’arcobaleno”, che è già in mano dell’Editore Fabio Pedrazzi, è la pubblicazione di altri due volumi, uno scritto a quattro mani con mio fratello Giorgio e l’altro un’autobiografia particolare che mescola un viaggio storico materiale con un viaggio spirituale.


E per concludere: che tipo di messaggio vorresti comunicare con i tuoi libri?

Vorrei trasmettere il desiderio di conoscere e la magia del sogno.

A questo punto, ringraziandolo, mi congedo da Pier Celeste, lieto di averlo conosciuto.