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La filosofia dell’Alchimista

La filosofia dell’Alchimista

di Fabio Pedrazzi

L’uomo sedeva su di uno sgabello di legno piuttosto malconcio. Era immerso nella lettura di un vecchio libro, rilegato in pelle, con le pagine ormai ingiallite dal tempo. Sentì un brivido passargli lungo la schiena, poi giù, sino alle caviglie. Una voce femminile s’insinuò nella stanza. Era il suo nome che veniva pronunciato.

«Non avere paura, non andare nella notte… ti vedrei lo stesso»

«Chi sei?»

«Non mi vedi?»

«Sfocata… vedo che sei una donna, vedo il vestito bianco»

«Vedi altro?»

«Hai un gufo sulla spalla»

«A volte gufo a volte civetta»

«Capisco»

«Strano»

«Cosa?»

«Che tu capisca»

«Sono un alchimista, fa parte del mio essere capire, per lo meno cercare di farlo»

La donna si spostò verso una grande finestra che illuminava la stanza. Posò la mano destra su di un grosso boccione verde che conteneva un piccolo drago addormentato. Accarezzò il vetro e la bestia si svegliò. Sembrava irritato, irrequieto, non calmo.

«Fai attenzione, non togliere il tappo»

La donna sorrise.

«Tu sei il tappo»

«Io l’ho chiuso, imprigionato per controllarlo»

«Tu sei il drago»

«Io sono l’alchimista che mette in atto la formula, la trasmutazione»

«Tu sei formula, trasmutazione e materia»

L’uomo si alzò. Accese una fiammella sotto un alambicco e accese il fuoco nel camino. Faceva freddo quella mattina, ma il fuoco serviva per altro. L’Atanor doveva scaldarsi per arrivare alla giusta temperatura. La donna, eterea e impalpabile, sfogliò il libro che l’alchimista stava leggendo. Passò la mano sinistra sulle pagine bianche e comparvero righe nere di parole arcane.

«Che fai? Perché sfogli il mio libro?»

«Ho aggiunto le menzogne»

«A che mi servono? Io cerco la Verità»

«La Verità sta nelle menzogne e viceversa»

L’uomo chiuse il libro e la donna scomparve.