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La Tabula Smaragdina

La Tabula Smaragdina

di Lucia La Macchia

La Tavola di Smeraldo o Tavola Smeraldina costituisce l’assunto di base della visione esoterica del mondo, che possiamo così riassumere ” Il visibile è il simbolo dell’ invisibile”.
È quindi un testo esoterico, comparso nel medioevo, attribuito dalla tradizione ad Ermete Trismegisto (il Tre volte Grandissimo), il grande sacerdote che portò la scienza iniziatica nell’antico Egitto, dove era conosciuto come Thot, il Dio che ha portato l’alfabeto agli uomini
Secondo il pensiero tradizionale Ermete era detto tale, cioè tre volte grande, perché era un grandissimo filosofo,  sacerdote, e re. Era ” Hermes Triplex”, re, filosofo e profeta.
È stato scritto di lui : “Vide l’ insieme delle cose, e avendo visto, comprese, e avendo compreso, ebbe il potere di rivelare e di mostrare. Le cose che egli conobbe, le incise, e avendole incise, le nascose. E per meglio amarle impose sulla maggior parte di esse il silenzio in modo che ogni generazione venuta al mondo, in seguito, dovesse cercarle.”.
La Tavola di Smeraldo è stata tradotta dall’arabo in latino nel 1250. 
I Precetti furono trovati,  prima dell’era cristiana,  in una tomba egizia, iscritti su una tavola di Smeraldo.
Eliphas Levi scrisse che essa contiene “l’unità dell’essere e l’unità delle armonie, sia ascendenti che discendenti; la legge immutabile del Verbo; la legge immutabile dell’equilibrio e il progresso proporzionale delle analogie universali….”
Autore di questa tavola è un Hermes, un essere, umano e divino, il quale in questa tavola ha saputo fondere tutto sė stesso.


Testo

Questo Ä— vero senza menzogna, certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto
E ciò che è in alto è come ciò che è in basso
Per fare i miracoli della cosa una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica per adattamento.
Il Sole è suo Padre, la Luna è sua Madre, il Vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di ogni telesma, di tutto il mondo è qui. La sua forza è intera, se essa è convertita in terra.
Tu Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso 
dolcemente e con grande industria. Egli sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.
Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l’ oscurità fuggirà da te. È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida
Così è stato creato il mondo.
Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui.
È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, possedendo le tre parti della Filosofia del mondo intero.
Ciò che ho detto dell’operazione del Sole è compiuto e terminato.

Ecco, queste sono le 10 affermazioni che compongono la tavola di Smeraldo.
Non nego che ogni volta che le leggo mi si accappona la pelle.
Ed è successo anche alla prima lettura, quando non conoscevo niente di questo mondo, pur non capendo di primo acchito niente o quasi.
Per questo motivo ho deciso, in questa mia rubrica, di considerare una per una, le dieci affermazioni che compongono la tavola di Smeraldo.

1) Prima Affermazione.

Questo è vero senza menzogna, certo e verissimo.

Su questa affermazione è stato versato davvero molto inchiostro! Varie tesi e supposizioni…
Ma Ermete non Ä— un filosofo pedante, assorto in concetti astratti. Ermete è il padre dell’ermetismo. É un pratico che ha constatato dei fatti e ad essi si riferisce, più che alle cause, sulle quali anche per lui può esserci un velo di mistero….
E proprio per questo, visto che non può dare una spiegazione logica esauriente, è costretto a dare ripetute assicurazioni (è vero, è vero senza errore, è certo e verissimo).
Quindi la sua triplice affermazione è legata al bisogno di persuadere, perché se uno come lui, pregno di ammirabile scienza, insiste nel dire che è vero, ė vero senza errore, è certo e verissimo, allora vuol dire che ė vero.
Ermete, ci mette la faccia, dicendo in pratica: ” Puoi essere sicuro, perché mi consta personalmente e mi devi credere. La cosa va fatta certamente in questo modo”.

2) Seconda Affermazione

Ciò che é in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto ė come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una.

Questa affermazione va esaminata da due fronti: vale a dire che bisogna mettersi nella condizione di chi l’ ha scritta (cioè di un Hermes), e nella condizione di un uomo comune.
Immaginiamo un vaso colmo di acqua, e immaginiamo che l’acqua non sia un elemento materiale qualsiasi, ma un “essere cosciente e sensibile”.
Questo strano essere-acqua prende la forma del vaso che lo contiene e ne avverte intorno la natura solida e stabile completamente opposta alla propria consistenza particolare.
A poco a poco finirà per sentirsi tutt’uno con la forma che lo contiene, tranne dal punto dal quale Ä— entrato (bocca del vaso), la cui superficie libera è a contatto con l’aria e gli dà l’impressione dell’ infinito.
Se il vaso è trasparente, dal suo spazio limitato, non gli mancherà la visione, e quindi l’ impressione dell’infinito. Più il vaso è opaco, meno sarà possibile questa visione.
Come per assuefazione si sentirà quindi un tutt’uno col vaso, come pure con l’infinito dalla parte dove gli è possibile.
Ma in queste condizioni è davvero esposto a una certa sofferenza: il suo stato di coscienza sarà alternante, a seconda dell’ uno o dell’altro  contatto, dubitando così alternativamente della propria realtà limite o della propria realtà infinita.
Questa situazione lo rende dimentico di sé stesso, permeato com’è ad avvertire le sensazioni che arrivano dal suo mondo.
Ma se gli fosse possibile concentrarsi in sé stesso fino a sentirsi come realmente é, cioè acqua, allora grazie al proprio elemento, avvertirebbe la propria natura in una specie di separazione, senza perdere la forma dovuta al vaso, né il contatto con l’ infinito dovuto alla parte libera.
In queste condizioni, prevalendo la coscienza del suo “vero stato di essere”, il basso (vaso) e l’alto (aria), verrebbero percepiti come due contatti di analoga importanza, ma di inversa natura: uno limitativo, l’altro estensivo, mobile. Ed ecco che potrebbe dire allora: Quello che è in basso è come quello che è in alto e viceversa….
E cioè:
Alto e basso mi sono estranei, interferiscono sulla mia identità, ma sono le condizioni indispensabili di contrasto dove mi sento io in una forma e a contatto con l infinito, e cioè per sentirmi una cosa sola e unica con me stesso.

Esaminata da un Hermes, dal di fuori, l’affermazione va rettificata cosi:
Per produrre il miracolo della cosa unica occorre che l’alto sia come il basso e viceversa
Vale a dire che si pervenga alla constatazione degli inversi limiti che ci condizionano attraverso una forma di separazione che in realtà non ci separa dal tutto, ma ci restituisce a noi stessi.
Vale a dire che tutto ciò che troviamo dentro di noi, esiste anche in cielo e viceversa, nonché in infiniti piani di esistenza. Vale a dire, che uno dei mezzi con cui l’uomo può venire a conoscenza della Forza Creatrice (Universo) è la comprensione di sé stesso.
Come in alto cosi in basso, significa anche che quello che seminiamo nei nostri pensieri ricadrà nella nostra realtà fisica e che quello che riusciremo a trasformare o non trasformare nelle nostre società (macrosistemi) ricadrà all’interno delle nostre relazioni personali e della nostra vita quotidiana (microsistemi).

Il basso è la materia (il corpo) e i mondi formati.
L’alto è lo Spirito e i mondi non manifesti. Tra i due aspetti dell’esistenza non vi è soluzione di continuità, ma una specularità perfetta che solo il vero iniziato conosce.

Continua…