Crea sito

La torta paesana della festa di Lissone

Di Marina Formenti

La prossima domenica sarà la festa padronale del mio paese. Mi piace chiamarlo paese, come diceva mia nonna, anche se è una città di oltre 46.000 abitanti. Siamo una delle città più urbanizzate d’Italia. Siamo il Comune n. 175 a livello italiano per popolazione residente. Uno sviluppo che affonda le radici nel passato, ricco di tante storie. Tra queste l’inventore della chiave Brugola. Il signor Brugola inventò questa meraviglia di chiave universale e poi il nostro fiore all’occhiello: primo centro europeo del mobile, che da ragazzina trovavo così noioso! Mobili, mobili, mobili. Esposizioni su esposizioni di mobili. Solo una cartolaia con qualche bambola in vetrina e i pastelli. Una città piena di negozi… ma di mobili.
Mio papà, mio nonno, il bisnonno, il trisnonno… tutti: artigiani falegnami. Crapa da legn! Teste dure decìs! Il nostro emblema è un caprone, ma di questo parlerò un’altra volta.

La festa è da sempre la terza domenica di ottobre. E già da settembre qui in Brianza, inizia il tour delle feste e delle torte paesane. Premetto che Lissone è fuori dalla piantina della Brianza, come del resto Monza. Infatti la provincia cita: Monza e Brianza. La Brianza è una zona geografica vicina a Milano, che comprende le province di Monza e Lecco fino a Como .

La Brianza

E la torta paesana è la torta tipica. Un dolce popolare una volta realizzato con ingredienti poveri e genuini. In tempi lontani veniva preparata con ciò che offriva la povera dispensa casalinga: l’ingrediente principale era il pane avanzato ‘’posso‘’ che vuol dire raffermo, inzuppato nel latte e cacao. In alcuni comuni (paesi) oltre alla variante degli ingredienti, tranne i principali, c’è la variante del nome. Torta nera, torta di latte, torta di pane, paciarella… insomma ognuno ha la propria ricetta segreta, custodita gelosamente da madre in figlia . I miei ricordi mi riportano a mia nonna .
I preparativi iniziavano dal mercoledì sera. Acquistati e recuperati gli ingredienti, si metteva a bagno la torta, facendo le ore piccole. L’eccitazione era tale che non riuscivamo ad andare a dormire, mio fratello ed io, anche se c’era la scuola il giorno dopo. Per due giorni doveva riposare nella pentolona.

E questa calava notevolmente di livello perché andavamo ad assaggiare e la mangiavamo cruda. Finché arrivava il fatidico venerdì! Si portava a cuocere la torta dal fornaio Biagio, avvolta in un canovaccio di lino o di cotone, uno di quelli belli per intenderci. Si scriveva il proprio nome sulla teglia, con il pastello blu e si partiva in questa processione di donne e bambini curiosi, con le torte . Era l’occasione per vedere il fuoco in un forno così grande. Rigorosamente il venerdì pomeriggio alle 14:00 perché alle 16:00 c’era l’infornata di pane della sera. Ma quanto pane vendevano i fornai di una volta? Finalmente arrivava la domenica della festa! Tutta la gente era felice e ben disposta verso il prossimo. Le ragazze agghindate con i vestiti nuovi. Il cappotto nuovo era un classico per tutti e anche se faceva caldo si indossava comunque. Slacciato così si poteva vedere il sotto, per sfoggiare la propria eleganza. Chissà mai, per le ragazze in età da marito, l’avrebbero incontrato lì. Lo sentivo nei discorsi dei grandi, a me interessavano le giostre che arrivavano già dal martedì, dal momento che questa festa era un gran richiamo in quanto la più grande della Brianza. Ancora oggi l’area disponibile è sempre quella del mercato settimanale equivalente allo spazio delle ‘’ex-Varesine’’ per chi le ricorda, di Milano. Per capirci uno spazio veramente molto grande. Mi piaceva molto l’autoscontro e il ragazzo figlio del proprietario, mi regalava i gettoni, e la mia meravigliata sorpresa quando mi accingevo alla cassa, le sue dediche al microfono con le canzoni d’amore mi facevano arrossire senza capire niente di quello che alludeva. Roba da grandi.

La pista dell’autoscontro

Si festeggiava con il pranzo della domenica, quasi uguale a quello di Natale!
Gli antipasti: classici salumi brianzoli: salame Milano, salame Brianza, salame cotto, prosciutto cotto e crudo, la spalla cruda e cotta, (oggi hanno cambiato nome) e poi i sottaceti, l’insalata russa e la mostarda, riservata a mia nonna e mio papà. Una prelibatezza che non comprendevo e non volevo assaggiare come le cose impegnative e troppo grandi per te e non ti senti adeguato perché comporta uno sforzo insormontabile. E poi arriva la variante dei primi piatti. A differenza del pranzo di Natale: risotto, nelle varie specialità di casa mia. Cassoeula: si apriva la stagione o  alla festa di Lissone o al 2 novembre. Compleanno di mio fratello: commemorazione dei defunti. Diciamo che per la mia famiglia, il giorno dei morti, è un giorno di festa. Quindi alla festa di Lissone se non si mangiava la Cassoeula che riempie per tre giorni, lasagne, arrosti vari, patate arrosto, che non sono quelle dei ristoranti e anche qui si apre un capitolo ma lo scriverò un’altra volta… alla fine se avanzava una fettina di torta, dopo la festa, si offriva alla vicina di casa per il confronto e la votazione della torta migliore. Ancora oggi quando assaggio le varie torte paesane delle amiche o dei miei parenti o quelle delle panetterie o pasticcerie che continuano la tradizione e produzione, penso: È più buona la mia! E qui la ricetta: 

Dose per 2 litri di latte:

  • 2 litri di latte
  • 2 panini
  • 400g di amaretti
  • 200g di uvetta
  • 200g di cedro candito
  • 1 pan d’anice
  • 200g di savoiardi
  • 150g di cacao amaro
  • 150g di cacao dolce
  • 100g di cioccolato fondente
  • 1 bustina di vanillina
  • 1 bustina di zucchero a velo
  • 1 bustina di zucchero vanigliato
  • 1 bustina di lievito in polvere
  • 1 bustina di pinoli
  • 1 pizzico di sale
  • 1 mostaccino
  • 2 uova intere
  • 2 cucchiai di zucchero.

Preparazione:

Mettere in ammollo nel latte tiepido il pane, gli amaretti, il pan d’anice e i savoiardi. Lasciare in infusione almeno 2 ore. Aggiungere il cacao, il cioccolato e le varie bustine. Mescolate fortemente, in modo che gli ingredienti si sfacciano completamente. Da ultimo aggiungere l’uvetta sultanina, il cedro e i pinoli.
Imburrare la teglia e versarvi il composto. Scaldare il forno a 200 gradi e cuocere la torta per circa un’ora.

Buona torta paesana a tutti!

Ti potrebbe interessare anche...