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La vita

A volte la vita ci scorre davanti come un fiume pieno di detriti. Questi detriti sono parole scritte nel vento senza dar loro un indirizzo preciso. Così chi le deve ricevere non potrà mai comprenderle.
Spesso vale di più un solo ciao, inviato con il cuore, che le belle parole di cento canzoni.

Sorridere. Si forza dai! Anche se ci vuole coraggio quando non c’è il motivo.
Scrivere, sarà forse inutile, infantile, ma scrivendo ciò che proviamo, che sentiamo dentro, può essere un modo per recuperare il sorriso perduto, almeno finché il tempo non approfondirà la ragione.
Allora se hai perso il sorriso scrivi e comincia a riempire di colori le parole.
Se nel frattempo sopraggiunge la voglia di scappare, di piantare tutto e tutti, ricordiamoci che tutto il mondo è paese, vittima delle stesse delusioni, fatiche ed amarezze.
Nessun omino verde verrà a prenderci per portarci su un disco volante, nel mondo che immaginiamo.

Quel mondo dobbiamo costruircelo noi.

Allora cerchiamo di lottare per avere un poco di quello che sogniamo,
forse lealtà e amore, forse successo, fosse solamente un po’ di serenità.
So che le crisi sono in agguato, di fede, di morale, crisi in sé stessi.

Proviamo a sdoppiarci ed osserviamoci.
Chi vive dentro il nostro debole corpo? Il nostro essere o ciò che è stato costruito, che è cresciuto e vissuto plasmato dai duri ostacoli incontrati? E’ giusto e doveroso cadere per poi rialzarsi e ricominciare, è così che si cresce, normale a qualunque età.
La psiche da colpa all’individuo senziente che si nutre, nel travaglio spirituale, della coscienza dell’essere che si raggiunge con la consapevolezza del “siamo”.
Non dobbiamo essere inconsce marionette guidate dalle mani del destino, il terribile burattinaio che comanda tutto e tutti e che ci forgia persino il carattere, quella trottola senza pace.
Dobbiamo lottare per cercare di raggiungere la consapevolezza del “siamo”: questa è la spinta per vivere.
E noi viviamo.
L’importante è questo anche se alcune cicatrici rimangono indelebili nel tempo, cicatrici finte create da noi stessi e cicatrici provocate da chi crede di non sapere.
Forse basterebbe poco per sanarle, ma l’ostacolo non è il non saperlo fare, ma il non volerlo fare.

La psiche da colpa all’individuo senziente che si nutre, nel travaglio spirituale, della coscienza dell’essere che si raggiunge con la consapevolezza del “siamo”.
Non dobbiamo essere inconsce marionette guidate dalle mani del destino, il terribile burattinaio che comanda tutto e tutti e che ci forgia persino il carattere, quella trottola senza pace.
Dobbiamo lottare per cercare di raggiungere la consapevolezza del “siamo”: questa è la spinta per vivere.
E noi viviamo.
L’importante è questo anche se alcune cicatrici rimangono indelebili nel tempo, cicatrici finte create da noi stessi e cicatrici provocate da chi crede di non sapere.
Forse basterebbe poco per sanarle, ma l’ostacolo non è il non saperlo fare, ma il non volerlo fare.

Della serie “E’ sempre un bel giorno per essere vivi”.

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