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LE POESIE DEI QUATTRO ELEMENTI Terra, Acqua, Aria, Fuoco.

LE POESIE DEI QUATTRO ELEMENTI Terra, Acqua, Aria, Fuoco.

Abbiamo già avuto modo di conoscere Arnaldo Citterio scrittore e poeta di Magenta con il suo libro “Quel piccolo Bastardo – Diario di un osteria perduta, edito da Pedrazzi Editore, dove attraverso la saggezza di Geppetto, un vecchio amante del barbera, ci ha introdotto nella profondità dell’essere. L’Io, il Sé, la scintilla divina nella natura umana. In questa raccolta di poesie scende ancora più in profondità. Ogni poesia è una immersione dentro le emozioni, le parole scritte diventano musica alle orecchie. Si riesce a percepire il freddo del ghiaccio scottandosi le dita, la brezza primaverile in un campo di papaveri e la rabbia del mare in un giorno di tempesta invernale. Si possono vedere, sentire e toccare.

Arnaldo Citterio

La prefazione curata da Fabio Pedrazzi ne dà una bellissima chiave di lettura esoterica.  Conosci te stesso.   
Le poesie dei quattro elementi edito da: PEDRAZZI Editore.

Terra, Acqua, Aria e Fuoco

L’essere umano da sempre si pone domande: chi sono io? Perché sono qui? Qual è il mio scopo? Attraverso le sue poesie Arnaldo Citterio ci mostra molti aspetti di queste domande e prova a suggerirci le risposte senza presunzione alcuna: usando fenomeni naturali, vita quotidiana, sentimenti umani dove l’amore sembra l’unica risposta possibile.

La Terra culla primordiale. All’inizio un vuoto contenitore privo di ogni sostanza.  Come l’inverno tutto è morto, i rami degli alberi sono secchi e il gelo rende arida e dura la superficie. Le foglie sono putride ma al di sotto le radici nascoste in profondità sono vive e riposano in attesa… Nell’elemento Terra troviamo una poesia dedicata alla madre, ne riporto le prime frasi: La vita nel suo corso ci porta tristi note, nel dolore mi esprimo con maggior vigore, ma le proteste insorgono dall’imo più profondo, anche se accettar si deve. Se mi sentissi trasparente al dolore significherebbe che la sofferenza ha vinto. Soffrire serve a saper gioire, ma oltremodo si vorrebbe soffrir meno.

In questa poesia si manifesta tutto il dolore dell’essere umano in carne ed ossa alla separazione, “che pur si deve”, accettare il distacco fisico nella consapevolezza di un percorso necessario per giungere alla luce, alla rinascita sotto forma di energia cosmica. Come l’albero accetta e sopporta che un vento impetuoso lo sradichi al suolo… che l’Acqua quando il tempo sarà propizio, lo nutrirà dandole nuova linfa e forza affinché i fragili germogli possano aprirsi un varco in quei rami rinsecchiti urlando verso l’alto:
Io sono.

Grandine

A secchiate sopra le cose e le case
come a voler cancellare qualcosa.
Osservo la grandine
e in diretta scrivo qualcosa
che mi esce spontaneo come la sua caduta,
freddo e gelo,
inviato dal nulla.
Ne raccolgo una manciata nel palmo della mano.
Noi: un chicco di grandine lanciato dall’ignoto
sui meandri del mondo
e ci consumiamo a poco a poco,
nello spazio di un secondo.
Siamo acqua e vita.
Fuoco che muore,
nel lento sciogliersi del ghiaccio.

Presto l’Aria distribuirà i suoi semi in ogni dove affinché la sapienza si distribuisca con la sua armonia perfetta a garantire il suo divenire

In una lacrima

Il tempo si ferma nello spazio
che corre tra il nascere di una stilla
e il suo precipitare a terra.
Un rallenty dell’infinito stare
dove non esistono regole
e le leggi della fisica non valgono.
Così a volte ci sentiamo,
sospesi nell’istante di un battito di ciglia
ferite dalla luce,
senza sapere chi siamo,
da dove veniamo e dove stiamo andando.
L’eternità in una lacrima
Che dura il tempo di un sospiro
Nello spazio di un sogno.
Ed è già sera.  

Il Fuoco che con la sua forza distruttiva trasformerà in polvere quello che era materia. Trasmetterà assieme alla potenza del vento la conoscenza, per permettere alla Terra di rigenerarsi, purificarsi e nutrirsi.

Sensi

Del miele il sapore
vestì la mia galeotta mano
Complice un broccato di seta.

Conosci chi sei e non presumere di essere di più

La chiusura del cerchio è conclusa pronta a ripetersi all’infinito. L’albero ha un nuovo cerchio nel suo tronco, così anche l’uomo fatto di carne e di ossa è rigenerato nello spirito e pronto alla sua nuova rinascita.
Per chiudere ho scelto L’ombra del sicomoro per l’alta simbologia della pianta stessa.

«Per conoscere adeguatamente noi stessi dobbiamo guardare il divino che è in noi» Platone Alcibiade Maggiore 

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L’Ombra del sicomoro

Con dita leggere…
sogno di volare sulle vette
di occhi nascosti alla vita a disegnar voli di uccelli
bianchi senza zampe.
Ché l’oceano delle vittorie è illusione
e dannazione al tempo stesso,
nel grembo di Gaia la “madre malata”.
Dentro la tenebra non nascono fiori
e non muoiono serpi,
ma nascono ali di libellule che dimentiche del cielo
muoiono divorate da dei bizantini.
Ma di quel mattino,
dove gatti di cera seppellivano ossa di cristallo,
non mi rimane che l’ombra graffiata del sicomoro
e di me stesso:
misero connubio di foreste laviche e fiumi di lava.
Abbraccerò funeree vestali che danzano balli
Senza tempo
ed incartando caramelle per due soldi
Regalerò brividi ai cupidi passanti.
Ma se dovessi osare qualcosa di più alla vita…
Chiederei di leggere il sole nei suoi occhi,
il mare nella mia anima e la gioia nei vostri cuori.

Nota dell’autore: il sicomoro è una pianta secolare che nasce e cresce nei terreni più aridi e secchi, cresce dove altre piante non riescono a nascere e permette di osservare dall’alto ciò che altri non possono vedere. È la pianta biblica sulla quale Zaccheo salì per vedere Gesù di passaggio a Gerico essendo lui piccolo di statura.

Vi consiglio la lettura di questo volume sicuramente vi aprirà la mente a nuove domande e vi darà spunti su cui riflettere.
Ne varrà la pena.
Buona lettura.