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L’uomo e i numeri, i numeri e l’uomo

L’uomo e i numeri, i numeri e l’uomo

L’universo è comandato dai numeri, tutte le iterazioni tra cose e esseri viventi possono essere rappresentate con i numeri. L’economia, la scienza, la tecnologia, persino tutte le arti hanno a che fare con la logica e con l’analogica, sia in maniera conscia che inconscia. Gli antichi erano più propensi a considerare l’aspetto “qualitativo” dei numeri e non “quantitativo”. I numeri erano considerati degli archetipi sui quali l’universo ha fondato la sua essenza e il suo ordine.  Nel corso del tempo questa concezione si è modificata. Sebbene purtroppo persista ancora la mentalità materialista, atta all’accumulo dei beni per scopi unicamente egoistici, l’uomo ha iniziato a pensare ai numeri diversamente, introducendo alcuni aspetti più “quantitativi”, sebbene apparentemente il tutto si avvicini di più ad una sorta di filosofia.  Il numero contiene in sé un aspetto molto più importante, è un insieme di simbolismo ed energia: concede forma, vita ed esistenza ad ogni essere vivente ed a altri esseri. Infatti ogni essere non è che la rappresentazione di un numero o di una somma di numeri.

Ed ecco che nasce la numerologia.

Inizio, con questo, una serie di articoli che hanno lo scopo di fornire alcune interpretazioni di ogni singola cifra saltando, per il momento, di citare le basi di queste interpretazioni, che risalgono a personaggi come Socrate,Elohim, i matematici di Samo come Pitagora o Apollonio di Tiana. Oppure la stessa Bibbia.

Apollonio

“Scrivo zero e porto tutto” –  La più grande scoperta di tutti i tempi.

“Scrivo zero e porto tutto” è un proverbio francese.

Lo zero è la condizione essenziale di ogni esistenza, rappresenterebbe il vuoto assoluto.
Arnaud Desjardins ha detto:  «Non posso aggiungere del vuoto ad una cosa già riempita di oggetti. Posso solo togliere ciò che la riempie… Solo il vuoto è reale, unico e permanente. La realtà suprema è il silenzio e il vuoto».

Infatti i fisici che tentano di carpire i significati delle particelle elementari, in definitiva, non scoprono null’altro che il vuoto, che si affrettano a riempire di formule matematiche.
Walter Heitler afferma: «Non c’è più materia, ci sono solo singolarità matematiche che dominano lo spazio».

E’ una scoperta fantastica, forse la più grande di tutti i tempi; tutte le cose, esseri viventi compresi sono formati da un’unica cosa: il vuoto più un qualcosa. Questo qualcosa è l’idea di ciò che siamo che si può esprimere con una formula matematica.
Sul piano fisico ”il vuoto” non ha il significato di “il nulla”. Esiste lo spirito  che è infinito, informale (senza forma), increato, indeterminato. Mentre la sua manifestazione è formatrice, creatrice, determinante. “Ain Soph”, il divino inconoscibile, così il vuoto viene chiamato dai cabalisti. Il “senza confini’”o l’Illimitato, la Divinità che emana e si estende e che non ha somiglianza alcuna con nient’altro.
Plotino usava chiamarlo il nulla super-essenziale”

Plotino

Lo zero fu inventato dagli Indù.
Gli indù conoscevano bene il concetto di vuoto, con lo “zero” hanno voluto rappresentare con una cifra l’insieme nullo. La parola “cifra” deriva da “sifr” ( o sephir) che in arabo indica il valore nullo, dimostrando che culture diverse hanno conferito allo zero lo stesso significato.

Lo zero identifica il punto di partenza e quello di arrivo di un ciclo, proprio come ci dice Raymond Abellio pseudonimo di Georges Soulès: «Ogni ciclo si completa… aprendosi su non-essere, che è la pienezza dell’essere, per una conclusione paradossale di cui la numerologia darà la comprensione meglio di ogni rappresentazione intellettuale».

Vorrei inoltre ricordare che il numero zero è rappresento da un cerchio ed il cerchio significa perfezione.  Il numero zero è la sfida che ricorre in tutti i numeri, il Taoismo lo interpreta come il vuoto assoluto. Nel Buddismo è lo spazio, inteso come grande vuoto, che contiene tutti gli esseri dopo le loro reincarnazioni. Per la Cabala è fonte di luce. Per alcune credenze i numeri pari sono associati al mondo femminile, quelli dispari al maschile, mentre lo zero è attribuito all’androgino primordiale: il Plenum.
Infine vorrei ricordare che se fossimo in grado di vedere lo zero in tre dimensioni invece che in due, noteremmo che il suo simbolo diventa geometricamente quello dell’infinito, il numero 8 disteso, il famoso nastro di Moebius o Möbius, la forma del tempo nell’eternità.

La prossima volta parleremo del numero 1, continuate a seguirci.

Continua

Bibliografia: L’altra scienza, Enciclopedia della Parapsicologia ed Esoterismo, Trento Procacciante Editore