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Mamma, perché non riesco a dirti ciò che provo?

“Le parole sono finestre (oppure muri).
-Marshall B. Rosenberg

A rigor di ragione almeno tutti gli esseri umani ad oggi hanno provato questa sensazione, il non riuscire a trovare le parole per esprimere le proprie emozioni. Sembra simile a quando devi dire una parola che proprio ti sfugge e ce l’hai sulla punta della lingua, stai quasi per, ma niente, no, niente, proprio non ti viene in mente!

ALESSITIMIA

Questo è quello che in gergo scientifico gli psicologi chiamano Alessitimia, questa incapacità di esprimere verbalmente le proprie emozioni, come se mancassero le parole per farlo. l’Alessitimia viene chiamata anche Analfabetismo Emotivo proprio per andare a sottolineare il fatto che si rifaccia a una mancanza di parole per narrare le proprie emozioni, ma non solo, anche un deficit di riconoscimento di quest’ultime e di ridotta consapevolezza emotiva. Gli studiosi hanno ormai da tempo affermato che parlare di ciò che si prova, narrarsi, significarsi, sia strettamente collegato al benesseri psicologico e fisico.

Che succede quando non si trovano le parole?

Tutti noi sappiamo che quando teniamo tutto dentro a un certo punto scoppiamo o alla buona implodiamo su noi stessi e a quel punto, sì che è un gran casino!

Ma in qualche modo queste emozioni, il dolore, la felicità, devono pur venire fuori, ma come?

Attraverso la via più facile, quella più antica, la più conosciuta: il corpo.

Qualcosa deve pur parlare. E noi lasciamo parlare il corpo al posto nostro, lasciamo che sia quest’ultimo a narrare una storia, a dialogare con gli altri per fargli sapere come ci sentiamo, cosa stiamo provando, quali emozioni salterine al momento ci attraversano l’anima.

UN CORPO CHE SOFFRE!

Ma il corpo che ci sta parlando non è un corpo sano, non è un corpo che ci dice “guardami sto bene!”, è un copro che soffre, è un corpo che prima di tutto parla a noi stessi e ci fa sapere invece un’altra storia, ci dice: “guardami, c’è qualcosa che non va”.

Gli psicologi attraverso diversi studi hanno scoperto che c’è una stretta correlazione tra il non riuscire a dire le proprie emozioni e i disturbi psicosomatici. In altre parole, quando l’emozione non ha voce il corpo parla attraverso diverse malattie come l’ ulcera gastroduodenale, artrite reumatoide, disturbi della tiroide, malattie della pelle di origine sconosciuta o neurodermatiti, rettocolite ulcerosa, ipertensione essenziale, asma e via dicendo.

Nel nostro profondo sappiamo che qualcosa non quadra, che questo corpo che parla e ci parla è in fondo una via di comunicazione, la più semplice che le nostre emozioni abbiano potuto prendere dato che la nostra mente è come inceppata e non ci permette di elaborare ed esprimerci con la via di comunicazione per eccellenza dell’essere umano, la parola.

LE PAROLE SONO MAGICHE.

Le parole salvano. Le parole aprono porte. Le parole ci aiutano a navigare durante le tempeste e i naufragi. Le parole illuminano. Le parole trasformano. Le parole sono magiche.

E quando questa magia viene meno ci ammaliamo, non troviamo una via trasformativa per permettere alla nostra anima di avere una voce. Come esseri umani abbiamo un bisogno, anche fisiologico, di esprimerci. Che esprimiamo emozioni, pareri, idee, è uguale, basta che lo facciamo. Quando non riusciamo a farlo, vuoi perché è nella nostra disposizione, nel nostro carattere oppure dovuto ai nostri vissuti, beh, quando non lo facciamo ci ammaliamo. L’anima si ammala e in concomitanza il corpo.

Il corpo di chi non riesce a dire le proprie emozioni è un copro che parla ma parla di una sofferenza.

Parlare, parlarsi.

Probabilmente uno dei modi migliori per iniziare ad immaginare, fantasticare ed elaborare le proprie emozioni è parlarne. Non è un caso che le molte psicoterapie si basino sulla parola. Parlare di se stessi, narrarsi, significarsi, non è affatto scontato. Parlare, parlarsi, ci permette di esprimere noi stessi, il dolore che a volte teniamo dentro, di raccontare un storia, la nostra storia.

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