Crea sito
Sulla rabbia

Sulla rabbia

di Irene Salidu

Continuando a parlare delle emozioni legate al mondo infantile, la seconda che viene in mente ai bambini, immediatamente dopo l’amore, è la rabbia.

Senza filtri, raccontano di liti e sfuriate che vivono in prima persona, a casa o nei diversi contesti nei quali si trovano ad agire. Il colore che assegnano alla rabbia è il nero, ma più spesso il rosso, il profumo che abbinano è quello dell’incendio. Vedono la rabbia come un’eruzione vulcanica che una volta partita non si riesce a fermare.

La parola che legano alla rabbia è “macigno” e quando si trovano di fronte a situazioni nelle quali questa è palese, si nascondono o piangono. Questa loro associazione mi ha portato alla memoria il VII Canto dell’Inferno di Dante. In questo canto Il sommo Poeta include due generi di peccati: l’avarizia e l’ira.
Nel primo caso la punizione per per gli avari e i prodighi consiste nello spingere in eterno dei massi e a farli sbattere l’uno contro l’altro in continuazione.

Avari e prodighi, illustrazione di Giovanni Stradano (1587)

Per il secondo peccato Dante condanna genti ignude a stare immerse nel pantano e a picchiarsi fra di loro prese dalla furia, infatti Virgilio chiarisce che si tratta delle “anime di color cui vinse l’ira”. La punizione continua sott’acqua dove sono costretti gli accidiosi o “iracondi amari”, cioe coloro i quali “covarono dentro di sé la propria rabbia e che adesso fanno ribollire la palude con i loro tristi pensieri.”

Inferno, Canto settimo, gli iracondi, illustrazione di Paul Gustave Doré (1883)

In psicologia, la rabbia può essere intesa come una emozione-reazione con accezione positiva e/o negativa, in base alle cause scatenanti e/o alle reazioni che ne conseguono.
Maggiori informazioni posso essere reperite sul sito Psicoadvisor che è uno di principali portali del settore psicologia e crescita personale d’Italia.

Secondo Confucio, la rabbia è ciò che ci si aspetta dopo la provocazione, perciò, mantenere un atteggiamento calmo, può destabilizzare chi ci provoca.

Secondo i bambini la rabbia è un’esplosione non gestibile, perché “parte” dopo la fatidica frase: “Ora non ne posso più!”
Non è facile chiedere loro nei giochi di ruolo, di improvvisare una lite e di trovare il modo di farla interrompere. È un “gioco” che li porta a liberarsi e urlare, a dire ciò che, censurati, non direbbero mai.
Per fare in modo che la loro esplosione cessi, occorre imporre il silenzio. A questo punto si calmano… e si rendono conto che il silenzio, la quiete e la riflessione, possono essere una soluzione agli accessi d’ira.

Poiché i fatti non possono essere ricondotti a persone note, racconto un aneddoto: ogni giorno una bambina entrava a scuola in preda a veri e propri attacchi isterici. Urlava, cercava di graffiare chiunque la avvicinasse e non accettava l’aiuto di nessuno.
Un giorno la presi in braccio allontandola dai compagni. Dopo venti minuti di pugni serrati e continue urla, le chiesi con chi fosse così inquieta.
«Con mamma!»
Quando le ho fatto notare che la mamma non era presente smise istantaneamente di urlare e iniziò a piangere silenziosamente. 
Da quel giorno, quando entrava urlando e le si chiedeva con chi fosse inquieta, lei smetteva immediatamente rispondendo: «È vero, non con te».
La causa della sua ira non era presente, perciò la manifestazione non aveva ragione di esistere.

Spesso, i bambini si avvicinano e dicono: «Aiutami, che sto per esplodere!»
Quando chiedi loro di spiegarne il motivo, si rendono conto che nello stesso momento in cui lo espongono, diventa argomento di discussione e non più motivo di lite.

Amo vederli “arrabbiati” quando qualcuno subisce palesemente un’ingiustizia e quella rabbia la dirigo in modo che trovino la soluzione. Loro imparano a risolvere i problemi, a non diventare vulcani in procinto di esplodere, a dirigere quell’energia nella “risoluzione di situazioni problematiche”, rispondendo automaticamente a una delle competenze didattiche richieste dai Programmi Ministeriali.

Si impara molto, dai bambini.

Di seguito ciò che ho imparato sulla rabbia da loro e dalle mie esperienze personali.

“La rabbia è rossa fiamma, che brucia internamente ed esplode come un vulcano coprendo le valli con lava cocente.
È fuoco che divampa, arde, consuma, lascia la cenere al suo passaggio…
Tempesta, quando le onde sommergono la chiglia della nave e spazzano via tutto, quando il vento porta grigio e poi nero nel cielo… quando il cielo non si vede più.
La rabbia è bambino, quando nasce dal dispetto, donna, quando si sente tradita dalla vita, uomo quando diventa forza, impeto e violenza.
Non ha età, la rabbia, è giovane se nasce da speranze distrutte, vecchia quando per anni cova sotto la cenere… e basta un soffio, affinché  la fiamma divampi e ancora bruci e distrugga.
Perché la rabbia è distruzione, nulla lascia al suo passaggio, acceca, logora, implode.
Risveglia il sangue nelle vene e quel fluido lo senti pulsare, arriva alle tempie, martella in petto, fino ad esplodere in urla, gesti, ti fa correre folle verso un baratro, verso la fine di tutto ciò che è.
La rabbia è quella parte che l’uomo non può combattere, perché è forza, forza che come un crescendo, porta a vette troppo elevate per la sua umanità. La rabbia ruba l’umanità all’uomo e lo lascia inerme, al suolo, come un vecchio sacco ormai vuoto.
”