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Vergogna e senso di colpa – Prima parte

di Marinella Giuni

(Con analisi di” Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij e “I sommersi e i salvati”di Primo Levi)

Il concetto di senso di colpa (il concetto, non il senso di colpa) risulta essere del tutto occidentale. E’ infatti estraneo alla cultura orientale  -più orientata alla cultura della vergogna- ma anche alla civiltà greca. Per Aristotele, infatti, l’infrangere una norma era motivo di vergogna in quanto palesava l’incapacità di esercitare correttamente un giudizio.
La letteratura psicoanalitica, per lungo tempo, ha dato poco rilievo alla vergogna, assumendo come assioma il senso di colpa: una delle ipotesi è che il movimento psicoanalitico si sia costituito cercando di evitare l’impatto della vergogna nella pratica professionale.
L’affermazione non è affatto infondata: se pensiamo alla tipologia di setting dove l’analista è seduto  dietro il lettino della persona sottoposta ad analisi, vediamo come ciò  protegga entrambi da una possibile fonte di vergogna.
Qualunque fosse il motivo, comunque, la cultura della colpa rimase in declino rispetto alla vergogna anche se naturalmente l’una non ha mai sostituito l’altra!

Cos’è la vergogna? E’ l’emozione che subentra dopo un’umiliazione.

Ma di cosa ci si vergogna? Di qualunque cosa riguardi noi stessi, nei difetti e nelle lodi, di ciò in cui ci identifichiamo. Molti autori hanno messo in rilievo l’esposizione di sé come elemento necessario alla vergogna. E’ un elemento comune ad ogni forma di umiliazione: si è esposti all’osservazione dell’Altro, in un proprio fallimento.

Che funzioni ha la vergogna? Ha una funzione di protezione per la propria identità, ma ha anche una funzione costituiva di sé. Sartre dice :”Ho scoperto con la vergogna un aspetto del mio essere”. Se ho vergogna per come appaio all’Altro, posso prendere coscienza di ciò e modificare il mio essere.

Il ruolo della vergogna, alla base di molti disturbi di personalità, è ampiamente documentato. Escludendo i casi psichiatrici, la vergogna è parte della vita quotidiana. Chi di noi non ha subito l’esperienza della vergogna? Ci sono degli atteggiamenti che divengono poi veri tratti di carattere, a difesa da esperienze di vergogna. Alcuni di questi sono l’auto-derisione, l’autoironia, il sorridere di fronte all’umiliazione. In questo modo l’umiliato recupera una posizione attiva, anche se lo fa ai danni di se stesso.

Il senso di colpa è invece la risposta alla constatazione di aver trasgredito una norma, assumendosene la responsabilità.

Che funzioni ha il senso di colpa? Sicuramente punitiva: il rimorso diviene la prima punizione cui, in casi estremi, fa seguito un comportamento auto lesivo. Ma possiede anche una funzione riparativa, in quanto induce a riparare il danno adottando un comportamento empatico, con la partecipazione alla sofferenza della vittima.

 A volte ci si sente in colpa anche senza aver causato danni; un pensiero malevolo, un desiderio proibito. Sono casi che divengono comprensibili se si dà per scontato che nell’adulto continui ad operare il pensiero, tipico dell’età infantile, in cui non distinguiamo tra pensiero ed azione. E’ il cosiddetto “senso di colpa dell’innocente”.

Nei prossimi articoli parleremo di questi sentimenti analizzando due classici della letteratura: ”Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij e “I sommersi e i salvati” di Primo Levi.

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