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Vergogna e senso di colpa – Terza parte

di Marinella Giuni

(vai alla seconda parte)

“I sommersi e i salvati” di Primo Levi

Il  testo rappresenta il sentimento dell’autore di “meritare“ il privilegio di essere sopravvissuto alla deportazione, ma al tempo stesso, di avere un obbligo morale: parlare per conto di coloro che non ce l’hanno fatta, portando la loro testimonianza.

E’ un testo difficile, che pone molte domande. Non è chiaro se l’io narrante sia un protagonista immaginario o lo stesso Primo Levi: tuttavia per il nostro scopo (come per “Memorie dal sottosuolo”) ci riportiamo alla descrizione della realtà.

“Chi riceve un’ingiustizia o un’offesa non ha bisogno di elaborare bugie per discolparsi da una colpa che non ha (anche se, per paradossale meccanismo, può avvenire che ne provi vergogna)”

Il disagio infinito che accompagnò la liberazione dal lager, da parte dei soldati dell’Armata Rosa il 27 gennaio 1945, era percepito da chi lo provava come vergogna. Gli stessi soldati ucraini, alla vista del campo gremito di cadaveri e di moribondi, provavano vergogna. Erano oppressi, oltre che dalla pietà, dalla “vergogna del guardare”.

Ma nel testo non si parla solo di vergogna: l’affermazione più sconcertante di Primo Levi è che gli stessi deportati hanno provato senso di colpa, durante e dopo la prigionia.

Sembra assurdo che questo sentimento persista in chi ha subito!
Eppure l’angoscia ha colpito coloro che sono sopravvissuti, molti si sono suicidati, dopo la liberazione. Benché nella descrizione dell’autore i due sentimenti, vergogna e senso di colpa, siano spesso presenti e vergogna sembri il termine più appropriato per il disagio del reduce, non mancano riferimenti importanti alle autoaccuse, soprattutto all’aver mancato sotto l’aspetto umano e della solidarietà.

Ci sono state delle colpe?

 Sì, secondo Levi.
Quasi tutti si sentono “colpevoli di omissioni di soccorso. La presenza al tuo fianco di un compagno più debole o più sprovveduto o più vecchio o troppo giovane, che ti ossessiona con le sue richieste d’aiuto o col suo semplice esserci è una costante della vita in Lager. La richiesta di solidarietà, di una parola umana, di un consiglio, anche solo di un ascolto, era permanente ed universale, ma veniva soddisfatta di rado”.
E queste colpe vengono dall’apatia, dall’egoismo che sono tutte, naturalmente, conseguenze prodotte dalla vita nel Lager responsabile dell’abbrutimento, della decadenza, dell’egoismo.

Tutti sentimenti che sono divenuti consapevoli soltanto dopo, quando il ritorno ad una vita “normale” ha dato tempo e spazio ai pensieri, richiamando i valori ed il proprio codice morale.
Si sono passati in rassegna tutti i propri comportamenti, senza trovare vere e proprie trasgressioni.
Tuttavia il sospetto di essere sopravvissuto al posto di un altro si insinua ed essere vivi per un puro caso è una possibilità che atterrisce. Si sviluppa dunque la colpa, non fosse altro che per trovare una ragione alla propria sopravvivenza.
La colpa serve per difendersi dall’angoscia di essere vivo “a spese di un altro”.

A Primo Levi fu detto che la sua sopravvivenza era forse dovuta alla Provvidenza che voleva che, scrivendo, portasse a conoscenza la sua testimonianza.
Levi dapprima ritenne questa possibilità terrificante, ma comunque non si sottrasse e sentì l’obbligo morale di raccontare la Storia.
Così diede voce ai sommersi, quelli che avevano toccato il fondo. C’è un passaggio molto toccante con cui vorrei chiudere questo articolo.“Sopravvivono di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, le spie (…). Mi sentivo sì innocente, ma intruppato tra i salvati e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione (..). Sopravvivono i peggiori, i migliori sono morti tutti (…) sono morti non malgrado il loro valore, ma per il loro valore”.

Per approfondire:

Battacchi M. W. (2002), Vergogna e senso di colpa. In psicologia e nella letteratura, Cortina Editore

Dostoevskij F. M “Memorie dal sottosuolo” – disponibile in vari edizioni  

Levi P. “I sommersi e i salvati” – disponibile in varie edizioni

(torna alla prima parte)

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