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Ada Byron King: la pioniera dell’informatica

Ada Byron King: la pioniera dell’informatica

di Federica Sanguigni

“Molti studiosi ritengono che l’algoritmo trovato da Ada per chiedere alla Macchina analitica di generare una tavola di numeri di Bernoulli dovrebbe essere riconosciuto come il primo programma per computer, e lei dovrebbe essere considerata la prima programmatrice di computer. Altri non sono d’accordo.”

(Perché era una donna, aggiungo io)

Tutti conosciamo, anche solo per averlo sentito nominare, il grande poeta romantico inglese Lord Byron. Ma credo che pochissimi sappiano dell’enorme contributo che la sua unica figlia legittima, Ada Augusta, dette al mondo della matematica.

“L’incantatrice dei numeri” di Jennifer Chiaverini è il giusto tributo a una donna che per tutta la sua breve vita dovette convivere con un nome pesante sulle spalle e che non ebbe il giusto riconoscimento per le sue intuizioni nel campo della matematica e delle sue applicazioni. Una donna che lottò per affermare le sue idee. Una donna coraggiosa, ribelle, curiosa che mai rinunciò a credere in se stessa e nelle sue grandi potenzialità.

Il 10 dicembre del 1815 nasceva, da Lady Annabella Noel Milbanke e da George Gordon, sesto barone di Byron, una bambina che avrebbe cambiato la storia della matematica: Augusta Ada Byron. Dopo solo sette settimane, sua madre la prende, la copre bene per via del freddo e la porta via dalla casa coniugale, lontana da quel padre idolatrato da tanti ma detestato da altrettanti e che aveva, nei confronti della propria moglie, un atteggiamento crudele e di totale indifferenza.

Nonostante il suo amore e la sua amicizia, Lady Annabella non era riuscita, infatti, a “guarire” il poeta dai suoi vizi e dalle sue perversioni mentali. Grande amante della matematica e della razionalità, la giovane fanciulla innamorata aveva creduto di poter redimere lo scellerato Byron ma i suoi metodi a nulla erano valsi. Mentre ella vantava i meriti di logica e di ragione, egli decantava la sublime bellezza e il potere inebriante dell’immaginazione. Se da una parte la donna citava grandi filosofi, dall’altra l’uomo rispondeva con i versi e le citazioni di illustri poeti. Quando lei insisteva dicendo che il pensiero razionale era l’unica via per la salvezza, lui rispondeva:

“Non mi interessano la logica e l’aritmetica. Se mi dite che due più due fanno quattro, mi invogliate a trovare un modo per ottenere cinque come risultato. Sono un poeta, e la poesia non ha nulla a che vedere con la ragione. È invece la lava dell’immaginazione, la cui eruzione impedisce un terremoto.”

Per evitare che la figlia crescesse condizionata dal dannato genio paterno, Lady Annabella soffocò in Ada ogni possibile velleità poetica impedendo alla bambina di ricorrere all’immaginazione, bandendo favole e fantasia, indirizzando la sua educazione verso le materie scientifiche. Ogni fiammella di irreale, ogni alito di passione o, peggio, di poesia, doveva essere prontamente spento per impedire ad Ada di sviluppare amore per ciò che l’avrebbe rimandata alla figura paterna.

L’infanzia e la giovinezza di Ada sono quindi guidate verso gli studi scientifici, il ragionamento, la meccanica. La ragazza sviluppa un amore incredibile e viscerale verso queste materie, una passione, sì, proprio una passione per la matematica, che la porterà ad avere delle intuizioni straordinarie e che la faranno dedicare a studi senza sosta per risolvere meccanismi e problemi nei vari campi in cui si addentrerà. E sarà proprio quella immaginazione tanto ostacolata dalla madre a portarla a sviluppare un intuito superiore che lascia a bocca aperta chi la conosce.

Nel giugno del 1833, Ada incontra Mr Babbage e la sua macchina differenziale. Per la giovane donna è amore a prima vista. Rimane affascinata dai meccanismi della macchina, dalle descrizioni fatte dal suo inventore e farà di tutto per sostenerlo e incoraggiarlo nell’andare avanti con le sue ricerche e i suoi lavori di completamento della macchina. E quando scriverà un saggio sull’argomento, deciderà di pubblicarlo in modo anonimo perché era consapevole che il nome Byron avrebbe catturato l’attenzione del pubblico. Ma un altro motivo la indusse a fare quella scelta. Sapere che l’autore era un uomo o una donna, avrebbe influenzato la mente del potenziale lettore. Ed è proprio quello che accadde. Il lavoro di Ada ottenne un grande successo ma quando si seppe che era stato lei a scriverlo, una donna, il valore dell’opera crollò miseramente.

Se l’aveva scritto una donna, conclusero gli uomini di scienza, non poteva essere rilevante come l’avevano giudicato all’inizio. Il ragionamento non poteva essere solido se veniva da una mente femminile, il soggetto non poteva essere troppo importante se era stato affidato a mani femminili.

Lo stesso suo tutore nell’insegnamento della matematica le aveva fatto notare che una donna doveva limitarsi ad ascoltare, anche a studiare ma non a tentare di scoprire qualcosa di nuovo. Domande e studi troppo avanzati, egli sosteneva, erano pericolosi per la fragile costituzione delle donne perché necessitavano di una grande tensione mentale e le donne non avevano le capacità fisiche per reggere una simile concentrazione.

Particolare della macchina differenziale di Babbage, costruita dopo la sua morte e conservata presso il London Science Museum

Scegliendo di parlare in prima persona, come se a raccontare la storia fosse la stessa Ada, l’autrice dà vita a un romanzo intenso e molto coinvolgente. Pagina dopo pagina, si entra nella vita della protagonista e dei personaggi che le ruotano intorno. Ognuno è approfondito minuziosamente, soprattutto la mamma e il rapporto con lei. Gli scontri, le diverse opinioni su fatti e persone, l’amore odio che le lega. Tutto è analizzato nei minimi particolari, senza tralasciare alcun aspetto e permettendo al lettore di vivere parallelamente alla protagonista.

È un libro che non si limita a una narrazione sterile dei fatti. “L’incantatrice dei numeri” non racconta solo la storia di una donna con un nome importante che aveva una visione delle possibilità dell’uso della matematica che andava oltre una mente “normale”.

Questo romanzo è un omaggio a tutte le donne che non si sono arrese nell’affermare le proprie idee e le proprie conoscenze, nonostante i tempi, e a volte anche le persone, ostili.

È un libro pieno di poesia, di amore per la conoscenza e per il sapere.

Ada Byron King, contessa di Lovelace, incantatrice dei numeri, come fu chiamata da Mr Babbage, fu una donna che scavalcò regole e convenzioni, che non rinunciò mai alla propria immaginazione perché riconosceva, in essa, la vera anima del suo intuito. Ed è la prima vera programmatrice della storia, riuscendo a prevedere il ruolo del moderno computer e cogliendo, nella scienza, anche il suo più profondo aspetto poetico.   

Augusta Ada Byron, contessa di Lovelace