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Recensione libro di Irene Salidu

TitoloAmnesya
Autore: Biancamaria Folino
Collana: “Gli AEDI” per la PlaceBook Publishing&Writer Agency

“Sono viva e da tale mi voglio comportare”, questa è la frase che permea tutto il romanzo di Biancamaria, questo è il messaggio che fuoriesce dalle vicissitudini dei due protagonisti.

Un uomo e una donna si risvegliano in un letto d’ospedale e non ricordano nulla del loro passato, non conoscono il loro nome, la loro professione, hanno percezione delle emozioni provate, ma non hanno memoria delle situazioni che le hanno provocate.

«Capisco quello che dici, anch’io in fondo provo le stesse cose. So di sapere alcune fasi dell’esistenza, ma non ricordo gli eventi, come se ricordassimo i sentimenti o le emozioni provate, ma non riuscissimo a collegarli a giorni, luoghi o persone»

Il loro sarà un cammino parallelo, nel ricostruire una vita che nasce dal momento in cui percepiscono di dover costruire e non ricostruire sulle macerie di ricordi che hanno cancellato.
Il romanzo è un viaggio verso il futuro, a partire dal “qui e ora”, un viaggio necessario per poter “essere”in base alle proprie peculiarità e non per ciò che gli altri vorrebbero vedere. I due protagonisti rinnegano il passato, per entrambi ciò che sono stati è la storia di estranei.
Biancamaria ci conduce attraverso il viaggio che la mente è capace di compiere per salvare gli esseri umani da quello che non desiderano ricordare.

“Perché al di là dei nomi e cognomi, siamo davvero tutti fratelli, diversi, ognuno con le proprie particolarità, con i propri vissuti ma uguali nel destino che ci attende e in virtù del quale se riusciamo a migliorare anche un solo giorno su questa terra non facciamo altro che del bene a noi stessi, oltre che al mondo.”

Un completo black-out, per poter godere delle piccole cose, del respiro, della natura, del sorriso, un excursus sulle storie degli altri, senza poter raccontare ciò che si era, né desiderare farlo. Amalia e Alberto imparano ad ascoltare, vedere le vite degli altri con una visione priva di preconcetti che derivano dal passato, si cibano del presente, dove possono essere veramente sé stessi, si sentono finalmente liberi da una vita che li opprimeva con i ricordi.
Il dolore, un trauma, possono essere la salvezza, per chi non si riconosce più, per chi vuole dimenticare ieri e ricominciare dal presente. I protagonisti sono aiutati dai medici, che cercano di far loro riaffiorare i ricordi; parenti e amici riversano su loro brandelli di memoria, ma Amalia e Alberto non li sentono propri, non riconoscono gli affetti precedenti, la loro vita è una “Tabula rasa” da ricostruire, una nuova nascita. Semplicemente, hanno ritrovato l’energia e la voglia di vivere da “ora” in poi, senza bagaglio che ricordi loro ciò che erano. Una cancellazione totale del passato, che non è facile raggiungere, una rinascita completa, un rivivere la vita e appropriarsi finalmente di ciò che si è, di ciò che si desidera essere, senza condizionamenti e ricordi.
I due risultano incomprensibili per chi vive il presente in funzione del passato, sono due esseri diversi e consapevoli della fortuna che hanno avuto: vivere una nuova vita e non avere rimpianti o rimorsi dettati dai ricordi.
Lo stile è fluido e scorrevole, la storia si legge con curiosità, è intrigante e originale, con delle descrizioni a tratti poetiche che sono un valore aggiunto per un romanzo che merita di essere letto senza preconcetti, pregiudizi, ricordi soggettivi, con mente libera nel “qui e ora”.

Complimenti all’autrice che ancora una volta sorprende e fa riflettere sull’importanza del “lasciar andare”.