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Confini emotivi

Esiste una motivazione profonda in ciò che sa rendere evidente la peculiarità e il valore di ogni individuo. Appartenenze culturali, forme di intolleranza, cecità di chi ragiona per assiomi e categorie. In una diversità connaturata all’evoluzione, il mescolamento è insito nella storia ed è  scambio reciproco di nuove opportunità.

La diversità è scelta di condivisione,  respiro emotivo vitale che muove e commuove coscienze. In un mondo abituato a concentrarsi sulle differenze in modo nichilistico, gli uomini  sollevano sovente mura invece di vanificare positivamente confini.

Tratti somatici, colore della pelle, strutture corporee, deformità fisiche, culture e devianze di genere, richiedono un adattamento indispensabile per riconoscere sfumature emozionali altrui. Variazioni di tratti polimorfi, alterazioni di patrimoni genetici, presupposti etnocentrici dialogano nella biologia, antropologia, sociologia e in qualunque altra scienza possa dare senso all’insensato.

La scrittura dei corpi evidenzia tratti visibili, emblemi di appartenenza, segni distintivi di una meravigliosa quanto enigmatica diversità. Capelli, ornamenti, costumi e tratti culturali rendono nudi e al contempo prigionieri tributi umani preziosi. Caratteristiche fisiognomiche etniche saggiano la speme flessibile di una possibile integrazione che non sia appannaggio di pochi, ma che ponga favorevole accento sulle tendenze e tanto sottolineate minoranze.

Fascino d’ignoto sconfina nel testimoniare insospettabili vicinanze emotive. La pelle è evocatrice di simbologie stigmatizzate e custode di valori. Le deformità urlano contro dogmi di perfezione, cecità interiore, dirompenti dipinti di un inchiostro castigato tra schermaglie umane.  

La vera diversità è mediatrice e veicolo di valori che, incidendo nell’immaginario, contribuisca alla formazione di contenuti non atei. Le storie, i  punti di vista, le lingue, le potenzialità di ognuno, il genere o colore non restino taciuti a cospetto di una diversità che sa viaggiare scalza, indossando pochi vestiti e un sorriso bonario. Il differente ci riempie di domande e celebra la curiosità, irrinunciabile perseveranza negli scaffali di una quotidianità che sia supporto di riflessioni e sottolinei modi di intendere e agire di reciproca comprensione.

L’auspicio di nuovi canoni di bellezza fatti di mescolanze multietniche, di una pelle dalle tinte non definite, non sia palcoscenico di make up del cuore. Abbatta la bellezza interiore i pregiudizi e renda armoniosi i lineamenti dell’animo. Comunicare saperi, stimolare riflessioni e confrontare punti di vista sulla diversità umana è oggi un compito tutt’altro che semplice. Si pone  l’esigenza di rivalutare efficacemente conoscenze, ragionamenti e sensibilità oltre schemi precostituiti. 

Il rischio non trascurabile è poter cadere nell’errore di considerare diversità ed eguaglianza solo coordinate antitetiche su confini geografici, storici e sociali, su strade abitudinarie di schemi riduttivi e disumanizzanti. L’ignoranza rende meno competenti nella qualità di quanto ci accade intorno e nel riconoscimento del diritto d’identità proprio a ogni essere umano.

Opere Gianpiero Grossi

Articolo Roberta Recchia