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Cosa sarà

Francesco Bruni si mette a nudo e racconta la sua storia in “Cosa sarà” film uscito ad ottobre del 2020 e arrivato nelle scorse settimane in Dvd. Una storia autobiografica che racconta del dolore e della paura legati alla malattia,  ma Bruni la racconta con leggerezza, senza dimenticarsi l’ironia tipicamente italiana espressa nelle battute tipiche legate al senso stesso della vita. Un film tutto sommato comico che indaga però anche i rapporti interpersonali, quelli familiari e quelli di amicizia. E la gratuità degli stessi quando questi parlano il linguaggio dell’amore.

Bruno Salvati è il protagonista, regista di “commedie che non fanno ridere” e di film che nessuno vede. Da poco si è separato dalla moglie  quando scopre di avere una forma di tumore sanguigno: occorre un donatore di midollo, ma i figli non possono aiutarlo in quanto allergici. Da qui Salvati scoprirà di avere una sorella e dovrà andare a conoscerla nella città natale, Livorno, per chiederle aiuto. In realtà il protagonista reale di questa storia è proprio il regista Bruni che racconta la sua malattia, una mielodisplasia, con toni comici e leggeri, mai sopra le righe. Ne risulta un film molto piacevole con una magistrale interpretazione di Kim Rossi Stuart.

La sceneggiatura è stata scritta da Bruni in collaborazione con Rossi Stuard e vuole evidenziare il bisogno umano di affidarsi al medico, alla famiglia, al donatore. Dell’aver fiducia anche quando la “fregatura” è dietro l’angolo (il padre che ha tradito la madre e che un anno a Natale ha scambiato i doni per i figli, facendo arrivare il Ciccio bello al figlio e un trattore alla figlia). La storia scorre avanti e indietro nel tempo in modo fluido con varie rivelazioni sui personaggi, dalla figlia generosa alla paura del figlio, dal senso di colpa del padre alla solidità dell’ex moglie fino al pragmatismo di una dottoressa che sembra sbrigativa, ma che in realtà combatte quotidianamente contro le malattie del sangue.

I toni sono davvero lievi e autoironici ma parlano della nostra impermanenza, non solo di quella del regista Salvati-Bruni e di come la malattia sottolinei la nostra fragilità umana. Senza mai cadere nel sentimentalismo, ma piuttosto raccontando della propria confusione e di come, in quel caos, si sia capito qualcosa, anche se ancora non si sa bene cosa.