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Cos'è per me la poesia

Cos’è per me la poesia

“Ci sono parole che cadono giù… Come gocce di pioggia emozionale e rigano il vetro dell’anima di chi le ascolta”

Molte definizioni sono giuste e dipendono dalla nostra personale percezione, una potrebbe essere: Viaggiare dentro di noi stessi osservando. La mente produce continuamente immagini. Queste immagini si possono “osservare”.
Per esempio pensare ad un albero significa visualizzarlo mentalmente. La poesia, come la musica, è particolarmente adatta per attivare l’immaginazione, suscitare emozioni intense, raggiungere il “livello alfa” della mente.
In altre parole: per sperimentare la meditazione.
Meditazione significa anche capacità di osservare ogni fenomeno all’interno di sé stesso e fuori nel mondo esterno, ma sempre senza che il giudizio sia l’unico fine.
I Poeti hanno la capacità di osservare i pensieri che sorgono da una forte emozione e fissarli in parole. Proviamo ad osservare la folla in piazza o il sorgere del sole. La cosa più importante è il livello di attenzione presente nell’osservazione. In questo modo cresce la consapevolezza che il nostro nucleo centrale non è fatto solo di pensieri o emozioni. Come ho già accennato, è un puro “osservatore silenzioso”, come lo chiamava Platone. Infatti osservare un albero non vuol dire essere un albero. Allora, in definitiva, chi è colui che osserva? Possiamo definirlo “anima”, il centro, il Sé. Ma ogni termine è limitante o limitativo. Colui che osserva è o fa sempre un’esperienza personale. Dal canto mio vorrei riuscire ad osservare le immagini che scorrono nello schermo mentale, oppure le emozioni che viaggiano nel corpo, senza obbligatoriamente identificarmi con loro. E così facendo potrei “osservare”, comprendere e quando è giusto viverle. Perché in fondo occorre ricordare sempre che noi siamo “colui che osserva”.