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Crimini relazionali e violenza comunicativa

Crimini relazionali e violenza comunicativa

Se vi siete imbattuti in questo articolo forse è per curiosità, per conoscenza del tema o perché lo sentite empaticamente vicino. Non è possibile non essere influenzati nelle interazioni anche inconsciamente e la percezione di sé cambia in relazione con gli altri e l’ambiente.

Falsi mostri sacri da emulare come trofei

Le convinzioni diffuse e radicate e le esperienze negative possono condizionarci emotivamente in modo traumatico. La vita è un punto di vista, un caos da organizzare tra piastrelle di un mondo a colori in una guerra ai rumori.

Nelle dinamiche di violenza c’è rabbia e impotenza, corpi giocati e scommessi, identità fluide nell’irrigidimento di convenzioni sociali e istituzionali, evoluzioni di bisogni, paure e silenti speranze, ripetizioni ossessive e monotone di parole che amplificano il senso di smarrimento, la scarsa autostima, come sassi lanciati sulla superficie che irradiano una rete intricata, indecifrabile e di quasi impossibile lettura.

Paradossi insormontabili generano diversità

Le violenze comunicative e i crimini relazionali sono mali, come acqua ghiacciata che allaga l’anima, come buon senso ostruito dalle follie che tornano continuamente a galla, perdite di coscienza  che tentano di incastrarsi in un puzzle.

Fronti corrugate, ghigni di falsi sorrisi, parole come lame taglienti, volti pittoricamente deformati, corpi distorti e incapsulati nel non senso, vi tengono sospesi al pari di pendoli in oscillazione continua tra paure, giudizi e il tentativo di individuare nuove strategie che annullino ostilità.

La mancanza di informazione  genera sofferenza

L’ideologia alla base di alcuni giochi di dominio e potere ha somma zero, in una battaglia nella quale nessuno vince o perde. E’ credenza che debbano sussistere per forza un vincitore e un vinto e il fatto stesso di sentirvi con poche energie e difese, non è motivo valido di rinuncia alla ricerca di alternative e risorse.

Diventare falsi rischiando di perdere la vostra autenticità diverrebbe prezzo troppo alto da pagare per un conto che non prevede come portata principale una sana comunicazione. Ci vogliono ben valide ragioni perché mettiate da parte gli ideali, i valori e i vostri autentici modi di pensare.

Siate quel che desiderate essere, amate esprimere quello che sentite e vivete in una filosofia della reversibilità di errate convinzioni. Non accontentatevi di sopravvivere in una sostenibile infelicità, tra comportamenti che alienano la consapevolezza, in black-out di habitat culturali e sociali.

Non vi lasciate frangere sotto battute sarcastiche, aggressività e malevolenze, fredde e aberranti condotte, dietro porte chiuse a doppia mandata in luoghi del non tempo. Non coltivate sentimenti nel terreno arido di un cinico silenzio del cuore.

Questione di intese e sintonie

Credete fermamente che all’interno di dissonanze possano generarsi inattese melodie, che anche se nel profondo e celato tra strati di difese e atteggiamenti caratteriali, si è dotati di un’istintiva capacità di amare.

Imparate a leggere tra la rabbia e il tormento, indagate oltre i conflitti irrisolti, i succubi giochi di potere, liberandovi da un’etica autoritaria, da ideologie e meccanismi di massa che fanno dell’integrità e della felicità miraggi in un deserto.

La distruttività è frutto dell’ignoranza e ogni disagio ha radici nell’insoddisfazione di bisogni di piacere negati. A volte si diventa sabbie mobili di se stessi.

La vita è rischio, scelta, responsabilità e la lotta a ogni tipo di violenza è  esempio eclatante della possibile resistenza alla frammentazione identitaria ed esistenziale.

Articolo di Roberta Recchia

Fotografie di Marinella Pompeo e Michele Pagliaro