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Departures

Tutta la delicatezza e il lirismo tipicamente giapponesi in questo film di Yojiro Takita. “Departures” è forse un film datato, del 2008 uscito in Italia nel 2010, ma merita di essere visto. Anche perché nel 2009 ha vinto l’Oscar per migliore film straniero. Quindi consigliamo ai lettori di Kukaos di dotarsi di Dvd per non perdere questo spettacolo.

Un film delicato e lirico che parla di morte, più precisamente di rispetto per i “departures” appunto, per il loro ultimo viaggio e per il lutto dei familiari. Il tanatoesteta diventa quindi un artista che crea un rituale appropriato per ricomporre la salma (in qualsiasi condizione si trovi) e farla diventare bella. Il tutto con una gestualità che diventa importante e ricca di significati. Protagonista è Daigo (Motoki Masahiro), violoncellista  che dopo lo scioglimento dell’orchestra nella quale lavora, decide di tornare al paese d’origine con la moglie Mika (Hirosue Ryoko). Si trasferisce quindi nella casa della madre, alle porte di Yagamata. E qui incontra il becchino Sasaki (Yamazaki Tsutomu) che lo assume nella sua società che si occupa appunto “dell’ultimo viaggio”, ovvero di tanatoestetica. In realtà Daigo viene assunto perché fraintende l’annuncio ed è convinto, fino a fine colloquio, che si trova in un’agenzia di viaggi. Ma andando avanti capirà l’importanza del suo lavoro, soprattutto per i famigliari del defunto.

Il protagonista durante tutta la vicenda fatta di silenzi e dialoghi asciutti, nello stile giapponese, ma fondamentali e da non perdere per il significato che comunicano allo spettatore, si ritroverà anche a fare i conti con il passato. In particolare con un padre che lo ha abbandonato, ma che scoprirà che non ha mai smesso di pensarlo. E dovrà lottare contro il pregiudizio comune che vuole che il suo lavoro sia da “becchino”. La stessa moglie di Daigo si opporrà all’inizio a quell’impiego ma partecipando alla preparazione della proprietaria del bagno pubblico comprenderà l’importanza e il significato di quest’ultimo passaggio. Tanto che sarà proprio Mika a convincerlo a preparare il padre quando verrà ritrovato senza vita nel suo appartamento.

Bellissima l’idea dei sassi “parlanti” pietre scelte per la forma che ricorda il sentimento provato e donati come un messaggio, come bellissimo il rito di preparazione e la cura messa nello stesso, nonostante poi i defunti vengano cremati.  E’ un rito giapponese, un modo per dare l’ultimo saluto alla persona deceduta: la pulizia del corpo, il trucco sul viso e la vestizione, il tutto come fosse una simbolica carezza alla persona cara prima di lasciarla andare. SarĂ  grazie al fraintendimento iniziale se Daigo scoprirĂ  il suo vero talento, che non è per la musica, ma per l’ultimo saluto. Conferendo una speciale dignitĂ  ad un lavoro che viene solitamente classificato e definito come vergognoso. E il lirismo scelto dal regista non è estetismo portato all’eccesso, piuttosto delicatezza come se anche nell’ultimo saluto tutto dovesse mantenere la leggerezza di un fiore di ciliegio.