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Donne Miele Dee - Vita Morte Vita

Donne Miele Dee – Vita Morte Vita

di Federica Sanguigni

Scrivere di donne. Coniugare la vita al femminile. Decantare sentimenti, leggende, ricordi e riti attraverso la bocca, le mani, i sensi delle donne. Cogliere la vita nuova tra le braccia e soffiare su di essa l’alito della morte.

Vita Morte Vita

Donne Miele Dee

Questa è una storia di Donne.

Donne madri, forti come Dee.

Donne mamme, dolci come miele.

Dee del miele.

Emma Fenu, dea sarda avvolta dal vento e dal mare, racconta una storia di carne e di spirito.

Una storia che incanta, facendo vibrare le corde dell’animo come un archetto nelle abili mani del violinista.

Una storia profumata e colorata quale è la terra di Sardegna.

Una storia dolce e amara come il miele.

Sono quattro le protagoniste del romanzo “Le dee del miele”, scritto da Emma Fenu. Quattro donne legate non solo da un vincolo di parentela bensì da un filo sottile come la seta e forte come l’acciaio, che si dipana tra le loro mani, invisibile ma presente, e che unisce le loro vite e gli accadimenti delle stesse.

Sono donne consapevoli del proprio essere donna.

Sono femmine, madri, mamme, figlie.

Sono occhi che osservano. Mani che lavorano. Corpi che amano. Bocche che tacciono. Cuori che gioiscono. Anime che soffrono.

Sembra quasi di vederle rappresentate in un dipinto: laboriose, forti, dolci, sicure, belle.

Attraversa tutto il Novecento il racconto di Emma Fenu. Nasce nella terra di Sardegna e si ispira alla realtà. E quando, leggendo, ho sentito “la presenza” di Isabel Allende, è stata grande la sorpresa, successivamente, di trovarne una citazione.

Caterina e Lisetta, Marianna e infine Eva. Donne forti, capaci di rialzarsi dopo ogni caduta.

Donne che la vita prova a mettere all’angolo. Donne che in quell’angolo non vogliono e non sanno stare. Donne che ricordano il passato e vagheggiano l’avvenire senza concedere al suo viso un sorriso o una lacrima.

Emma Fenu attinge a piene mani dai racconti di vita che le sono stati narrati e ci dona una quotidianità familiare pregna di superstizione e di immagini religiose, di segni della croce e di rituali propiziatori, di intimità e di condivisione, tra ombre che accarezzano nella notte e api che ronzano nell’aria, in case umili e in ricche dimore, tra tangibile e immaginabile.

Una narrazione, quella dell’autrice, musicale e poetica, ricercata e semplice, prosa pittorica mai banale.

Una narrazione sensuale come una femmina, pure come una Madonna, delicata come una bambina. Le parole piroettano sulle pagine bianche come ballerine, in una eterea danza di movimenti e sospiri.

Una storia che non si dovrebbe leggere ma cantare.

Una prosa leggera come una farfalla. Fiera come una leonessa.

E dolce come il miele.

Tottu passada! […]

S’affròddiu ‘e sa bellésa,

sa scialla, s’arrìsu cun su giogu,

sa prantu, su disprexéi

e tottu cantu paridi, a s’omi,

chi nò passi’ mai.