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Elbrus

Recensione libro di Irene Salidu

Titolo: Elbrus
Autori: Marco Capocasa,  Giuseppe Di Clemente
Genere: Fantascienza
Casa Editrice: Gruppo Armando Curcio Editore S.p.A., Roma

Gli autori.

Marco Capocasa è un antropologo molecolare dell’Istituto Italiano di Antropologia e si occupa di diversità genetica umana e delle problematiche etiche della ricerca antropologica e biomedica. Autore di decine di articoli su riviste scientifiche internazionali, ha pubblicato recentemente due libri di divulgazione scientifica insieme a Giovanni Destro Bisol. Recentemente ha pubblicato con Giuseppe Di Clemente il romanzo “Elbrus” che rappresenta il suo esordio nella narrativa del fantastico, poiché la fantascienza è una sua passione.

Giuseppe Di Clemente è appassionato di astronomia e fantascienza fin da ragazzino. Laureato in economia, è autore del romanzo “Oltre il domani” (Casa editrice L’Erudita), un racconto nel quale si interroga sul futuro dell’umanità, utilizzando la fantascienza come genere e pretesto.

Recensione

“Elbrus” è un romanzo di genere fantascientifico, nel quale si intreccia una tecnologia sconosciuta e misteriosa con le vite dei protagonisti. I luoghi sono conosciuti e riconoscibili, le ambientazioni e le azioni degli uomini rendono la storia intrigante e curiosa. Sembra il classico romanzo nel quale la catastrofe imminente può essere evitata solo da un supereroe, fino alla frase “Eccola l’arroganza dell’uomo che erode gli equilibri che la natura ha costruito in milioni di anni, a opinione di molti l’ennesimo sopruso, un abominio di leghe di metallo”.

“Da qui in poi, tutto diventa tragicamente reale e fatalmente riconoscibile in situazioni odierne, anche gli androidi non sembrano più così distanti dai robot dei giorni nostri e la stessa tecnologia, che prima sembra “impossibile” e desueta, diventa quasi nota e quotidiana. I viaggi attraverso lo spazio e il tempo sembrano semplici, ma tutto lo scritto denota la conoscenza profonda degli autori sugli studi che mettono a confronto le odierne teorie di tipo meccanico quantistico e la teoria della relatività. Gli interrogativi crescono e si moltiplicano per complessità.

La storia si snoda tra la Terra e l’Universo, nel quale gli uomini cercano soluzioni che il pianeta Terra non può più fornire: il collasso è vicino, il riscaldamento globale ha fatto in modo che il clima non sia più sostenibile e l’uomo stia consumando tutte le risorse utili al suo sostentamento. La soluzione sembra giungere dallo Spazio ed è attraverso studi ed esperimenti sui superstiti di una navicella “naufragata” sul pianeta terra con tutti gli occupanti, che sembra si possa trovare una soluzione. Tra i superstiti, oltre agli alieni, ci sono degli ibridi.  Il loro DNA è capace di adattarsi a differenti situazioni ambientali, in misura maggiore rispetto a quello della razza umana. Il laboratorio dell’EASA, sotto il monte Elbrus, (“Picchi gemelli”, in Russia) dovrà occuparsi di creare degli ibridi… o dei cloni? Anche questo argomento è trattato seguendo le leggi scientifiche, senza tralasciare l’etica e la morale.

Monte Elbrus

Interessante il parallelo tra gli usi e i costumi degli alieni, riguardo la vita sociale, la vecchiaia e la morte. Si denota, oltre che una conoscenza antropologica, anche una sorta di filosofia che affronta gli argomenti “essere”, vita e morte, considerando quest’ultima come un’energia che fa “ritorno” verso l’Universo dal quale ha tratto origine. Il libro, oltre ad avere le carte in regola per diventare un “cult” di fantascienza, accompagna il lettore verso molti interrogativi, a livello scientifico, etico e filosofico. Un libro che raccoglie tutte queste caratteristiche, merita di essere letto con attenzione, la stessa con la quale è stato scritto.