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EquiLibri InStabili

EquiLibri InStabili

Chi non ha mai provato a cercare il proprio punto di stabilità? Si parla di equilibri in fisica, in arte, nella psicologia, nella vita. Gli individui sanno essere meravigliosamente complessi,  empaticamente connessi, nella costante ricerca di uno spazio che modelli ed esplori il proprio mondo interiore, placando un movimento di apparente instabilità.

Non è cosa certa poi, che se si riesca a trovare un punto di presunta stasi, risulti egualmente valido per tutti. Ciascuno apre la mente a personali scenari simbolici, che trascendono i confini tra ordine e caos, istinto e realtà ed esplicitano, con  dinamismo e flessibilità, metaforiche proiezioni di sé.

Giochi di realtà

Si gioca con l’inconscio come con le bambole, i cavalli a dondolo, gli antichi salti alla corda e ogni minuto elemento muti il quotidiano in immagini armoniche, rifugi di un’autobiografia interna. Si esplorano possibilità esistenziali in società abitate dai rumori e dalla frenesia, ove la semplicità sa essere ancora dono di sfumature poetiche che sollecitino una possibile liricità di vita.

Psudo equilibri

Microcosmi riflettono un più universale  racconto, retrospettive che aprono a un’aulica filosofia esistenziale e non si conformino a pseudo perfezioni, gabbie di un vivere artefatto, bolle galleggianti di un bizzarro gioco gravitazionale. Tra certezze e insicurezze oscillano agi e disagi di un’instabile forma di saggezza.

Si incrociano, si sovrappongono i rintocchi di un un tempo che scandisce aspetti di vita dando risalto, di riflesso, ai loro opposti, nel sistemare pesi, relazioni, energie nel baricentro dell’animo.

Come trapezisti

Scenari surrealisti prendono le distanze da dogmi e rigidità. Nulla è automatico e matrici di forze, prigionie di leggi esistenziali, acrobazie di trapezisti immaginari, si contendono danze di una qualche vaga consapevolezza. Equilibrio non equivale per gioco forza a ordine immutabile di perfezione. Si può vivere anche nelle continue fluttuazioni, tra  le incertezze più inaspettate, nella comprensione che queste non siano determinate dalla paura dell’irreversibilità, nel rivendicare una realtà che non sia aleatoria, ma orizzonte in cui perdersi per poi ritrovarsi.

Articolo Roberta Recchia

Opere Maurizio Buffaldo