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EUROPA

EUROPA

Di Llorenç Lluell
Accademico Ordinario dell’Accademia Tiberina, già Pontificia, di Roma

Vi scrivo dalla mia residenza, a Barcellona. Oggi una città triste, come quasi tutte quelle colpite dal “coronavirus”.
Era una città allegra con vista sul mare, una delle poche grandi città europee ad avere le spiagge. 

Non molto tempo fa la sua tristezza iniziò con l’inflazione populista e nazionalista, fino a giungere a questa grande tristezza.
Così, in una città internazionalista, cosmopolita e aperta, si respira paura. Quella paura, estremamente pericolosa, conseguenza della pandemia.


Ricordiamoci di quanto segue:

  • Il 2018 è stato l’anno dell’irradiazione globale del movimento che ha avviato la Brexit e l’elezione del presidente Trump.
  • Il 2019 fu l’anno della retorica dei movimenti populisti di sinistra e di destra.
  • Il 2020 è l’anno in cui viviamo pericolosamente.

Come stiamo ora, lo sappiamo tutti. Anche se alcuni più di altri, lo dico rivolto ai politici, senza indicarne nessuno in particolare, perché la maggioranza è così.

E ora voglio, e devo, dire qualche parola sul futuro. Un futuro di una società arrivata a trattare l’essere umano brutalmente, come fosse della merce.

Qualche mese fa l’ex presidente spagnolo Felipe González diceva: “I cittadini devono decidere se vogliono destinare parte del loro reddito a un nuovo patto sociale.”

Disgraziatamente questa domanda non è più valida, ma è un’indicazione importante per il futuro. Nonostante la priorità del coronavirus, questa pandemia economica sta arrivando e non ci saranno più molte domande da fare al cittadino, e purtroppo poche agli esperti, agli intellettuali (intendo per intellettuali, gli indipendenti, coloro che non sono sul libro paga del potere stabilito o da stabilire).
Ora le decisioni devono essere rapide. (Rapidità non è una parola adatta per l’Europa)

L’UE non è stata in grado di gestire la crisi finanziaria. È stata lenta e ha causato ulteriore disunione. Ora abbiamo visto la stessa lenta reazione alla pandemia. Ma è evidente, perché non c’è cooperazione tra gli Stati.
C’è l’Europa? Esiste per il buon salario dei deputati, ma non so se per qualcun altro è lo stesso. Dirò che per le prestazioni e i risultati ottenuti finora, non è così. Esiste questo “Mercato Comune” embrione di ciò che è attuale.
La storia dell’Europa moderna, dopo Napoleone, è stata la lotta per una grande nazione di nazioni, dimenticandosi, o addirittura distruggendo, le regioni del continente. Culle embrionali della cultura moderna.

Il centro del centralismo di questa Europa può essere Parigi, che ora con i cosiddetti “gilet gialli”, sta perdendo la sua immagine “universalista”. Quelli che arrivano nella grande capitale da tutte le regioni della Francia, per togliersi di dosso il centralismo. 

Anche Macron, per vincere ha fatto populismo nella sua campagna con l’idea della rottura. E ora, ci chiedono unione.
Anche se l’unione economica, con questa crisi, è di buon senso, non credo che sia, invece, in quello spirito che separa il Nord dal Sud.
La cosa strana, è che tutte le proteste globali mancano di proposte per risolverle. Non ci sono risposte politiche.

Come ne usciamo?

È chiaro che ogni storia è singolare. Non tutto è dovuto alla crisi economica.
La globalizzazione è una causa. Ciò che unisce il lontano mi separa dal vicino.
Un’altra causa, è la separazione tra l’elite cosmopolita e il resto del territorio. Anche la disuguaglianza sociale. La differenza tra la casta e popolo.
Le nuove tecnologie facilitano la protesta, ma rendono anche più difficili le proposte.
Meno lezioni ai cittadini e più lavoro vero.

Ora viene, o deve venire, la forza dell’invisibilità dei movimenti cittadini, delle associazioni civili e della cittadinanza impegnata con la società, al di fuori dai compromessi politici.

E perché no? Del Vaticano. Sono un cattolico che crede che la fede, la Chiesa, nasce da ciò che sperimenta spiritualmente vivendo nella comunità, perché deve rispondere alle domande dell’umanità nel momento in cui vive. Questo, credo sia il discorso che il Papa fa, e che alcuni non capiscono, o che è trascrivono male.
L’Occidente non ha fame, ha l’ansia.

Non esiste più la classe media, ma attori economici che, approfittando delle logiche del mercato liberale, l’hanno sacrificata.
Ora arriva il controllo della verità per i monopoli tecnologici, non per i politici che non conoscono nemmeno il valore di un caffè, perché non hanno mai pagato uno stipendio.
E non si accorgono di nulla. Hanno visto che le nostre reazioni su internet non erano innocenti. Cerchiamo una ricompensa sociale con i nostri commenti, per migliorare la nostra reputazione online, anche se perdiamo il controllo. E ora, trovando una notizia rilevante sulla rete, siamo diventati “DJ di notizie”. Così è venuto il “MI PIACE”.

In: “1984”, ORWELL, concepiva le sue profezie come un avvertimento:
Microfoni che spiano i cittadini. In ogni angolo di 1984 ci sono microfoni.
Il “televisore”. Collocato nelle abitazioni.
I “comandi vocali”. “La penna era ormai uno strumento arcaico”.
La “neolingua”.

“La storia era già stata scritta molte volte, sopravvivevano ancora frammenti di letteratura del passato qui e là”.

L’idea del progresso scomparirà per condurci a una controutopia totalitaria.
Coraggio, inizia una nuova era.

EUROPA

Os escribo desde mi residencia en Barcelona. Hoy una ciudad triste, como casi todas las afectadas por el “coronavirus”. Era una ciudad alegre con vistas al mar, de las pocas grandes ciudades europeas con playas integradas en la misma. Y digo era, porque no hace mucho empezó su tristeza con la inflación populista y nacionalista, hasta llegar a esta gran tristeza. Así, en una ciudad internacionalista, cosmopolita y abierta, se respira miedo. Ese miedo, extremadamente peligroso, consecuencia de la pandemia.

Recordemos:

  • 2018 fue el año de la irradiación global del movimiento que arrancó el Brexit y la elección del presidente Trump.
  • 2019 fue el año de la retórica de los movimientos populistas de izquierda y derecha.
  • 2020 el año que vivimos peligrosamente.

Del como estamos ahora, ya lo sabemos todos. Aunque unos más que otros, eso lo digo por algunos políticos, sin significar a nadie, ya que son los más. Y ahora quiero, y debo significar unas pinceladas del posible futuro. Un futuro de una sociedad que llega con un ser humano convertido en una mercancía brutal.

Hace unos meses decía el expresidente español Felipe González: “Los ciudadanos deben decidir si quieren destinar parte de sus ingresos a un nuevo pacto social.” .

Por desgracia ya no cabe esa pregunta, pero es un indicativo importante para ese futuro. Aunque  independientemente de lo prioritario del coronavirus, viene esa pandemia económica, y ya no habrán muchas preguntas al ciudadano, y por desgracia pocas a los expertos, a los intelectuales. (Entiendo por intelectuales, a los independientes, a los que no están en nómina del poder establecido o por establecer.)

Ahora las decisiones deben ser rápidas. (Rapidez no es una palabra adecuada para Europa).La UE no supo gestionar la crisis financiera. Fue lenta y ocasionó más desunión. Ahora hemos visto la misma lenta reacción con la pandemia. Aunque es evidente porque no hay una cooperación entre Estados.

¿Existe Europa? Existe para el buen sueldo de los eurodiputados, pero no tengo claro si para alguien más. Yo diré que por las actuaciones y resultados hasta el momento, que no. Existe ese “Mercado Común” embrión de lo actual.

La historia de la Europa moderna desde Napoleón, ha sido la lucha por una gran nación de naciones, olvidándose, o incluso destruyendo las regiones del continente. Cunas embrionarias de la cultura moderna. El centro del centralismo de esa Europa puede ser Paris, y ahora con los llamados “chalecos amarillos” se va cayendo su imagen “universalista”. Esos que llegan a la gran capital desde todas las regiones de Francia, por el hartazgo con el centralismo. Incluso  Macron, para ganar hizo populismo en su campaña con la idea de la ruptura. Y ahora, nos piden unión.

Aunque la unión económica con esta crisis, es de sentido común, no creo que esté en ese espíritu que separa el Norte del Sur. Lo curioso, lo real es que todas las protestas globales, carecen de propuestas para resolverlas. No hay respuestas políticas.

¿Cómo salimos de esto?

Claro que cada historia es singular. No todo es la crisis económica. La globalización es una causa. Lo que une a lo lejano me separa de lo cercano.Otra causa, es la separación entre la élite cosmopolita y el resto territorial. También la desigualdad social. La diferencia entre casta y pueblo.Las nuevas tecnologías facilitan la protesta, pero también dificultan las propuestas.

Menos lecciones al ciudadano y mas trabajo real.

Ahora viene o debe venir la fuerza de la invisibilidad de los movimientos ciudadanos, las asociaciones civiles y la ciudadanía comprometida con la sociedad, fuera de los compromisos políticos. ¿Y porque no? del Vaticano. Soy un católico que cree que la fe la Iglesia nace de lo que experimenta espiritualmente al vivir en la comunidad, porque tiene que responder a las preguntas de la humanidad en el momento que vive. Ese creo que es el discurso que tiene el Papa, y que no entienden algunos, o se transcribe  mal. Occidente no tiene hambre, tiene ansias. Ya no existe clase media, esos actores económicos que aprovechando las lógicas del mercado liberal, la sacrificaron.

Ahora viene el control de la verdad por los monopolios tecnológicos, no por los políticos que no saben ni el valor de un café, porque nunca pagaron un sueldo. Y no se enteraron de nada. Nos vieron como nuestras reacciones en internet no eran inocentes. Buscamos una recompensa social con nuestros comentarios, mejorar nuestra reputación online, aunque perdamos el control. Y ahora al encontrar una noticia relevante en la red, nos convertimos en “DJ de las noticias”. Así llegó el “ME GUSTA”

ORWELL concebía sus profecías de 1984 como una advertencia:

Micrófonos que espían a los ciudadanos. En todos los rincones de 1984 hay micrófonos.

La “telepantalla”. Colocada en los domicilios.

El “hablaescribe”. “La pluma era un instrumento arcaico..”

La “neolengua”. “la historia ya se había escrito muchas veces, todavía sobrevivían fragmentos de literatura del pasado aquí y allá.”

La idea del progreso desaparecerá para conducirnos a una contrautopia totalitaria.

Ánimo, empieza una Nueva Era.

Llorenç Lluell

Academico Ordinario de la Accademia Tiberina, già Pontificia, de Roma.

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