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Ezio Bosso: la musica abita in noi.

Ezio Bosso: la musica abita in noi.

Prendete il talento, la capacità di instaurare legami artistici e umani profondi come doni dal profumo di eternità. Rammentate immagini indelebili di chi ha avuto l’ardire di alimentare la propria passione contro ogni forma di resa, mutando il dolore in una rinascita metamorfica dei propri potenziali

Custodite quella musica portavoce di cura e terapia fino ai luoghi del dolore, nelle carceri, negli ospedali, tra la gente, con la certezza che chi tocca con mano la resistenza, il credo di una musicalità patrimonio universale, promuova sempre arte e bellezza come “contagiosi mezzi con cui cambiare il mondo”. 

Cercate, come viandanti, quella bacchetta che, nell’orchestra della vita, scandisca linfa salvifica, “aiuti a mascherare il dolore per farlo tacere un po’ meno”, restituisca armonia al rumore che si ha dentro, doni voce alla solitudine e al fermento che sanno farsi spazio tra ogni nota. 

Entusiasmatevi per chi continua ad essere musica, anche quando le sue dita iniziano a non viaggiare sullo strumento al pari della sua mente. Meravigliatevi come spettatori di un palco “senza spartito ove tutto è memoria” sul quale violini, violoncelli, bassi, flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe, tromboni, percussionisti, si susseguono come linee d’intelletto e immaginazione, dando l’opportunità di mantenere legami e connessioni, contatti visivi e interiori.

E’ quel “dirigere con gli occhi, con i sorrisi, nel credere che la musica non sia solo un processo di allegria ma possa essere a volte anche faticoso” che, con dedizione e meraviglia, esprime ciò che non può tacere.

Il vostro essere arte è costante fluido in divenire, armonia rubata al mondo che l’anima trascrive poi, col suo intimo alfabeto.  E’ quel sentire l’universalità delle emozioni che insegna a udire col cuore, che cicatrizza l’inesprimibile, che conforta e rende liberi. 

“Lasciatevi guidare dalla musica come gesto di umiltà, perché le paure servono e non è sempre utile scacciarle”. 

Le malattie sono conflitti tra personalità e anima, nel decidere di non adattarsi a canoni di pensiero diffusi e vincolanti, a pregiudizi. Sarebbe come morire avendo paura della vita senza averne promosso, di contro, il vero valore. 

Siate coscienti di quanto resta ancora e nonostante tutto, di quel saper “essere solo un umano” e dello sguardo commovente che si può mostrare all’Altro, perché “se ci si volta a guardare, ne troverete altri a raccontare storie importanti” come la sua.

Lui, Ezio Bosso, compositore, pianista, direttore, uomo che la vita l’ha insegnata planando nell’oscurità della sua neoplasia. Quarantotto anni volati in una notte bolognese, con ali di polvere diamantata affinché non possa perdersi nella scia del tempo. La musica abita in tutti.

Articolo Roberta Recchia

Fotografie Gennaro Giardullo