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Ferro senza veli

Tiziano Ferro si presenta e lo fa senza veli nel docufilm nato da una sua idea per Amazon Prime e diretto da  Beppe Tufarulo che lo ha scritto con Federico Giunta. Un documentario in cui l’artista di Latina si racconta senza  remore e senza timore di scioccare gli spettatori con il suo passato di alcoolista nonché con le regole di un estabilishment musicale che lo avrebbe portato al collasso pur di guadagnare su di lui. Agli esordi della sua carriera infatti, il cantautore è stato costretto a dimagrire e a nascondere la sua omossessualità pur di piacere ad un pubblico in gran parte femminile. Regole di mercato dure che lo hanno fatto diventare dipendente dall’alcool. Ma al contempo è storia di rinascita la sua, una rinascita sofferta ma che sfocia nel grande amore per la sua famiglia e per suo marito, Victor Allen, sposato lo scorso anno a Los Angeles, dove Ferro vive gran parte della sua vita in modo molto “normale”, facendo la spesa o guardando la Tv come molti di noi fanno. Ed è dovuto sbarcare negli Stati Uniti affinchè il suo sogno di vita semplice, dove gli affetti familiari hanno una parte importante, si potesse realizzare.

Tiziano Ferro con il marito Victor Allen

Un film della durata di 77 minuti che commuove lo spettatore, per la fragilità e la generosità di un artista che si dona e che cerca sempre la perfezione. Di recente infatti Ferro è uscito con un doppio album di cover (tra cui la canzone di Mia Martini cantata a San Remo e che tanto dolore gli ha dato per un improvviso disagio provato sul palco) e di pezzi suoi. Ma non solo, in questo documentario si narra come il cantautore si dedichi a coloro che come lui vivono una dipendenza da alcool, offrendosi come sponsor di un gruppo.  Un Tiziano Ferro inedito insomma per chi è abituato a vederlo sul palco con vestiti attillati e un sorriso smagliante. Un giovane 40enne che ancora soffre di un passato che gli ha dato del filo da torcere e sul quale ancora deve lavorare senza dubbio. Ma che entra nelle scuole dove si insegna italiano attraverso i testi delle sue canzoni, per parlare con i ragazzi e far capire loro come la consapevolezza sia il primo passo per qualsiasi viaggio esistenziale.

Il racconto scivola veloce in poco più di un’ora nella quale il pubblico assapora il mix di ricordi e fotogrammi intervallati da accenni musicali che non sono mai invadenti e che fanno parte del repertorio del cantautore. Molto accurata è la fotografia di Johan Florez. Ferro ha iniziato a 17 anni come corista dell’accademia di Sanremo fino all’incontro con Mara Maionchi e Alberto Salerno per i quali ha firmato il suo primo contratto editoriale. Poi la sofferenza per il sovrappeso che a scuola gli è costato in termini di bullismo e sul palco ha dovuto nascondere, letteralmente digiunando per  poter lavorare, cosa che gli sarebbe stata negata se non avesse modificato la propria immagine.

E la cosa più significativa è lo sbaragliamento di ogni luogo comune che vorrebbe sempre vedere i nostri artisti economicamente ed emotivamente soddisfatti. Tiziano Ferro non teme di dire al pubblico che ha dovuto combattere contro i propri mostri e che con fatica ha raggiunto la sua attuale serenità. Che non sempre il successo fa rima con felicità. Il film è stato girato tra Los Angeles, Milano e Latina che ha dato i natali al cantautore e dove Ferro ha mosso i primi passi nel mondo della musica. Non mancano le scene tratte da San Remo, backstage compreso. Non si tratta di un film musicale, piuttosto di una storia intima che superando ogni luogo comune, può essere d’esempio a molti: la fragilità non è un peccato, piuttosto un punto di forza dal quale ripartire per fare della propria vita qualcosa di utile, oltre ché di bello.