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Un film davvero particolare quello diretto da Azazel Jacobs. “Fuga a Parigi” (French Exit in lingua originale) vede Michelle Pfeiffer in qualità di protagonista affiancata da Lucas Hedges. Si tratta dell’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Patrick de Witt uscito alle stampe nel 2018. Lo scrittore è autore anche della sceneggatura e per la seconda volta ha collaborato con il regista. Già nel 2011 infatti aveva scritto con lui il testo per il film “Terri”.

“Fuga a Parigi” è stato presentato ad ottobre del 2020 al New York film Festival e distribuito poi nelle sale cinematografiche a partire da febberaio di quest’anno.  Le riprese si sono svolte tra Parigi e Montreal. La critica ha elogiato soprattutto l’interpretazione di Michelle Pfeiffer che qui appare molto intensa e a tratti anche comica. Il film è stato premiato con un Golden globe.

La storia è piuttosto particolare: una donna dell’alta società di Manhattan consuma tutta l’eredità del marito morto in strane circostanze. Più che altro quando l’uomo muore per un infarto, la moglie lo lascia lì nella stanza e va via per il week end. Fin dalla sua morte appare un gatto nero che si scoprirà essere la reincarnazione dell’amato Frank.

Finita l’eredità la donna si ritrova piena di debiti e decide perciò di trasferirsi con il figlio a Parigi, a casa di una amica che decide di aiutarla a ricominciare una nuova vita. Prima però vende tutto ciò che ha per poter sperperare denaro anche nella Ville Lumiére. Il suo intento è quello di farla finita una volta rimasta senza un euro. Nel frattempo però emergerà il suo rapporto con il marito, la sua sofferenza per la scomparsa di lui e il dolore del figlio per un padre che si è dimostrato sempre piuttosto assente.

Nonostante la bizzarria di un paio di sedute spiritiche e dell’idea di far diventare il gatto la reincarnazione di Frank, il film parla di relazioni interpersonali, non solo familiari, ma anche di relazioni di coppia (l’amica che le dice “l’amore ad una certa età è solo voler avere qualcuno vicino”) e di amicizia. Con la speranza più o meno velata espressa dal regista e dallo sceneggiatore, di ritrovare quei valori positivi che oggi le relazioni sembrano negare. Non per nulla la protagonista si ferma nel parco, prima a New York e poi a Parigi ad aiutare dei senza tetto. Come se, tra le righe di questo girato,  si volesse ritrovare un’umanità che sembra perduta.