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Gestire e motivare

Gestire e motivare

di Franco Marmello

Gestire e motivare il nostro interlocutore per portarlo verso il principio negoziale che noi abbiamo individuato non può essere un’azione improvvisata, bensì diventare una vera e propria professione che verte su un gruppo di discipline da integrare nella professione specialistica primaria.

Controllo, Motivazione, Organizzazione e Pianificazione

Tale professione passa sotto la definizione di managerialità indispensabile per ottimizzare i processi organizzativi, indispensabile per avere le persone responsabili e complici nella mission di un’organizzazione lavorativa, indispensabile per portarsi dall’efficienza all’efficacia e per svolgere processi di qualità mirati.
E’ pura illusione pensare di produrre la soddisfazione del cliente-utente-cittadino con relativa qualità di un “prodotto-servizio” se prima non si realizza la soddisfazione degli operatori. Quando un dirigente non é dotato di sufficienti strumenti cognitivi relativi alle condotte manageriali é facile che posa alternarsi tra due dannosi stili di conduzione delle trattative interne ed esterne.

  • Lo stile autoritario: imporre in modo aperto o sotteso, incutere timore, denigrare, svilire il valore della persona che si ha di fronte, essere indifferenti verso la persona, vessare con stimoli subliminali, ridicolarizzare, offendere…
  • Lo stile “laisseze faire” (lasciar fare), un modo per accattivarsi le simpatie allo scopo di sedurre, essere un bravo dirigente, una brava persona. Anche per  defilarsi da responsabilitĂ  e da eventuali conflitti; questi ultimi se evitati o non fronteggiati con stile adeguato si ingigantiscono.

Il secondo dannoso stile, a volte, viene adottato per lenire sensi di colpa inconsci provenienti dall’adozione del primo stile (quello autoritario). L’alternanza tra i due stili disorienta le persone, genera tensioni, notevole stress, conflitti, disaffezione verso il progetto, mancanza di un processo di responsabilizzazione, manipolazione, destabilizzazione.

I fenomeni su esposti passano sotto la volgare definizione di gioco del bastone e della carota, talvolta creduto un efficace sistema per gestire le situazioni critiche fra le persone. Entrambi gli stili (quello autoritario o quello “laisseze faire”) fanno danno sulle persone, sul loro rendimento nelle varie situazioni negoziali, sulle espressioni quantitative e qualitative dell’organizzazione. Il primo genera stato di dipendenza mentale, mancanza d’iniziativa, mancanza di creatività, tensione, paura di pensare, inibizione del potenziale umano, timidezza, stato di prostrazione, inibizione di salutari e adattivi spazi discrezionali, scarsa immagine di Sé, insicurezza. Il secondo genera libertinaggio, mancanza di assunzione di responsabilità, riduzione della performance, della motivazione e del coinvolgimento, disaffezione, conflittualità, scarso senso di appartenenza al gruppo o al progetto negoziale, apatia…

Entrambi gli stili, anche in alternanza, generano demotivazione (sindrome del lunedì per esempio) all’interno dei rapporti negoziali in azienda, generano stanchezza, insoddisfazione. In un tale clima negoziale il carico del compito è percepito in maniera abnorme. Tanto è che i vissuti della responsabilità della leadership situazionale sono fortemente influenzati dalle relazioni interpersonali.

Entrambi gli stili di conduzione considerati contribuiscono a deteriorare i rapporti umani all’interno di qualsiasi tipo di negoziazione, dando luogo a subliminali fenomeni di mobbing trasversale in trattativa…

(continua)