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“Gli idoli sbagliati”

Torna Alberto Barina con gli “Idoli sbagliati” la sua nuova silloge poetica che esce per la Placebook Publishing dopo “L’urto della sensibilità” dello scorso anno. Tutti conosciamo Barina nella sua veste di editor delle collane poetiche della Placebook, ma ora si presenta ai lettori di Kukaos in veste di autore con questa raccolta che ha la prefazione del filosofo Mario Saccomanno.

E come lo stesso Saccomanno sottolinea si ritorna all’universo femminile già celebrato nell’Urto della sensibilità, con il componimento che apre questa silloge e che è dedicato ad Antonia Pozzi, compianta poetessa. La poesia di Barina appare subito per quella che è: una continua ricerca all’interno dell’esistenza umana, della quale l’autore rende partecipe il lettore che non può non sentirsi coinvolto. Ed è quella stessa ricerca che fa arrivare lo sguardo di Barina al presente, dove vuole sostare. L’intera silloge potrebbe essere sintetizzata in un rimanere nel presente, nonostante ogni forma di influenza del passato che qui non viene affatto negata, anzi. Le tematiche sono note a chi ha già incontrato i versi di Barina: fiori e natura in tutta la sua bellezza, ricordi di vari momenti vissuti, quotidianità e colori, tanto da dedicare versi ad alcuni pittori e l’universo femminile. Come se Barina scrivendo del mondo cercasse di comprendere il mistero dell’essere donne, poetesse o meno, in un continuo confronto con l’altro sesso.

Del resto il poeta pur conscio del suo debito verso altri autori e verso esperienze del passato, volge gli occhi di fronte a sĂ©, cercando di sostare dove si trova. I ricordi altro non sono che un mezzo di comprensione del presente. Senza negare gli errori commessi, perchĂ© altrimenti ciò comporterebbe la venerazione dei “falsi idoli” appunto, quegli stessi idoli che faranno precipitare l’umanitĂ  nel baratro, costringendo gli uomini ad estinguersi se non apriranno gli occhi per vedere i fenomeni, quali che siano, nella loro realtĂ . Forse proprio questo è il ruolo della Poesia e dei poeti, far crollare gli idoli sbagliati in favore di quelli veri, che votano la vita umana alla luce e alla veritĂ , a valori che sembrano perduti nel nostro presente, anche se solo apparentemente. E Barina invita  il lettore a compire con lui questo viaggio di conoscenza dell’esistenza come un monito a riscoprire valori che fanno virare al meglio il vivere umano. E lo fa attraverso l’utilizzo della fanopea (ovvero una sorta di visione che pervade i versi) che ci riporta alla nostra tradizione poetica piĂą aulica. Senza però dimenticare ciò che stiamo vivendo e che potremo chiamare tranquillamente attualitĂ  o se si preferisce contesto. Tanto da tramutare i versi finali della silloge raccolti nella sezione Epitaffi in vera e propria denuncia di un presente molto tecnologico e altrettanto povero dal punto di vista spirituale. Insomma una poesia completa quella di Barina, dall’immagine della bellezza fino al prendere atto della realtĂ  che stiamo vivendo e che, se anche non ci piace, dobbiamo pur vivere. Da non perdere anche la postfazione dell’autore che dĂ  al lettore qualche elemento di comprensione in piĂą sui suoi versi e sulla sua poetica.