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Il dono e il legame: il rito del Kula nelle Isole Trobriand – Antropologia –

di Marinella Giuni

Ho letto che lo psicologo si cura dell’Io, il filosofo di Dio e l’antropologo dello zio.
Tutto sommato non è un’affermazione così campata in aria, se pensiamo che in buona parte degli studi antropologici c’è un forte interesse per il sistema di relazioni, gli intrecci della parentela, le formazioni familiari.

Molto spesso la lettura di saggi su temi antropologici ci fa sembrare certe concezioni decisamente inconsuete, rispetto alle nostre abitudini. Soprattutto riguardo alla famiglia e alla nascita troviamo affermazioni che vanno a minare anche le nostre più salde certezze. Una di queste è l’attribuzione di maternità.

In alcune società nepalesi, ad esempio, si ritiene – peraltro poeticamente – che il bambino si formi nel cervello del padre e che la gestazione continui nell’utero materno.

Per contro nell’Arcipelago delle Trobriand posto al largo della Costa orientale della Nuova Guinea, studiato dal grande antropologo Malinowski, il ruolo paterno è assolutamente superfluo: i figli sono reincarnazioni di defunti – di discendenza materna – e all’uomo non è riconosciuto nessun tipo di contributo.

La prima domanda che sorge è quale possa essere il tipo di relazione tra padre e figlio. In realtà, nonostante l’estromissione dal ruolo, il legame riesce ad essere forte e significativo come quello di un amico affettuoso.

La società delle Trobriand è di tipo avuncolocale, termine che deriva da avunculus, lo zio materno degli antichi romani. L’antropologo, che aveva vissuto nelle Trobriand durante la Prima Guerra Mondiale, aveva notato, durante la sua osservazione sul campo, la presenza di forme gerarchiche ben precise. La coppia appena sposata andava ad abitare nei pressi della casa dell’avunculus che manteneva anche i suoi nipoti, eredi designati.

In realtĂ  pare che lo zio adempisse ai suoi compiti non proprio volentieri, ma le regole sociali non gli lasciavano molta scelta!

La presenza dello zio, se è possibile fare un paragone che non sia irrispettoso, ricorre anche nei nostri ricordi infantili. Se pensiamo a tutti i personaggi dei cartoni animati, ci vengono in mente Zio Paperino, Zio Topolino e una sfilza di zii per i nipotini. Per i più fortunati c’è pure la Nonna! Dunque queste relazioni, se pur ci sembrano strane, sono in realtà sedimentate anche nel nostro immaginario!

Tornando all’organizzazione sociale delle Isole Trobriand tutto il sistema delle relazioni si innesta sul concetto di reciprocitĂ , legato al Kula, una forma di scambio, definita da Malinowski come la piĂą importante, nella vita degli abitanti delle Isole. Questo sistema era caratterizzato dallo scambio di due tipi di oggetti, che venivano fatti circolare in opposte direzioni.  La collana di conchiglie rosse (Soulava) circolava sempre in senso orario, mentre i braccialetti di conchiglie bianche (Mwali) circolavano sempre in senso anti orario. In questo modo lo scambio avveniva sempre tra oggetti diversi.

Da un punto di vista sociologico l’importanza che il Kula assumeva era quello di essere in grado di mantenere saldi i rapporti tra gruppi diversi e di crearne di nuovi.

Il Kula è al centro dell’opera di Malinowski “Argonauti del Pacifico Occidentale”, pubblicata nel 1922, che rappresenta una delle più famose monografie etnografiche nella storia dell’antropologia.

Per scambiarsi i doni, i partecipanti percorrevano anche centinaia di chilometri in canoa; gli oggetti dovevano circolare in continuazione restando nelle mani del possessore solo per un periodo limitato. Erano poi barattati, nell’ambito di reciproche visite, che gli abitanti si scambiavano periodicamente.

Le partenze, per dare vita agli scambi, erano fortemente ritualizzate ma in realtĂ  durante il viaggio si verificano scambi anche meno simbolici, attraverso il passaggio di alimenti di uso comune.

Il rito dello scambio rivestiva lo scopo di rinsaldare il legame, la fiducia reciproca, indispensabile in ogni interazione. Studi successivi si concentrarono sull’importanza del rito del Kula: il dono/scambio è l’elemento fondante della reciprocità; ruotando intorno alla vita della società, permette di studiarla e comprenderla.