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Il gruppo - Caratteristiche individuate dalle varie scuole

Il gruppo – Caratteristiche individuate dalle varie scuole

di Franco Marmello

Le caratteristiche qui descritte sono tratte da Elementi di psicologia di E. De Grada, opera a cui si rimanda il lettore per ulteriori approfondimenti.

Autonomia – La capacità di un gruppo di funzionare in modo indipendente da altri gruppi e di occupare una posizione autonoma nel contesto sociale é legata alle scelte autonome del gruppo stesso e alle sue eventuali dipendenze nei confronti di altri. Questo tipo di gruppo deve essere il più possibile autonomo nelle proprie scelte. Non può essere subordinato a istanze che in qualche misura incidano negativamente sui metodi e sulle scelte di progetto e dal gruppo stesso. Quindi, oltre alla capacità di ipotizzare un progetto, é importante che il gruppo sia poi sufficientemente autonomo per poterlo realizzare.

Controllo – È dato dal grado con cui un gruppo regola il comportamento dei suoi membri.  Si manifesta attraverso la limitazione della libertà individuale in funzione delle esigenze del gruppo e l’intensità del governo esercitato dal gruppo sui membri. È fondamentalmente legata a questo concetto la figura del capo che può avere stili diversi: da quello democratico a quello autocratico, stili che condizionano notevolmente l’andamento dell’insieme.

Flessibilità – Indica il grado in cui le attività di un gruppo sono vissute in modo informale piuttosto che caratterizzate da regole prestabilite. Si considera quindi quanto i compiti e le attività dei partecipanti siano liberi da norme codificate, tradizioni, regolamenti o anche da modelli non codificati ma chiaramente prescritti.

Intimità – Indica il livello di conoscenza e di familiarità con gli aspetti più personali e intimi delle vite reciproche dei componenti del gruppo. Si verifica attraverso la presenza di comportamenti che sottintendono una conoscenza reciproca e profonda. È il parametro di valutazione della primarietà del gruppo ed è anche fondamentale per creare la sensazione affettiva, enfatica del we feeling. L’intimità é molto importante. È bene creare le condizioni affinché si realizzi. Si considera necessario creare prima il gruppo e poi progettare le attività. E quando il mezzo per definirsi gruppo passa attraverso lo svolgimento di attività, tali attività devono essere finalizzate e progettate con cura, al fine di stabilire una situazione armonica.

Numerosità – Indica il numero di persone considerate come parte del gruppo.

Omogeneità – indica la somiglianza tra i membri del gruppo in base alle caratteristiche socialmente rilevanti: sesso, età, razza, status sociale, interessi, atteggiamenti, abitudini e così via. È fondamentale avere la conoscenza di questo aspetto, poiché l’omogeneità o l’eterogeneità di un gruppo sono alla base delle scelte per la gestione del gruppo stesso.

Partecipazione – Indica l’impegno dei membri del gruppo nella realizzazione delle attività, quanto tempo e quanta fatica dedicano all’assunzione volontaria dei compiti o allo svolgimento dei compiti assegnati a ognuno. È un buon termometro della situazione: se la partecipazione é scarsa sicuramente c’è qualcosa che non va ed è inutile che il Leader se la prenda con i colleghi. Il problema é del gruppo e in gruppo bisogna risolverlo.

Permeabilità – Indica il grado in cui il gruppo consente rapido accesso alla qualifica di membro. In generale essere permeabili é una caratteristica positiva, soprattutto se il progetto è favorire l’aggregazione e la comunicazione; non é però necessariamente negativo avere scarsa permeabilità, in particolare se l’attività svolta è legata a determinate caratteristiche e abilità (un gruppo psicologico, ad esempio, non può essere facilone nell’ammissione dei propri affiliati, una preparazione carente o inadeguata può rappresentare fonte di pericolo o disagio).

Polarizzazione – Indica quanto il gruppo é orientato e opera per la realizzazione di uno scopo chiaro e specifico per tutti i componenti. È un aspetto fondamentale e rappresenta la realizzazione del progetto che il gruppo si é prefissato. È necessario, perché il gruppo proceda bene, che sia chiaro l’obiettivo per cui si é insieme e che gli sforzi per raggiungerlo siano comuni a tutti i componenti.

Potenza – Indica il valore che il gruppo ha per i suoi membri. Si misura attraverso il tipo di bisogni individuali che il gruppo è in grado di soddisfare immediatamente o potenzialmente attraverso l’entità degli sforzi di riadattamento necessari ai componenti se il gruppo fallisse, attraverso il grado in cui il gruppo ha significato per i membri, in relazione ai valori principali e significativi della loro personalità. È chiaro che il gruppo deve rivestire grande importanza nella vita dei componenti, in questo caso. È necessario, però, fare alcune valutazioni in questo senso. L’importanza che il gruppo assume é legata al progetto e ai suoi fini. Secondo aspetto della questione (e può rappresentare un pericolo) l’instaurarsi di una eccessiva dipendenza nei confronti del gruppo stesso.

L’esempio più pregnante ed estremo in relazione a questo problema é riportato da B. Bettelheim nel libro I figli del sogno e riguarda l’esperienza di giovani facenti parte dei kibbutz israeliani: il legame con il gruppo dei pari e la struttura del kibbutz era tale che i giovani decisi ad abbandonare la vita comunitaria per affrontare esperienze diverse si trovavano a vivere situazioni angosciose  in cui non riuscivano a trovare un loro equilibrio, essendo venuto a mancare l’appoggio del gruppo. In questo caso la potenza raggiunge valori massimi, addirittura dannosi per lo sviluppo della personalità individuale.

Stabilità – Indica la persistenza del gruppo nel tempo, senza che esso mutili le proprie caratteristiche in modo sensibile. Un gruppo stabile é un gruppo funzionante. Bisogna essere però attenti alla necessità di crescita (e quindi di modifica nel tempo). La stabilità può facilmente scivolare nell’immobilismo: é perciò necessaria una costante verifica.

Stratificazione – È il grado in cui i membri di un gruppo sono ordinati in gerarchie. È misurata dalla distribuzione di potere, privilegi doveri e compiti. È inevitabile che il gruppo individui i propri leader e che i componenti si scelgano ruoli ben precisi o ne siano investiti dagli altri. L’importante é far si che questa divisione di compiti sia equa e non crei disagio. È importante far si che vi sia una certa rotazione di ruolo. Si creino, ad esempio, le condizioni affinché tutti siano in grado di ricoprire posizioni leader e vivano ruoli positivi e significativi.

Tono affettivo – Indica il sentimento di piacevolezza e consenso che nasce dall’appartenere al gruppo. Si riflette attraverso la frequenza di atteggiamenti e comportamenti conviviali; l’assenza di lamentele; l’attesa positiva di incontri e attività. Come già esposto, é fondamentale un’atmosfera serena e affettiva perché il gruppo funzioni bene. Le dispute, i disaccordi, le incomprensioni devono essere immediatamente affrontati e discussi dal gruppo stesso. Una corretta gestione dell’affettività non è tanto data dall’assenza di disputa quanto dalla capacità di affrontarle e risolverle in modo adeguato.Coesione – Indica la capacità del gruppo di operare come unità ed é definita dall’assenza di dispute e controversie; dall’assenza di conflitti interpersonali; dalla capacità di resistere a spinte dissociative provenienti dall’esterno. È una caratteristica difficile da realizzare in quanto la tendenza socio-culturale dominante tende a esaltare l’individualismo e il successo personale. La capacità di percepire il gruppo come unità, anche in situazioni in cui questo faciliterebbe le cose è difficile a realizzarsi. Lo psicologo Rodolfo Brun riferisce che durante uno stage di formazione per animatori si organizzò un gioco notturno centrato sul ruolo del fantastico, del magico e dall’avventura. Scopo del gioco era quello di trovare un tesoro nascosto e protetto da un popolo di mostri (i tutor del corso) che, catturando gli umani (i corsisti) li eliminavano dal gioco. Brun aveva la funzione di osservazione e controllo. Quando diede le consegne ai partecipanti Rodolfo disse: voi tutti siete degli umani; gli umani per vincere devono trovare il tesoro e portarlo a me. Nonostante la chiarezza del messaggio tutti vissero l’esperienza in modo individuale o di piccolissimo gruppo. La scoperta del tesoro non fu considerata come attività degli umani, ma  come conquista individuale. La mancanza di cooperazione impedì a quaranta corsisti disorganizzati di superare le difese di dieci tutor organizzati, e il tesoro non fu scoperto. Ogni individuo, nell’esperienza appena narrata, tendeva a realizzare il progetto in modo individuale. Il gruppo, perciò, non si muoveva in modo unitario. Interessante notare  che in altre attività il gruppo era in coesione. Nel gioco prevalse l’imperativo culturale centrato sul concetto che i tesori sono fatti per non essere divisi, anche se in quel caso il testo era costituito dalle chiavi delle camere da  letto che erano state preventivamente chiuse.

LA COESIONE PUÃ’ RAPPRESENTARE
UNO STIMOLANTE CREATIVO PUNTO DI ARRIVO