Crea sito

Il pane nel pozzo

Recensione libro di Giacomo Daina

Titolo: Il Pane nel pozzo
Autore: Raffaella Porotto
Collana: I Guitti per la PlaceBook Publishing&Writer Agency

Cominciando a leggere “Il pane nel pozzo” si ha l’impressione di vedere l’autrice prendere in mano dei leggeri fili di cotone e cominciare ad intrecciarli delicatamente, senza forzare i nodi che pian piano si vanno stringendo da sé e legano in qualche modo, non subito chiaro, la treccia che si va formando.

Questa treccia è un dialogo fra tre personaggi che sussurrano i loro mondi allo spettatore. Sono mondi diversi, ma che non fanno fatica a stare l’uno accanto all’altro, fino a convergere in un’unica storia, o meglio in un’unica riflessione. Quel che lo spettatore è indotto a percepire, più che a cogliere in un dialogo razionale, è una riflessione sul tempo: si parte da una specie di gioco metalinguistico basato sulla lingua inglese e si vanno affrontando i risvolti più profondi dello scorrere del tempo, del tempo che è stato, di quello che potrebbe essere e, in sottofondo, di quello che avrebbe potuto essere. E questo scorrere del tempo, a sua volta, è punteggiato e ritmato da una esclamazione ricorrente: “ho fame!”. E’ la fame di vivere e di amare delle tre protagoniste, declinata in modi (desideri) diversi che, in fin dei conti, resta impressa nella memoria dello spettatore.

Se si vuole gustare pienamente l’opera, bisogna lasciarsi trasportare, senza troppo ragionare sulle possibili svolte della storia che si va sviluppando, dalle suggestioni dei discorsi delle tre donne che prendono la parola in modo semplice ed essenziale, con le loro frasi dense di senso come dei distillati, che bastano, però, a dare gli squarci essenziali sul modo in cui affrontano o hanno affrontato le loro vite.