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Il ritorno della Neve

Recensione libro di Sandro Dettori

TitoloIl ritorno della Neve
Autore: Francesca Guido
Collana: “I CORTI” per la PlaceBook Publishing&Writer Agency

Non mi accadeva dai tempi delle vacanze estive da studente di leggere un libro in un giorno soltanto. Mi è capitato di nuovo ieri con “Il ritorno della neve” di Francesca Guido, edito con la PlaceBook Publishing, iniziato all’ora di pranzo e terminato in serata. Tale exploit mi è stato consentito dall’argomento trattato, unito allo stile che niente ha regalato al pur facile tentativo di voler strafare. Sul tema della reincarnazione mi sono dilettato a scrivere anche io perché l’ho sempre trovato affascinante, ma non desidero disquisire, qui come altrove, con argomenti religiosi o filosofici perché non ne sarei capace e, ove lo fossi, non ne avrei spazio sufficiente. Quanti di noi non hanno mai riflettuto su cosa c’è o potrebbe esserci dopo la morte? Il bel libro di Francesca Guido non ha la pretesa di rispondere a una simile domanda, ma apre il sipario sul “come” una normale coppia di sposi si trova ad affrontare il chiaro segno di una seconda vita, ma non ha la pretesa di aprire uno squarcio di luce sull’argomento. Non è, quindi, come accennavo in premessa, un tentativo di creare un facile pathos allineandosi alla schiera dei cosiddetti thriller, ma è la storia di una tranquilla famiglia borghese che si trova a vivere un’esperienza che potrebbe essere destabilizzante se non affrontata con il massimo raziocinio possibile. Lo fa Lara, che per prima rileva le strane osservazioni del piccolo Nevio, seguita poi da suo marito Davide che, più di lei, percepisce come dietro gli strani fenomeni cui sono testimoni si celi qualcosa ben oltre le stravaganze infantili. La penna dell’Autrice porta il lettore a entrare nella pur limitata cerchia dei personaggi e a immedesimarsi in essi durante le indagini di Davide, che srotola il filo di diverse esistenze precedenti e successive alla propria. Il romanzo non dà soluzioni e neppure ne promette ma si limita, mi si perdoni l’eufemismo, a raccontare con semplicità qualcosa che potrebbe essere in ciascuno o molti di noi, e che la sensibilità di alcuni rileva fino a porsi una domanda che, allo stato, non ha risposta: “Il nostro corpo è soltanto un vuoto a perdere?” È una lettura che consiglio a tutti, a coloro che sperano, ad altri che irridono e ad altri ancora che hanno timore. A Francesca dico grazie perché, pur conoscendo la sua bravura nello scrivere senza inutili orpelli, mi ha fatto trascorrere diverse ore in assoluto raccoglimento.