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Im.Pa.La.

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Recensione di Gianrocco Guerriero

L’Impala è un’antilope di medie dimensioni diffusa in Africa. E’ un animale erbivoro molto ghiotto di baccelli di acacia. (n.d.r.).

L’opera di Fabio Pedrazzi è una e trina. 

“Una” perché non consiste in una semplice successione di romanzi reciprocamente correlati dalla presenza di protagonisti comuni o da richiami saltuari di trama. Tali sono quelli di Dan Brown, a voler citare un esempio famoso. È “una” perché passando da un libro all’altro si ha la sensazione di trovarsi davanti a un altro capitolo della stessa storia dopo aver sfogliato l’ultima  pagina.
Eppure è anche “trina”. Lo è per una ragione niente affatto banale: il passaggio dall’uno all’altro degli episodi della saga non avviene con la continuità che ci si potrebbe aspettare (la quale indurrebbe inevitabilmente un po’ di noia), ma rappresenta un vero e proprio “salto”. La metafora che ritengo più invitante per evocare l’idea che ho in mente è quella di un cunicolo spazio-temporale: dopo averlo attraversato, si è sempre gli stessi ma in un universo “altro”.

I tre romanzi (l’ultimo, in fase di stesura, uscirà l’anno prossimo) vanno letti in sequenza, ma non è detto che il lettore temerario, nel tentare un percorso diverso, non riesca a tirarci fuori l’inimmaginabile, l’inatteso. Perché se è vero che per ogni romanzo vale la regola per cui metà del lavoro ce lo mette l’Autore e l’altra metà il lettore (Pontiggia amava ripetere che il testo ne sa sempre di più di chi lo produce) per quelli che sto cercando di descrivere c’è molto di più: una carica di “senso” che fluttua fra le pagine e che, come una esplosione nucleare, può emergere  da un momento all’altro e sorprendere oltre ogni prevedibile aspettativa.

Intanto la novità irrompe già dalle prime pagine del primo volume: IM – Imago Mortis. Autori: Fabio Pedrazzi e Paola Dejaco. Chi sarà mai costei? Potrei rispondere senza esitazioni e rivelare che si tratta di una avatar che vive in un mondo virtuale (SL, Second Life), ma sarebbe una risposta semplicistica, poiché in IM (non si tratta delle iniziali del sottotitolo, ma non svelo l’arcano) tutto si inverte e sono appunto gli avatar che, in un abile gioco di specchi, prendono il dominio facendo diventare le controparti umane meri oggetti della loro inventiva. Il tutto è talmente ben congegnato che a Pedrazzi non è sufficiente il lessico del linguaggio ordinario. Per poter costruire e descrivere il nuovo mondo (chissà, forse anticipando quello che verrà) ha dovuto introdurre una quantità tale di neologismi da rendere necessaria l’aggiunta di un glossario, il quale va a costituire l’incipit dei tre romanzi. Il ritmo dei dialoghi (molti dei quali ispirati da escursioni in SL) è serrato e coerente con quanto effettivamente accade quando vengono a cadere le barriere della censura sociale e dal pozzo buio della coscienza umana viene a galla l’istinto primordiale: sesso, odio, amore, impulso, istinti la fanno da padroni. Ma nonostante l’apparente caos, il racconto è abilmente strutturato.

Alexy Solo di Second Life

Come dicevo, quando si passa al secondo volume (Parabellum) il salto e la continuità paiono coesistere, e la lettura fa entrare in risonanza  il respiro del lettore con la rapidità dei dialoghi, sempre secchi, crudi e ‘senza sconti’.
L’ultimo romanzo della saga avrà per titolo “Lakota”. Scompare la Dejaco e, come coautore, compare Bryan Torrigiani, un autore della “scuderia Pedrazzi” (PlaceBook Publishing & Writer Agency), infittendo il tutto di un ulteriore mistero e svelandone altri.

A voler riassumere il tutto in due parole: quando si arriva al limite della fantasia, inizia la trilogia IM-Parabellum-Lakota, ma paradossalmente il cerchio (kukλος, come il magazine associato all’agenzia letteraria) si chiude sulla realtà e la scrosta, rivelando finalmente che “il re è nudo”.

Da Wikipedia: espressioni come “i nuovi vestiti dell’imperatore”, “l’imperatore (o il re) è nudo” e così via sono spesso usate in molti contesti con riferimento alla fiaba di Andersen “I vestiti nuovi dell’imperatore” (n.d.r.).